Capitolo 9 - Rebecca

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Controllai il cellulare. Nessuna notifica.

Lo bloccai.
Contai fino a dieci.
Lo sbloccai.

Ancora nulla.

Allungai il braccio sopra la testiera e lo appoggiai sulla mensola.

Inspirai fino a riempire i polmoni. Trattenni il respiro. Tre secondi. Espirai.

Mi alzai. Il pavimento era gelido sotto le piante dei piedi. Camminai in punta di piedi verso il bagno.

Aprii il rubinetto della doccia. Mentre l'acqua si scaldava, tornai in camera. Agguantai il telefono e lo controllai tornando sui miei passi.

Niente. Ancora niente.

Basta.

Lo posai a faccia in giù sul lavandino.

Scostai la tenda della doccia ed entrai, l'acqua tiepida mi avvolse in un abbraccio liquido, allentando la tensione.

Inspirai il vapore. Espirai.

Shampoo. Balsamo. Bagnoschiuma. Movimenti precisi. Venti minuti esatti. Come sempre. Acqua fredda negli ultimi trenta secondi, per tornare al presente, lucida e concentrata.

Allungai il braccio verso l'asciugamano. Lo avvolsi attorno al corpo e infilai un lembo sotto l'ascella per bloccarlo.

Mi sporsi verso il lavandino. Urtai lo smartphone con il dorso della mano. Colpì la ceramica con un tonfo e rotolò verso lo scarico.

Lo recuperai, lo sbloccai.

Nulla.

Irrigidii la mandibola.

Mi asciugai con gesti meccanici.

Siero viso, tre gocce. Massaggio circolare.
Crema corpo, energizzante, ad assorbimento rapido.
Crema viso, solo dopo che il siero era penetrato.

Lo schermo si illuminò.

Promemoria: Deadline domanda tirocinio Sterling & Howe.

Affondai il dito su "posticipa".

I capelli gocciolarono fino all'armadio. Con una mano lanciai il cellulare sul letto, con l'altra aprii l'anta.

Blazer oversized Saint Laurent, no, troppo vistoso per il mio umore di oggi.
Gonna plissé Totême, no, troppo bon ton.
Dolcevita crema Khaite, pantaloni sartoriali neri The Row. Aggiudicati.

Li feci scorrere lungo le gambe, il tessuto morbido sulla pelle.
Ieri sera, il modo in cui mi aveva guardata.
Chiusi la zip.
I suoi occhi si erano fermati sulle mie labbra con una lentezza deliberata.
Il dolcevita seguì. Lo sistemai sui fianchi.
Mi voltai verso la toletta. Orecchini a cerchio. Oro. Prima uno, poi l'altro.
Allora perché non ha ancora scritto?

Pettinai i capelli davanti allo specchio. Dalla sua superficie riflettente, lo schermo nero del telefono sembrava volermi sbeffeggiare.

Accesi il phon. Il getto caldo sollevò alcune ciocche umide.

Mi allungai verso il materasso, il filo si tese. Infilai le unghie nel bordo della cover e la trascinai verso di me.

Sbloccai.
Niente.

La sbattei sul piano della toletta.

Spensi l'asciugacapelli e presi il correttore, tre tocchi sotto ogni occhio. Fondotinta. Mascara.

«Sembri molto brava a recitare.»

Lo scovolino mi sfuggì e tracciò una linea nera sulla guancia.

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