Una lieve pioggerella estiva. Ecco cosa mi ha svegliato dal mio sogno meraviglioso. Piccole gocce cadono sulla terrazza della stanza d'albergo e le sento, veloci, come se stessero rincorrendo qualcosa o qualcuno per finire poi sfracellate al suolo. Morte per il disperato bisogno di raggiungere qualcuno. Un po come me. Esatto, morire per afferrare ciò che ci fa vivere.
Il temporale non vuole fermarsi nonostante tempo prima ci sia stato il sole. Tempo prima si ma quanto tempo?
Da quanto io e Ignazio siamo in questa stanza a gustarci a vicenda? Quanto sarà passato? Minuti, secondi, ore?
Non lo so. Vorrei controllare ma il suo braccio poderoso mi tiene ferma, mi blocca.
Il suo respiro e tenue e calmo, tipico di chi dorme.
Almeno spero che dorma. Sono stata colta da una nube di imbarazzo.
Il mio cervello non si abitua alla sensazione di essere stata sua.
Chiudendo gli occhi mi sembra di rivivere quei momenti in cui eravamo una cosa sola, unica, inseparabile.
È stato dolce con me. Ha fatto tutto con tale dolcezza.. È stato così delicato in ogni singola carezza, in ogni singolo bacio.
E dopo che abbiamo concluso mi ha guardato.
Io sorridevo e trattenevo a stento una risata dettata dalla pura felicità e appagamento. Lui era preoccupato.
"Stai bene?"
Mi ha chiesto.
Ho sorriso, annuendo come una bambina, vigorosamente.
"Mai stata meglio"
Ho risposto senza esitazione.
Ha ricambiato il mio sorriso.
Mi ha abbracciato e baciato la fronte. Così si è addormentato.
"Scusa mary ma sono così stanco.."
Il tono usato in Quella frase mi ha fatto intendere che non era stanco perché aveva appena fatto sesso, ma era stanco delle responsabilità è dei pensieri. Stanco della vita che fa, stanco delle preoccupazioni e delle difficoltà.
Beh, se per lui sono stata solo una valvola di sfogo, se per lui sono stata utile per farlo sentire per un po felice, allora così sia, non me ne pento.
Con me lui ora, è stato felice. È questo basta a rendere felice anche me.
Il modo in cui mi ha stretto, accarezzato, baciato. Credo di non poter mai più vivere emozioni come quelle. Credo di non poter mai dimenticare quegli occhi marroni che con una intensità devastante si fissavano nei miei. Facevano così tante domande quegli occhi e pretendevano risposte che io non sapevo dare.
Come dimenticare quella meravigliosa bocca, stretta tra i miei denti, morbida, calda, quasi ad implorarmi di stringerla sempre di più, fino a chiedermi di ferirla tanto era buona.
Come dimenticare quelle spalle forti che mi sorreggevano, che mi proteggevano.
Come dimenticare la sua fronte imperlata di sudore, luminosa e corrucciata.
Come dimenticare i versi, le parole, i gesti.
Non potrò mai dimenticare nulla di lui.
Gli accarezzo i capelli mentre continua a dormire, beato e dolce.
Non oso immaginare l'inferno che ha dovuto passare, il dolore che gli attanaglia il cuore, l'amaro in bocca di aver preso conoscenza della inganno più devastante della sua vita.
Poi la perdita di una vita che sentiva già sua, la probabilità di poterla stringere e sentirsi chiamare papà.
Come potrà sopportare tutto questo.
Il suo respiro si fa irregolare e inizia ad agitarsi su di me.
Sussurro che va tutto bene accarezzandogli i capelli e le spalle con la punta delle dita.
I muscoli del collo si rilassano ma continua ad agitarsi.
Trema quasi.
Sintomi di un brutto sogno.
Si agita di più.
Mi spaventa.
Forse dovrei svegliarlo.
Prima che io possa fare qualunque cosa però lui scatta in avanti.
Si alza subito, velocemente da me.
"Alessandra!"
Grida.
Ha il fiatone ed ha sudato tantissimo negli ultimi cinque minuti.
Ha gridato il suo nome. Quel nome.
Il nome della maledetta che lo ha ingannato.
Gli metto una mano sulla spalla per cercare di consolarlo.
Mi guarda e i suoi occhi mi fanno venire un nodo allo stomaco.
La pelle d'oca ha attaccato le mie braccia e le mie gambe.
È terrorizzato.
Lo vedo dal suo sguardo, dalla sua espressione.
Ha tanta paura.
"Ignazio"
Dico spaventata con le lacrime agli occhi.
Stringe i suoi meravigliosi occhi color terreno e torna a guardarmi.
Si sta lentamente calmando.
"Mi..mi dispiace tanto Mariagrazia."
Sussurra queste parole.
È ancora spaventato.
Senza pensarci oltre lo stringo.
Siamo seduti.
Mi metto a cavalcioni su di lui in modo da sovrastarlo.
La sua testa e sul mio collo e io con le poche forze che ho lo stringo.
"Era solo un incubo. Solo un brutto sogno. È passato."
Sussurro al suo orecchio.
"Non è passato.. Lei mi ha ingannato. Lui non è mio"
Il suo tono è alto ma attutito dal fatto che ha il viso incassato nel mio collo.
"Shh.. Non fare così."
Gli accarezzo quei capelli meravigliosi che si ritrova.
"Non lasciarmi"
Impone.
Serio.
Preciso.
Irremovibile.
Sicuro.
Indiscutibile.
Gli sorrido e lo stringo di più.
Non avevo alcuna intenzione di farlo.
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Fanfiction"non ci arrivi da solo perché so quanti anni ci separano? Non ci arrivi da solo a capire perché diavolo ti rispondo male di continuo, o perché conosco alla perfezione ogni tuo tatuaggio? Non ci arrivi da solo a capire perché diavolo non riesco a gua...
