Pag. 10 ~ Kenway

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Riposa in pace Ezio. La perdita di un caro è molto dolorosa, figuriamoci quella di un Fratello. Ci conoscevamo da poco, ma è sempre stato un compagno fedelissimo a me. Giuro che mi vendicherò, che ammazzerò colui che l'ha ucciso, ma che non mi farò accecare dalla voglia di vendetta. Giuro. Non ho mai pensato di aver potuto vedere così in fretta la sua fine. Altaïr mi ha promesso che mi aiuterà nella caccia all'omicida.
Devo ritrovare colui che mi ha salvato e ringraziarlo. Tutto ciò mi insospettisce molto.
Ancora, Ezio, riposa in pace.
                                                        ~Arno

«mi dispiace» mi sussurrò Altaïr mentre si guardava i piedi penzolare giù dal muretto che si affacciava sul mare.

«non è colpa tua» risposi a bassa voce, anch'io mi guardavo i piedi, assortito dal dolore.

«sai, Arno» mi chiese incerto Altaïr senza alzare lo sguardo. Poi continuò mentre teneva le braccia conserte.

«prima o poi, toccherà a tutti. Si chiama destino. Ci aspetta alla fine della nostra strada. Oppure ci sorprende quando meno ce l'aspettiamo. È naturale» concluse poi voltando la testa per guardarmi.

«mh» dissi annuendo col capo chino. Poi Altaïr sorrise e mi mise una mano sulla spalla.

«ehi. Non pensarci» mi disse poi poggiando una mano sul polpaccio rosso.

«altre volte invece il nostro destino pensa di porre fino alla nostra vita facendoci soffrire. Non di finirci con un solo colpo netto e doloroso, ma con tanti, piccoli tagli. Ci fa prendere la strada che ci fa soffrire e capire allo stesso tempo. Tu. Tu cosa hai imparato?» mi chiese lui facendo tornare lo sguardo sui piedi.

«che tutto ciò che è bello finisce sempre» ammisi. Lui sorrise e tolse la sua mano dalla mia spalla poggiandosela sul ginocchio.

«ah Arno. Ti ho detto che hai scordato qualcosa. Non te l'ho più data» disse lui. Poi si mise le mani al fianco e tirò fuori un pacchetto avvolto in uno straccio grigio macchiato e sudicio. Me lo mise sulle gambe e mi diede uno scossone al braccio per svegliarmi dai miei pensieri.

«cos'è?» mi limitai a chiedere.

«vedi. Seguendo i vostri passi per ritrovarvi, prima di essere rimesso nelle celle di Masyaf, sono passato anch'io dalla rupe da dove ho saputo da dove siete caduti tu e ehm... Ezio. Ho ritrovato qualcosa che hai perso» disse. Scartai via l'involucro di stoffa e sotto riconobbi a prima vista la mia cara scimitarra. E per la millesima volta, sulla lama mi accolse la scritta Arno.
Sorrisi.

«mi fa piacere sollevarti il morale» aggiunse Altaïr mentre squadrava l'orizzonte. Io ignorai la sua affermazione e, mentre infilavo la mia arma nella fodera tirai fuori un altro discorso.

«qualcuno mi ha salvato mentre ero inginocchiato su Ezio. Era sicuramente un Assassino. Ho visto il simbolo sul bracciale al polso»

«uh? Un Assassino?»

«si. Era anche nella prigione, travestito da guardia» dissi alzando lo sguardo sulla faccia di Altaïr che ora fissava la ferita sul polpaccio. Sorrise ampiamente. Poi gli sfuggì una risata.

«quella canaglia di Edward?»

«chi?»

«Edward Kenway. Un Assassino molto abile. Era un mio vecchio amico» aggiunse ricordando i vecchi tempi.

«perché era lì?»

«sa tutto. Come ogni Assassino. Sa di te, di Ezio, dei diari»

«ha anche lui un diario?»

«nah! Ti ha salvato perché sei amico di Ezio. Lui e Ezio sono uh, erano grandi amici. Erano una squadra. Come due fratelli dello stesso sangue. Anche lui è in lutto» disse lui.
Edward Kenway. Mi ricorda qualcosa.

«non ti dispiace se prima di infiltrarci a prendere il diario di Ezio, passiamo da questo Edward?» chiesi scendendo dal muretto.

«no. Per niente. Mi fa piacere rivedere il vecchio Kenway» sorrise e mi seguì verso i cavalli.

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