Era pomeriggio e Kier si era trovato sul telefono una decina di chiamate di Bao.
Finendo di aprire gli occhi, guardò bene l'ora.
«Sono le due. Che cazzo vuole, non dorme mai, lui?» sbottò con voce impastata, rimettendo la testa sul cuscino e chiamando l'altro.
Non appena sentì che rispondeva parlò: «Che cazzo vuoi?»
«Se il tuo è nella rosa da cui scegliere, lo prendo.»
Kier rimase in silenzio, appena sveglio il suo cervello impiegava qualche attimo, afferrò appieno solo quando sentì l'altro ridere.
«Ti odio.» sospirò, coprendosi la faccia con una mano. «Come mai ho dieci chiamate tue a partire dalle nove di mattina? Tu non dormi?»
«Se non ho altro da fare, sì. Ora muovi il culo e vieni allo Shade, Robin. Batman ha bisogno di te.»
«Fanculo. Arrivo.»
Mise giù la chiamata e si alzò, stiracchiandosi e grattandosi con foga la testa.
«Perché a me, perché tutte a me?» brontolò, alzandosi e togliendosi i boxer, mentre andava verso il bagno per farsi una doccia. «Mathias che dà i numeri, Bao che mi fa diventare matto, manca solo che anche Shiry vada giù di testa.»
Continuando a brontolare si mise sotto il getto d'acqua, rilassandosi e riacquistando un minimo di pace interiore. Si fece la barba e si osservò per un lungo momento allo specchio.
Sì, era bello.
Non era falsa modestia, ma non era quello il punto, avrebbe preferito avere un aspetto da sfigato con la faccia butterata. Magari così non sarebbe mai piaciuto a Mathias e quello che era successo la notte prima, qualunque cosa gli fosse presa, non sarebbe mai successo.
Che poi aveva il sospetto che piacere, parlando di Math, fosse riduttivo. Non capiva ancora, però, che cazzo gli era preso il giorno prima. Beh, se voleva giocare al signor Lazzari con lui lo avrebbe assecondato.
Sbuffò, strofinandosi i capelli con un asciugamano. Con un po' di malavoglia decise di vestirsi bene, indossando un completo scuro con una camicia immacolata, mise la fondina e si guardò allo specchio. Si spostò i capelli dagli occhi, doveva decidersi a tagliarli, prima o poi.
Ci impiegò poco, nonostante il traffico, fino allo Shade e, quando entrò, vide Bao seduto in uno dei divanetti d'angolo con una bella mora sulle ginocchia, che gli spalmava il davanzale in faccia.
«Non ti sei annoiato ad aspettarmi.»
Bao alzò gli occhi, il solito sorriso strafottente sul volto, e annuì. «Neanche un po'.» Diede una pacca sulla gamba nuda della donna e scoccandole poi un lungo bacio la fece scendere. Fece cenno a Kier di sedersi con lui.
«Ho un paio di conti da sistemare, volevo un po' di compagnia.»
Kier piegò il capo, appoggiando il mento sulla mano. «Non ce li hai i tuoi uomini per reggerti il moccolo?»
«Non sono divertenti come te, ormai non mi rispondono neanche più... tu te la prendi, mi diverti.»
Kier si massaggiò la fronte. «Mi stai dicendo che mi hai fatto venire qua appena sveglio perché ti piace come ti mando a fare in culo?»
«Bhe, sì. Anche per quello.»
Kier alzò gli occhi al cielo, appoggiandosi allo schienale. «Io in un'altra vita ho dovuto fare davvero delle stragi. Ma che tipo in questa sono un bravo ragazzo.»
«Se sei una scolaretta illibata, dai!»
«Come mi stai sul cazzo... e no! Non in quel modo, né ora né mai!»
Bao sogghignò, alzandosi. «Sono prevedibile ormai. Comincerò a farti una corte serrata allora, almeno prima o poi mollerai l'osso e ti farai una bella scopata con me.»
«Oppure ti metto la canna della pistola in bocca e sparo.»
«Come me lo fai venire duro tu, Kier, non ci riesce nessuno! Piantala con tutte queste paroline dolci e muovi quel bel culo, abbiamo da fare.»
Kier si alzò, meditando su quanto poteva incazzarsi Mathias se ammazzava Bao. Iniziava a non sopportarlo davvero più. Si trattenne dal darsi una manata in fronte, quando si rese conto a chi stava di nuovo pensando: Mathias, Mathias, sempre Mathias.
Seguì l'altro, chiudendosi nel silenzio, perdendosi nei sui pensieri mentre controllava la sua pistola con attenzione maniacale pur di non dare spago all'altro e cercando di non ricadere in quel vortice di pensieri. Cosa diavolo aveva avuto l'altra notte? Non lo capiva, non lo capiva davvero.
L'aveva detto lui di fare da secondo a Bao, cosa diavolo si incazzava a fare, non lo stava certo preferendo: lui era lui, il capo, e Bao era Bao.
Quando si fermarono ascoltò distrattamente il rosso e davanti la porta sul retro di una palazzina lo bloccò.
«Riassumendo: entriamo, ammazziamo, usciamo?»
Bao si grattò la testa. «Riassumendo molto, ma molto, però. Mi serve anche che mi dicano se è stata tutta un'idea loro quella di falsare i conti. Con i pesci piccoli succede a intervalli regolari, mi vedono ridere, pensano sia un idiota, cercano di fottermi e io li ammazzo.»
«L'idiota lo sai fare benissimo, per quello ci cascano così bene. Chi è che non devo ammazzare?»
«La donna, non è una gran figa, ma la riconosci, ha i capelli verdi.»
Kier annuì. «Carina. Andiamo.»
Con la pistola in mano buttarono giù con un calcio la porta, una scarica di una mitraglietta li mancò visto che se l'aspettavano e si erano tirati indietro. Bao fece un cenno e si divisero: Kier rimase lì a tenerli occupati mentre l'altro entrava dal primo piano. La scala antincendio era bloccata, ma con un po' di tentativi il rosso la raggiunse, aiutato nella scalata dal tubo dell'acqua piovana, ed entrò.
I colpi che si mescolavano a quelli che piovevano su Kier e le urla tra il rabbioso e il sorpreso lo fecero sorridere. Cogliendo l'attimo oltrepassò la soglia, gettandosi di lato e sparando. Un'imprecazione, poi un'altra, la risata folle di Bao.
Senza freni, dando sfogo a tutto quello che aveva dentro, il biondo fece piazza pulita degli scagnozzi all'entrata. Erano solo tre, nulla di eccezionale. Proseguì, andando verso le scale e centrando alla nuca un ragazzino che sparava, presumibilmente verso Bao. Salì, tenendosi basso, rendendosi conto che non avevano capito che lui aveva freddato i loro compagni ne colse altri due alle spalle prima di ritrovarsi con Bao.
«Pivelli del cazzo.» disse con aria annoiata, fissando il volto sorridente del rosso.
«Diamogli una possibilità, dai, magari riescono a farci divertire!»
Kier lo guardò scettico, ma annuì. «Su?»
«Sì, sempre più su, fino a quando non troviamo Wanda.»
«Ha un nome orribile.»
«Lo sa anche lei, fidati.» Poi Bao si sporse nell'androne delle scale e iniziò a urlare: «Wandaaaa! Bella Wandaaa! Vieni fuori! Dai che voglio solo parlarti, non fare la preziosa!»
«Vuoi anche mandarle un mazzo di rose, imbecille?»
«Cos'è, pensi che che non sappia che stiamo arrivando?»
Kier sbuffò, sempre più irritato. «Andiamo, prima che mi sbagli e spari a te.»
«Non adesso, amico, o se mi diventa duro mi distraggo. Le carinerie a dopo, dai, quando siamo soli.»
«Cristo, chiudi quella cazzo di bocca e coprimi, salgo.»
Senza aspettare risposta il biondo iniziò a salire, trovando il vuoto. Aprì ogni porta, senza trovare più nessuno e sospirò. «Bao!» gridò, sporgendosi. «Ma questa troia verde dove cazzo si è nascosta?»
«Tetto?»
«E come ci salgo?»
Il rosso lo raggiunse e si guardarono attorno, trovarono l'accesso al tetto, una porta nascosta in parte da un armadio, e salirono. Nel momento in cui mossero il battente una serie di colpi li raggiunse, beccando Kier di striscio al collo e Bao a un braccio.
«Merda!» Bao sibilò. «Il vestito bello, non mi durano mai, cazzo!»
Kier si tastò il collo, aveva le dita sporche di sangue, ma non sembrava nulla di grave.
«Non usciamo da qua, quella tiene sotto tiro la porta e io non so volare.»
Bao scrocchio il collo, il viso decisamente cupo e un'espressione rabbiosa.
«Quella troia.»
Con un calcio sfondò la porta dai cardini, usandola come un ariete, e Kier spalancò gli occhi.
«Sì, ma potevi dirmelo che due lavoretti te li avevano fatti!» sibilò seguendo l'altro. Così, anche Bao aveva un corpo potenziato, pensò tra sé e sé.
Come una specie di carro armato, tenendo davanti la porta, il rosso proseguì nella carica e sulla sua scia Kier individuò la donna che stava correndo, dirigendosi verso il bordo. Era un salto di almeno tre metri, ma probabilmente preferiva rischiare lì che finire nelle loro mani. Bao non l'aveva vista, quindi Kier scattò in quella direzione.
La acchiappò per i vestiti, buttandola a terra sull'orlo, disarmandola e tenendola bloccata al suolo. La guardò bene e poi fissò Bao, che ora si avvicinava tranquillo, accendendosi una sigaretta.
«Questa è donna come me.»
«Se uno vuole che lo chiami donna, per me è donna. Questa brava formichina metteva via i soldini per farsi la figa nuova, ma credo che abbia avuto un po' troppa fretta alla fine.»
«Bao, dai, non fare così... siamo amici, no?»
Tenuto fermo da Kier, Wanda ammiccò verso Bao, che si chinò verso quel viso pesantemente truccato.
«Tesoro, avertelo sbattuto nel culo non ci rende amici. E per la cronaca, non sei poi quel granché. Ora spiegami bene, che cazzo ti è passato in testa? Credi non sappia contare?»
Scuotendo nervosamente la testa e diventando sempre più pallido, Wanda deglutì.
«No, no, ti avrei dato tutto poi, lo giuro, avevo solo fretta. Dai, capisci no?»
«No.» Bao guardò Kier: «Fai tu o faccio io, dobbiamo lasciarlo dove lo vedano, mi sto rompendo i coglioni di questa storia, ogni volta pensano di fottermi.»
«No! No!» Wanda si agitò e Kier gli diede uno scrollone, immobilizzandolo meglio. «Ti giuro, non farò più una cazzata, non farlo, sono brava no? Non puoi chiudere un occhio, stavolta?»
Bao si incupì e Kier scoppiò a ridere.
«Brutta scelta di parole, proprio brutta.»
Bao estrasse dalla tasca un fazzoletto e imbavagliò strettamente il loro prigioniero, poi fissò Kier. «Non mi hai risposto, ci pensi tu o faccio io?»
«Mi prendo il divertimento, tu mettiti comodo.»
Wanda iniziò a mugolare disperatamente, ma Kier lo trascinò fino a una delle canne fumarie, togliendosi la cintura e legandolo con i polsi a uno dei ganci che servivano per calarsi dentro per le pulizie dei tubi.
«E questa merda ti avrebbe fregato quanti soldi?»
«Abbastanza; in realtà li ho già recuperati, ma non posso lasciare che gironzoli per la città. Poi la gente pensa che mi sono rammollito.» Bao sospirò, si appoggiò a un basso muretto e osservò Kier iniziare a pestare metodicamente Wanda.
Aveva un'espressione assolutamente gelida, ma man mano che andava avanti una scintilla di follia, di rabbia pura, emerse in quegli occhi talmente azzurri da sembrare fatti di acquamarina.
Lo vide togliere dalla tasca un coltello a serramanico, lo stesso che gli aveva puntato addosso il giorno prima, e nel vedere la precisione con cui troncava una a una le dita della loro vittima fischiò ammirato.
Kier lo ignorò, recidendo le falangi lentamente, mentre le urla attutite dal bavaglio erano ignorate da chiunque le sentisse. La voce si era sparsa, sapevano che lì c'era Bao e nessuno voleva certo interferire.
«Muore dissanguato tra non molto.»
Kier sorrise, il ghigno di una fiera che amava l'odore del sangue. «Ci vuole ancora un po', non ti preoccupare.»
Bao incrociando quello sguardo sentì un'eccitazione prepotente scorrergli nel corpo, non era solo dannatamente bello, era anche talmente pazzo da fargli bollire il sangue. «Dio, potrei amarti, adesso.»
Kier sembrò non averlo sentito, intento ad affettare quella mano.
Il biondo si chinò, posando la punta del coltello sotto l'orbita dell'occhio di Wanda. «Sai, la storia del chiudere un occhio a me non ha fatto ridere.»
Con un movimento deciso, perforò il bulbo con la lama, strappandolo e gettandolo a terra. «L'altro te lo lascio, o no?» si voltò verso Bao. «Che dici, l'ignoto fa più paura del vedere dove andrò a tagliare?»
«Fa quel cazzo che vuoi, basta non ti fermi. Sei meglio di un'orgia.»
Kier alzò un sopracciglio, poi assottigliò lo sguardo. «Non farlo, lo dico per te.» poi con noncuranza strappò anche l'altro occhio. «Chissà che succederà, adesso, Wanda.»
Bao lo guardò, affascinato, mentre scorreva con la lama lungo il corpo soffermandosi qua e là. Sentiva l'odore di sangue e di urina, e non solo. «L'amico Wanda se l'è fatta addosso.»
«Già, poche palle. Ecco perché ha pensato che poteva farne a meno, mi sa.»
«Non essere sessista.»
Kier sogghignò. «Vuoi che realizzi il tuo ultimo desiderio?»
Wanda ormai si dimenava debolmente, a un passo dallo svenire. Il corpo era bucherellato qua e là, dalle orbite colava sangue e le mani erano un pasticcio.
«Ma sì,» continuò quasi tra sé Kier. «sono gentile, in fondo. Che male 'è a morire con il proprio ultimo desiderio avverato?»
Con uno strattone la lama tagliò la stoffa dei pantaloni e con uno sguardo folle Kier calò la lama, tagliando tutta la parte interessata con pochi movimenti.
L'urlo e i singhiozzi si levarono di nuovo acuti per un momento, poi il silenzio.
«Svenuta?» Bao si avvicinò, porgendo una sigaretta a Kier e mettendogliela tra le labbra.
«Sì, la perdita di sangue la uccide tra poco, vuoi chiudere qua?» Bao annuì e Kier mise la lama contro il collo di Wanda, recidendo la giugulare. «Andiamo, conciato così, tanto, non si salva.»
Il rosso annuì, guardando le mani sporche di sangue di Kier e leccandosi le labbra fece strada, scendendo lungo le scale e scavalcando un paio di cadaveri.
All'entrata un paio di ragazzi dell'uomo stavano aspettando, fecero un cenno ai due e Bao salì con Kier in auto.
Il rosso strinse le labbra. «Ci serve una lavata, decisamente.»
«Vai a casa mia.»
Bao annuì, mise l'indirizzo nel navigatore e partì. Aveva il cavallo dei pantaloni stretto tanto ce l'aveva duro: Kier, su quel tetto, era stato una delle cose più belle che avesse mai visto.
Arrivò al palazzo dove viveva l'altro in silenzio, cosa strana per lui, ma Kier sembrava ancora perso nel suo mondo, quello sguardo gelido ancora in parte negli occhi. «Vuoi salire?»
Bao lo fissò. «Da te?»
«Sì, sei lercio anche tu. Metti la macchina sotto.»
Bao seguì le indicazioni e parcheggiò al posto di Kier, vuoto al momento. Salirono nell'ascensore, uscendo all'ultimo piano ed entrarono. «Ti tratti bene.»
«Ci provo.» Kier si tolse la giacca del completo, fissando le macchie di sangue e storcendo il naso. «Nell'armadio in camera ci sono i vestiti, prendi quello che ti pare io vado in doccia.»
Senza dire altro il biondo se ne andò, lasciando Bao a guardarsi attorno. La casa di Kier era quasi vuota, solo pochi mobili, ma quello che c'era era decisamente di lusso, dalle linee moderne. Una libreria piena occupava tutta una parete e il salotto sembrava quasi un cinema. Per il resto era essenziale, scarna, la casa di un uomo che ci passava poco tempo. Trovò la camera e vide la foto di due mocciosi appoggiata su una cassettiera, circondata da vestiti appallottolati. Dopo un attimo capì che erano Kier e il capo, non più di tredicenni.
"Vero, me lo aveva detto Shiry che si conoscono da quando erano piccoli", pensò, trovando che la faccia dei due, così innocente in quella foto, facesse a cazzotti con il loro aspetto adulto. Del resto di innocente ormai avevano poco entrambi.
Aprì l'armadio, l'immagine di Kier che faceva a pezzi Wanda che non se ne voleva andare dalla sua mente e che continuava a tenerglielo in tiro. Tirò fuori una camicia per sostituire la sua e si voltò, trovandosi avanti Kier in boxer che si asciugava i capelli, lo sguardo decisamente più rilassato.
«È la prima volta che mi viene duro così a guardare uno al lavoro.»
Kier sembrò non capire, poi alzò gli occhi al cielo, afferrando quello che l'altro intendeva. «Bao, mi sono sfogato un po', non iniziare a rompere i coglioni.» Con rapidità, ignorando gli occhi dell'altro che non gli si staccavano di dosso, si mise un paio di jeans e un'ampia felpa con il cappuccio sopra una maglietta. Tirò su la cerniera e si infilò degli anfibi dall'aria usata. «Andiamo allo Shade, recupero la macchina.»
Bao si infilò la camicia pulita e a un gesto di Kier mollò lì le cose sporche, seguendolo fuori da quell'appartamento e ammirando il lato B dell'altro.
«Hai un culo fantastico.»
«E tu una bocca troppo grande.»
«Serve a fare pompini indimenticabili, se vuoi provare basta dirlo, sai?»
Kier si sistemò al posto del passeggero, accendendosi una sigaretta e scuotendo il capo. «Ho afferrato il concetto, ti piaccio. Devo solo capire che cazzo succede ultimamente che piaccio giusto a chi non devo.» sbottò irritato.
«Mi piaci è riduttivo, ti scoperei un sacco volentieri. E poi mi farei scopare, ma prima ti farei incazzare. Dio, hai degli occhi che fanno torcere le budella quando sei nero.»
«Ti piace tanto l'idea che ti scopi a sangue perché sono incazzato, Bao?»
«Se è una proposta la risposta è sì.»
Kier fece un verso esagerato e rimase in silenzio fino allo Shade. Scesero e il rosso passò un braccio sulle spalle di Kier, che l'ignorò. Non appena misero piede dentro il locale Kier si trovò spinto di forza contro il muro, le mani dell'altro dentro la felpa e le labbra incollate alle sue. Spalancò gli occhi, chiedendosi se fosse una replica della serata a casa di Mathias. Aprì la bocca per inveire contro l'altro, ma fu una pessima scelta: si ritrovò coinvolto in un bacio appassionato.
«Ero qua a chiedere com'era andata, visto che stavo passando in zona. A quanto pare è un momento impegnativo.»
La voce di Mathias colpì come un pugno Kier, che riuscì a liberarsi di Bao, che sogghignava divertito.
«Non disturbi mai, capo, sai che effetto mi fanno certe cose.»
Lo sguardo che il corvino lanciò all'amico gelò il sangue di Kier nelle vene, deglutì, avanzando di un passo.
«Immagino sia andato tutto bene, quindi vi lascio al vostro passatempo.»
Kier fissò Mathias uscire, talmente scosso da quello sguardo che ignorò le mani di Bao sotto la maglia, riprendendosi solo quando sentì che scendeva sotto la cintura. Spinse l'altro contro il muro, ribaltando le posizioni e la luce di furia che gli illuminava lo sguardo fece sorridere follemente il rosso che si sporse, mordendogli le labbra.
Kier si scostò e tirò fuori la pistola: «Adesso non ho tempo, ma questa me la paghi, coglione!»
Sibilò, per poi uscire di corsa e raggiungere Mathias davanti alla berlina nera.
«Math!»
L'uomo si voltò, fissandolo gelidamente. «Cosa?»
«Non, non è, cioè, non lo so. Non capisco!»
Mathias salì in auto, facendogli cenno di accomodarsi e lui obbedì. L'auto partì e arrivarono a casa di Mathias in un silenzio che per il biondo era pieno di disagio. Aveva cercato di parlare ma l'occhiata dell'altro l'aveva zittito. Non era solo un amico, era anche il suo capo, e aveva capito che definirlo incazzato con lui era ancora poco. Anche se precisamente non riusciva ad afferrare davvero cosa diavolo stesse accadendo.
Lo seguì fin nell'appartamento, dove non appena la porta si chiuse Kier non vide neanche arrivare il pugno che lo gettò a terra.
Mathias gli afferrò il davanti della felpa, strattonandolo e alzandolo di peso, sbattendolo contro il muro.
Il pensiero, ridicolo in quel momento, che attraversò la mente di Kier fu nei confronti dei corpi rinforzati: avrebbe dovuto mettersi a fare qualche modifica anche al suo, di quel passo.
«Cosa c'è tra te e Bao?»
«Tra me e Bao...?» ripeté, confuso. «Ma cosa cazzo dici? Quello è un imbecille!»
«Però lui l'hai baciato.»
Kier inclinò la testa, poi, finalmente, capì. «Sei... geloso!? Cristo Math, ma sei diventato stupido?»
Il colpo con cui Mathias lo risbatté contro il muro gli troncò il respiro. «Cazzo, non ho il corpo come il tuo, vuoi spezzarmi le costole?» sbottò.
«Sono geloso, sì. Mi rifiuti, decidi di non darmi una sola cazzo di possibilità, e poi ti vedo Bao che ti infila la lingua in bocca. Bao! Cazzo!» Mathias strinse convulsamente la stoffa che aveva tra le dita, gli occhi accesi di emozioni che solo ora Kier iniziava a comprendere.
«Penso di essere un idiota.» disse con difficoltà, cercando le parole giuste. «Ascolta, parliamo. Magari non tenendomi appeso al muro, non sono poi così comodo così.»
Mollato di colpo, Kier quasi cadde a terra e seguì l'altro al bancone del bar, dove lo vide bere direttamente dalla bottiglia lunghi sorsi e poi passargliela. «Rum.» constatò il biondo, bevendo un paio di sorsi a sua volta. «Math, spiegami. Sai che sono stupido.»
«Sei un maledetto figlio di puttana.»
«Su quello non ci piove.» rispose gelidamente, alzando un sopracciglio. «Sai benissimo che mestiere faceva la mia vecchia.»
Mathias si sedette su uno sgabello di fronte all'altro, sbuffando e bevendo ancora un sorso. «Non cambiare argomento, ma da qualcuno devi pur aver preso.»
«Così adesso sono pure una puttana, grande. Ti decidi a parlare chiaro?»
«Parlare chiaro? Lo ho fatto, coglione. Ti ho detto che ti amo, razza di imbecille.»
Kier lo fissò, poi gli tolse la bottiglia dalle mani e la finì. Lo stomaco vuoto prese a bruciargli terribilmente per un istante, del resto ingoiare da solo e a quel modo più di metà bottiglia di ottimo rum invecchiato non era il modo migliore per goderselo.
«Tu hai detto che ti piaccio. L'amore è una cosa fottutamente diversa.» ringhiò, per poi alzare la voce, arrivando quasi ad urlare. «Fottutamente diversa, Math!»
«Tu sei un idiota...» Mathias alzò gli occhi al cielo, un verso simile a una risata che gli gorgogliava tra le labbra. «Tu sei proprio un coglione. Adesso che ho detto le paroline magiche, cos'è, cadrai ai miei piedi?»
«Idiota.» Kier sospirò, strofinandosi gli occhi. «Che cazzo devo fare, eh? Se ti piacevo e basta, beh, cazzi tuoi. Ma se mi dici quello, le cose sono diverse, no?» Kier guardò l'altro negli occhi, e la luce confusa di quello sguardo mosse qualcosa, in Mathias. Sapeva benissimo che quando si parlava di sentimenti, in qualunque modo, l'altro si chiudeva e dava loro le spalle. L'unica cosa che si permetteva di provare era l'amicizia e fondamentalmente solo nei suoi confronti. Aveva chiuso ogni porta alla morte del padre, piangendo sulla sua spalla, per poi decidere che le emozioni non gli servivano, non davvero, soprattutto non quel genere. Non gli permettevano di essere davvero una brava ombra, gli aveva detto una volta, ridendo, tanti anni prima. Ma lui aveva capito quanta verità ci fosse dietro quella frase apparentemente scherzosa, al tempo. Aveva accettato volentieri tutto quello, se non poteva essere suo a quel modo non sarebbe stato di altri, ma ora rimpiangeva un po' quella cosa, vederlo affogare in un mare che gli era sconosciuto era doloroso anche per lui.
«Dammi una possibilità.»
A quelle parole Kier lo fissò, mettendosi una mano tra i capelli e grattandosi la testa con aria sperduta. «Una possibilità di che, esattamente?»
«Kier, cazzo, non hai dodici anni. Prova a darmi corda, a vedere se... se qualcos'altro lo puoi provare per me.»
«Amarti, dici?»
«Sì.»
Il silenzio calò per lunghi minuti che Kier passò a fissare la bottiglia vuota. Poi si alzò, ne prese un'altra a caso, un vino liquoroso dall'odore dolce che si sparse quando lo stappò, e iniziò a bere.
Nuovamente seduto davanti all'altro finì la bottiglia, sorso dopo sorso, in silenzio.
«Dovrei mettermi con te, tipo coppia?»
La voce del biondo era incerta, impastata. Reggeva bene l'alcool, ma bere così tanto a stomaco vuoto e con quella rapidità non era una cosa che si potesse reggere davvero.
Mathias annuì. «Esatto.»
«Tu sai che odio le robe da coppia.»
«Tipo uscire assieme, mangiare assieme, guardare la TV assieme?» Math sorrise quando Kier annuì. «Quindi quello che facciamo da sempre non ti è mai piaciuto farlo?»
Lo sguardo confuso di Kier lo fece ridere. «Vero, siamo una cazzo di coppietta da quando ci siamo conosciuti, mi hai fregato. Lo fai sempre.» Sospirò, la serietà degli ubriachi nello sguardo. «E va bene, ti do questa cazzo di possibilità. Vediamo se mi innamoro di te. Non mi sono mai innamorato, però. Come faccio a capire se ti amo?»
Mathias sorrise, ridendo. «Quello lo devi sapere tu.»
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Amore Cieco
ChickLitMathias, Capo Famiglia dei Lazzari, manda Kieran, il suo miglior uomo, a fare una consegna pericolosa al Dannemora, un carcere di massima sicurezza. Quando Kieran ne esce però tra loro qualcosa cambia, i rapporti di una vita mutano e quello che non...
