Pag. 16 ~ Damasco

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«non mi piace era meglio Masyaf» commentò Edward.

«hai ragione» disse poi Altaïr mentre teneva lo sguardo sul panorama di Damasco. Teneva la schiena dritta e con una mano sola reggeva la redine e con l'altra, con la lama sguainata al polso la teneva sul collo del cavallo. Edward stava seduto dietro di me, con le gambe da un lato e le mani sulle gambe mentre ignorava le risate di Altaïr che lo canzonavano sul fatto che sedeva all'amazzone come una donna. Non era colpa sua se i cavalli erano tre per quattro persone. Toccava a Edward stare seduto dietro il mio cavallo e accomodarsi all'amazzone.
Ezio invece rimaneva voglie seduto sul cavallo con le mani sulle redini e il volto verso la cittadella.

«è troppo affollata questa città» commentò Edward cercando di non scivolare dalla groppa del cavallo che andava al trotto.

«sarà più facile mimetizzarsi scemo» disse poi Altaïr. Mi sembrava un tipo che adora attaccare briga.

«come faremo a trovare il covo?» mi chiese Ezio.

«di solito ero io a fare le domande a te, dettagli. Prendiamo un Templare e lo facciamo parlare» risposi.

«hai fatto rima» disse poi Ezio e con un gesto brusco tirò le redini al cavallo facendolo fermare. Io lo imitai, ma il mio cavallo scalciò, facendo cadere Edward.

«scusa» mi limitai a dire scendendo dalla sella. Edward stava a terra con la veste piena di sabbia, sul volto una smorfia. Nel frattempo Altaïr sul cavallo rideva tenendo le mani sulla pancia. Edward con la mano, prese una manciata di sassolini e li lanciò sul didietro del cavallo di Altaïr che si impennò facendo cadere Altaïr a terra e suscitando le risate di Edward. Il cavallo di Altaïr dopo, si impennò e corse via.

«ti faccio nero verme» disse Altaïr con la tunica impolverata che si dirigeva minaccioso verso Edward.

«no ti prego! Risparmiami!» diceva Edward con tono ironico a terra ridendo fra la polvere come un ubriaco.

«smettila» lo minacciava Altaïr.

«basta voi due. Litigare per così poco non serve a nulla. Intanto al ritorno a Masyaf viaggerete entrambi seduti all'amazzone sui cavalli dato che quello di Altaïr è fuggito grazie a Edward!» dissi mettendomi fra loro.

«ops» disse Edward grattandosi la nuca. Poi Altaïr fissandolo malissimo si volto verso la città e iniziò a camminare. Dopo pochi passi ci ritrovammo davanti alle mura di fortificazione di Damasco.

«troppo alte da scalare» dissi io squadrando la parete di roccia.
Ezio mi sorrise e fece scattare la lama uncinata al polso, per poi saltare sulla parete e aggrapparsi con l'uncino al primo appiglio sulla roccia. Così continuò e quando fu salito in cima, uscì dalla bisaccia una corda e, legandola ad una gancio, butto giù da noi il resto della corda facendo cenno con la mano di salire. Poi salimmo, prima Edward, poi io e infine Altaïr.
Una volta in piedi sulle mura di fortificazione, Ezio si buttò con le ginocchia al petto giù dalle mura, finendo dentro un carretto di paglia. Io lo imitai. Poi dietro di me Altaïr e Edward che atterrò non benissimo. Ezio si aggiustò il cappuccio e con la lama tranciò la fune. Poi mise le mani giunte e si unì ad un gruppo di gente con tunica bianca che vagava a capo chino. Io lo seguii insieme ad Altaïr. Edward, seguendo un piano dettato prima da Ezio, chiese a una giovane donna se avesse visto un uomo dalla veste con una croce rossa. Lei accennò di si indicando una via. Edward prese la stradina e io, Ezio e Altaïr lo seguimmo. In fondo alla strada c'era un vecchio Templare che affilava la lama di un grosso spadone.

«sono nuovo. Lasciate che lo torturi io» disse Edward indicando l'uomo. Io annuì e lui si avviò verso questo.

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