5 Luglio. Ore 23:00 p.m. Scottsdale, Arizona.
Buonasera Ro del futuro.
In questo momento ti starai domandando per quale motivo sono così di buon umore dopo la lettera furiosa di ieri. Sono pronta a spiegarti tutto.
Come ti accennavo ieri, questa mattina mi sono dovuta alzare presto perché papà ieri sera mi ha messa in punizione dopo cena perché avevo risposto male a Stephanie. Non volevo farlo, ma ero furiosa con Lewis e ogni volta che lo guardavo ignorarmi mi infuriavo ancora di più. Quindi oggi sono stata dalle sette di questa mattina fino alle due, quando sono andata a pranzo, a strappare le erbaccie del giardino e a spazzare l'asfalto e le panchine impolverate. Ho dovuto anche lavare i vasi e innaffiare i fiori. Che schifo il giardinaggio!
Ma poi è successa una cosa che ha reso la mattinata speciale. Erano circa le otto e mezza ed ero presa a strappare quelle stupide erbaccie e a gettarle in un secchio quando udii una voce maschile. "Come va, giovane contadina?" era ovviamente Lewis.
Mi giraii di scatto con lo sguardo diffidente, come quello dei gatti quando non si fidano ad riavvicinarsi dopo che hai pestato loro la coda per sbaglio.
"Smettila di fare l'arrabbiata, dai. Tanto lo so che vuoi fare pace con me"
Disse lui con aria strafottente e sicuro di sé.
"Veramente no" risposi io, cercando di essere il più fredda possibile.
"Certo certo... È qui che si buttano le erbaccie?" disse mentre ne sfilava via una senza alcuna fatica, come se avesse tolto una penna da un astuccio.
"Che cavolo stai facendo?" gli urlai in faccia io.
"Ti aiuto, no?"
"Non ho bisogno del tuo aiuto, e ora levati dei piedi prima che ti dia un calcio dove ti senti meglio" non avevo mai detto nulla di simile con aria così disinvolta. Ero così fiera di me. Sì esatto, fiera. Mi piace troppo questa Roxanne sicura di sé e che reagisce, senza farsi mettere i piedi in testa.
"Come hai detto scusa?" domandò lui spiazzato.
"Ho detto che te ne devi subito andare se non vuoi stare piegato in due dal dolore per una ventina di minuti"
"Ah sì?" disse quindi lui con aria fintamente comprensiva. A quel punto si girò di scatto facendo cadere a terra le erbaccie appena strappate, mi prese per la vita e mi tirò sulla spalla. Iniziai a urlare e a lanciare calci nel vuoto, ordinandogli disperatamente di farmi scendere. Iniziò così a correre con me sulla spalla e, non so per quale idiota motivo, mentre gridavo e imploravo di farmi scendere, ridevo. Ridevo divertita. Ridevo così tanto che non mi accorsi nemmeno che il giovane che mi teneva cadde per terra sul prato, facendoci rimanere uno sopra l'altro. Io ero praticamente sdraiata sul prato e lui era sopra di me. Sentii la sua possente presenza su di me e mi sentii al sicuro. Lewis voltò il viso e le nostre bocche erano a nemmeno tre centimetri di distanza. Ci guardammo negli occhi e restammo in quella posizione per qualche istante, fino a quando non fu il rumore di un vaso che cadde a terra da un tavolino che ci fece staccare di scatto. Ci ritrovammo quindi seduti un po' storditi, entrambi con il fiatone, lui per la corsa e io per lo spavento ma soprattutto a causa del mio cuore che batteva forte nel mio petto senza pietà.
Dopo aver ripreso fiato entrambi, lui riprese la conversazione.
L : stai bene?
R : sì...
L : è stato divertente, no?
In quel momento i miei occhi si spensero. Non poteva essere stato solo divertente per lui. Non poteva ignorare quello che era successo. Sembravamo una coppia di due giovani ragazzi innamorati e invece siamo due cugini in piena tempesta ormonale che non stanno capendo nulla di quello che sta accadendo loro.
Mi alzai quindi in piedi e senza dire una parola tornai dalle mie care erbaccie, fin quando una mano grande e calda mi prese il braccio e mi fece voltare.
L : ehy, aspetta... Non è stato solo divertente per me. Ho provato un'emozione fortissima quando ci siamo ritrovati faccia a faccia, quando le nostre bocche si sono sfiorate. Una sensazione ancora più forte di quando ti ho baciata l'altra sera. Fino a ieri sera ero convinto che l'avessi fatto perché ero confuso e in disperata ricerca di un gesto d'affetto, ma ora ho capito che non è così.
R : che vuoi dire?
L : Ro, io con te sto provando emozioni che non ho mai provato. Ho avuto tante ragazze nella mia vita ma non mi sono mai sentito veramente innamorato. Non credo di essermi mai innamorato di qualcuno, fino a cinque minuti fa.
Spalancai la bocca. Non sapevo che dire. Rimasi in palata, tremavo e avevo paura che le gambe avrebbero ceduto da un momento all'altro.
R : quindi mi stai dicendo che...
L : che sono innamorato di te. Sí Ro, sono innamorato di mia cugina.
Fine undicesima lettera di Roxanne. (Parte 1)
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Ehy ciao a tutte/i. Questa è la prima parte del mio romanzo e spero vi piaccia. Ci ho messo molto a pubblicarlo ma spero che avrà lettori che si appassioneranno alla mia storia. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e cosa volete che io modifichi. Potete dirmi quello che volete. Accetto anche critiche se costruttive.
A presto <3
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When the sun sets
Romance"Dalla mia bocca non uscirono parole, non emisi alcun suono. Quelle parole mi investirono come un treno, lente ma intense. Ci impiegai un po' a comprenderle ed a realizzarle. Chiusi gli occhi, sospirai, aprii gli occhi, lo guardai, mio cugino." Q...
