CAPITOLO 2

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Il primo giorno è sempre traumatico: papà se ne va prestissimo per conoscere il direttore del museo dove lavorerà e mettere subito all'opera le sue conoscenze, memorie e studi da uomo-lupo, Dimitri sembra aver lottato con un orso (nervoso e spettinato), io sono silenziosamente agitata.

-Ciao!- urlò nostro padre dalla porta.

Seduti a far colazione, mio fratello mi strinse la mano.

-Che c'è?- gli chiesi.

Da preoccupato il suo sguardo si fece man mano più calcolatore. -Oggi li scoviamo, domani li bracchiamo-.

-Speriamo ce ne sia qualcuno- risposi bevendo l'ultimo sorso di latte.

-Ci sono sempre i cattivi-.

Alzai lo sguardo dalla tazza e incrociai lo sguardo di mio fratello, tra il divertito e il serio, mi fece scoppiare a ridere.

In camera, ovviamente, lui sapeva già cosa indossare, mentre io, accucciata accanto alla valigia, ero in crisi. Alla fine, usai il suo stile: jeans, maglietta e felpa grigia e Converse bianche.

Da veri gemelli, ci vestivamo da veri gemelli.

Dimitri afferrò le cartelle e me ne porse una che afferrai e poi lo seguii fuori dalla porta.

Il St. Daniel era un edificio imponete e di tre piani, abbastanza vicino a case e con il cortile che pullulava di ragazzi ritrovatisi dopo le vacanze estive.

Appiccicai il braccio a quello di Dimitri e lui mi strinse il polso.

-Andiamo-.

Varcammo il cancello del cortile, attirando l'attenzione di ragazzi che parlavano già più tranquilli tra loro dopo baci e abbracci e che distoglievano lo sguardo da smarthphone.

Eravamo di certo abituati ad attirare l'attenzione (come tutti i gemelli), ma ogni volta era sempre e comunque nuova e strana. Tenni comodamente l'andatura di mio fratello e, abbastanza in fretta, entrammo nella scuola.

I corridoi erano gialli ma abbastanza allegri, con foto e avvisi appesi sul muro e in bacheca. Girammo a sinistra, in direzione della segreteria, dove trovammo la porta leggermente aperta.

Dimitri bussò con le nocche.

-Avanti-.

La voce di una donna. Donna sommersa dietro mucchi di carte oltre la scrivania e il computer. Sorridemmo e facemmo due passi avanti.

-Ciao. Siete i ragazzi nuovi, vero?-.

Annuii.

-Sì- rispose Dimka.

Ci fece un sorriso cordiale e cominciò a frugare tra le carte. Alla fine trovò un paio di fogli che ci porse.

-Sono i libri di testo con i relativi professori. Di solito lo mettiamo sul sito ma ve l'ho riscritto e stampato- ci disse.

-Grazie- rispose cordiale mio fratello. Io preferii tacere.

-Vi consiglio di procurarveli al più presto-.

Ma che perspicace, la segretaria. Feci per rispondere, ma Dimitri mi rifilò una gomita.

-Certo- sorrise.

-Ah e questi- disse aprendo un cassetto nella scrivania -sono i vostri badge. Portateli sempre con voi, servono a entrare un po' ovunque-.

Ci porse due tessere plastificate con sopra la nostra classe, il nostro nome, la nostra foto e un codice lungo almeno venti cifre.

-Che ficata- commentò mio fratello guardando il suo badge.

Strinsi i denti: non vedevo l'ora di uscire.

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