Dire che le foto che avevo visto di lui non gli rendevano giustizia era un eufemismo.
Era bellissimo, sì. Ma c'era qualcosa di più. Qualcosa che si irradiava da sotto quella superficie quasi perfetta. Un'aura distante, irraggiungibile, densa, ma affascinante. Magnetica. Ecco cos'era.
Un'aura magnetica e oscura, dal sapore di passati segreti che mi attraeva come la luce ammalia le falene.
L'università mi pareva più solenne del solito, o forse era la sua compagnia a renderla tale. William camminava al mio fianco in silenzio, con un libro stretto tra le dita. Gli stavo mostrando parte del campus ormai da svariati minuti, ma nonostante i miei tentativi non ero riuscita a connettermi con lui.
Qualcuno ci sfrecciò accanto su un monopattino elettrico. La folata improvvisa mi fece indietreggiare di mezzo passo, l'aria mi sollevò una ciocca di capelli e la riportai dietro l'orecchio con un gesto delicato e preciso. William non si scompose nemmeno. Continuò a camminare, lo sguardo fisso davanti a sé.
Poco più avanti un gruppo di ragazze scoppiò a ridere. Una di loro guardò William apertamente, poi me, poi ancora lui. Sembrava non averla notata, ma colsi quel microsecondo in cui i suoi occhi la sfiorarono.
Mi indispettì.
Ero abituata a provocare reazioni. Soprattutto nei ragazzi. Di solito erano loro a cercare la mia simpatia, a contendersi un sorriso, a chiedermi un'uscita con la scusa più banale. Con William, invece, tutto si muoveva al contrario. Non inseguiva, non cercava. A malapena mi degnava di uno sguardo. Curioso, considerando con quanta attenzione mi aveva osservata nell'ufficio del rettore.
Notai solo in quel momento che con l'indice della mano destra tamburellava ritmicamente sul dorso del libro che aveva con sé. Un tic nervoso forse. O solo impazienza. Ancora non lo sapevo.
Lessi di sbieco il titolo, magari un appiglio letterario mi avrebbe facilitato il compito. Memorie dal sottosuolo. Non lo conoscevo, ma me lo appuntai mentalmente per ricordarmi di cercarlo in biblioteca.
«Quindi,» ritentai donandogli un sorriso studiato che speravo sembrasse naturale, «ti sei trasferito qui dall'Irlanda, giusto? Deve essere un bel cambiamento.»
«Suppongo di sì.» La sua voce era neutra, la sua risposta non apriva porte.
Snervante.
Continuai a condurre la visita come se nulla fosse, indicandogli i diversi edifici man mano che ci avvicinavamo. Sorridevo, sottolineavo i dettagli con gesti ampi, parlavo misurando ogni frase con la precisione di chi dirige la scena. Lui, invece, restava distante, dosava ciò che diceva con l'avarizia di chi preferisce il silenzio.
«Quella invece è la Marrow Library.» Allungai il braccio in direzione dell'edificio. «Seguimi, te la faccio vedere da vicino. Credo ti piacerà.»
William lasciò scivolare lo sguardo verso la biblioteca del campus, senza mostrare alcun tipo di entusiasmo né tanto meno di vago interesse.
Conquistarlo sarà più difficile del previsto.
«È l'edificio più antico di tutto il campus.»
«Si vede.» La sua risposta, ancora una volta, non mi forniva nessun possibile appiglio per instaurare una conversazione. Per lo meno, però, mi aveva risposto, pensai tra me e me quasi a volermi consolare del poco che stavo ottenendo.
«In realtà è una delle biblioteche più antiche del Paese. C'è persino un archivio di testi rari che non troverai da nessun'altra parte.» Conclusi facendogli strada verso l'ingresso.
«C'è anche chi dice che sia infestata.» Ammiccai.
Lui inclinò appena il capo, come se stesse valutando se credermi o no, e una sottile ombra gli passò sulle labbra. Non un vero e proprio sorriso, ma era pur sempre qualcosa.
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Unsafe Place
RomantiekAlla Nyxvale University il potere è l'unica legge. Rebecca Anderson vive come la regina del campus. William Murray non appartiene a nessuno dei suoi regni. Quando si incontrano, il desiderio diventa minaccia. Rebecca è bella, brillante, abituata a o...
