Capitolo 2

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Una settimana trascorsa a lavorare fianco fianco di quel rosso impertinente, e Mickey non riusciva a fare a meno di pensare a quanto fosse irritante quel ragazzo.
E sexy.
Ma questo era un pensiero che cercava di scacciare non appena invadeva la sua mente.
I continui battibecchi tra i due erano diventati argomento di discussione, e di risate, del resto dello staff.
E cazzo. Questo faceva innervosire Mickey molto più di quanto già quel ragazzo non facesse.

Ian dal canto suo, pensava lo stesso di Mickey.
Continuava nonostante questo ad essere gentile con lui.
In uno strano modo, gli piaceva l'aggressività del ragazzo, lo faceva sentire vivo in qualche modo, lui che era sempre stato trattato con i guanti solo ed esclusivamente per via di suo padre, personaggio parecchio rispettato da quelle parti.
Suo padre.
Il principale problema della sua vita.
Suo padre, che voleva che Ian fosse come lui.
Che voleva che seguisse le sue orme.
Che sicuramente lo avrebbe ripudiato se avesse anche solo immaginato il suo orientamento sessuale e cosa davvero aveva intenzione di fare della sua vita.

In qualche strano modo, che i due ragazzi ancora non conoscevano, erano uguali.
Uguali e testardi
Uguali e orgogliosi
Uguali e incasinati
Uguali e gay.

I loro occhi si incrociavano ogni mattina, e cazzo se erano belli i suoi occhi.
Mickey non lo avrebbe ammesso.
Non ad alta voce comunque.
E probabilmente Ian, avrebbe avuto una fidanzata la fuori da qualche parte.
Una di quelle che si veste bene e si sveglia presto la domenica mattina per partecipare alla messa.
Ma comunque, che cazzo gli fregava se fosse gay o meno.

"Sei di nuovo in ritardo Gallagher cazzo"
Urlò Mickey agitando le mani in aria non appena Ian varcò la soglia della porta.

"Sei sempre cosi gentile Mickey"
Rispose lui con un ghigno sul viso.
E i tuoi occhi sono cosi incredibilmente belli Mickey.
Non glie lo avrebbe di certo detto.
"Vado a cambiarmi"

"Sarà meglio". Il tono della sua voce si era notevolmente abbassato, quasi, addolcito.
Che cazzo mi sta prendendo. Cazzo Mickey un po' di dignità.
Scosse la testa.

La giornata trascorse come sempre, discussioni, battute fuori luogo, e frecciatine fastidiose.
Uno nei confronti dell'altro.
O almeno questo era ciò che pensavano entrambi.

Mickey era fuori dalla porta dopo 9 ore di turno sfiancante. Intento ad accendersi quella sigaretta che bramava da dio solo sa quante ore.
Quando una voce dietro di lui, audace e non esitante arrivò alle sue orecchie come quasi un cazzotto in pieno viso.
E Mickey sapeva benissimo, cosa si provasse dopo un pugno scaraventato sulla faccia senza che tu nemmeno te ne accorga.

"Se non fossi così incredibilmente stronzo, penserei che stai flirtando con me".
Sorrise. Anche se Mickey non fu in grado di vederlo.
Le braccia conserte in attesa di una risposta che non arrivò.

Proseguì sulla sua strada Mickey.
Senza voltarsi.
Senza rispondere.
Senza picchiarlo o mandarlo affanculo anche solo con il suo dito medio.
Nemmeno lui fece caso al fatto che l'angolo della sua bocca si alzò leggermente mentre aspirava il fumo.

Tornò a casa e non smise di pensare a quelle parole.
Non voleva di certo pensarci.
Ma non riusciva nemmeno a scacciare via l'idea che Ian avesse pronunciato quelle parole perché forse anche a lui piacevano i ragazzi.
Magari sarebbe una scopata facile.
Magari potrei solo sbattermelo.
Ma cazzo i ragazzi di chiesa non sono di certo tipi da botta e via.
Mickey si. Mickey lo era.
Non era il tipo da incastrarsi in relazioni, nessun tipo di relazione, soprattutto sentimentale.
In realtà non sapeva nemmeno cosa volesse dire.
Perché cazzo stava facendo di quei pensieri poi. Non era in grado di capirlo.
Andò a dormire con il sorriso di quel ragazzo dai capelli rossi nella testa.
Dopo aver evitato di farsi una sega.
Aveva paura che avrebbe immaginato le grandi mani di qualcuno avvolte intorno alla sua erezione.
E non poteva di certo permetterselo.

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