Chapter 6.

8 3 0
                                        

-Potresti lasciarmi il tuo numero? Sai, in caso di emergenza.- sembrava più una supplica che una richiesta.
Poco convinta, presi il telefono dalle sue mani e gli scrissi il mio numero, memorizzandomi come "Scott".
-Sul serio?- fece guardando il display del suo telefono.
-Sì.- mi limitai a dire.
Chiusi lo sportello ed entrai in casa. Trovai mia madre che si allontanava furtivamente dalla porta a vetri.
-Mi spiavi? Davvero mamma? Qual è il tuo problema?- chiesi scioccata.
-Non rivolgerti così a tua madre. Comunque sono in casa mia e sono libera di fare come mi pare.- disse e andò via.
Salii in camera mia e accesi il laptop. Cominciai a fissare nuovamente la pagina bianca, per cercare, ancora una volta, di fare il compito di scrittura creativa. Ma come avrei mai potuto concentrarmi? Negli ultimi quattro giorni era successo veramente di tutto: avevo ucciso un uomo, ero scappata con Wade, il cadavere di Steven era stato ritrovato, gli altri erano in preda al panico e anch'io lo ero. Quindi, come avrei potuto pensare ad un inutile compito da nulla, quando la mia vita stava andando in pezzi?
Chiusi arrabbiata il laptop e mi stesi sul letto.
"Che fare?" pensai, era compito mio risolvere le cose dal momento che avevo preso il controllo. Mi rigirai per quello che sembrò un tempo infinito, poi il mio telefono vibrò. 

"Cosa pensi di fare ora?" un numero che non avevo, doveva essere Wade.
"Non lo so, lasciami in pace!" poggiai il telefono sul comodino, ignorando la notifica arrivata quasi subito.

Continuai a rigirarmi nel letto, fino ad addormentarmi. Mi svegliai dieci minuti prima che suonasse la sveglia, com'ero solita fare quando andavo a dormire in un orario normale. Mi alzai dal letto, mi vestii e scesi di sotto a fare colazione. Mentre mangiavo la mia solita brioche al cioccolato controllai i messaggi, erano tutti di Wade. In uno mi diceva di non essere antipatica, nell'altro di non ignorarlo, che doveva sapere e altre cose che non mi interessavano. L'ultimo risaliva a due minuti prima, mi intimava di uscire imprecando come una signorina. 
Uscii di casa e Mel mi venne in contro scodinzolando ed io lo accarezzai, per poi dirigermi verso l'auto di Wade. Aprii lo sportello e mi infilai dentro, come se fosse una cosa che facevo da sempre.

-Non avevi detto che non mi avresti più accompagnata a scuola?- risi guardandolo.
-Buongiorno anche a te, Scott.- rise anche lui -Comunque sì l'avevo detto, prima che succedesse tutto il casino.- disse tornando serio. 
-Già, per un secondo mi ero dimenticata di tutto lo schifo successo.- guardai fuori dal finestrino -Ma ad ogni modo, non dirà nulla la tua ragazza vedendoti accompagnarne un'altra a scuola?- feci, quasi come se mi importasse davvero. 
-Lei ha la sua auto, non vuole che l'accompagni. Tra l'altro conosco le sue abitudini, so a che ora arriva a scuola.- continuava a guardare la strada.
-Anch'io ho la mia auto, eppure mi porti comunque a scuola. Non dovrebbe essere una cosa da fidanzati? Voglio dire, non è così che funziona?- per la prima volta stavo davvero facendo conversazione con Wade, come se fosse uno dei miei più cari amici.
-Sì, credo di sì. Generalmente dovrebbe essere così suppongo, ma Sasha è diversa.- si limitò a dire. Ma come? Era solito fare così tante domande, mentre quel giorno sembrava così disinteressato. Nessuno dei due parlò più per il resto del tragitto e, una volta arrivati, scesi senza salutare. Ormai aveva capito come andavano le cose, così non si ostinava più a riprendere i miei comportamenti. Andai verso Rachel che era infuriata.
-Che succede?- le chiesi guardandola attentamente.
-Sono davvero arrabbiata. Sul giornalino hanno sul serio messo quella mia foto compromettente. -
Vedendo la mia espressione interrogativa, si infuriò ancora di più.
-Ma mi ascolti quando parlo? Quella foto lì, quella compromettente di me sudata che faccio educazione fisica.- sbuffò pesantemente.
-Oddio Rachel, fammi dare un'occhiata.- dissi rassegnata.
Mi passò il giornalino con un'espressione affranta, mentre con l'altra mano mi indicava la foto incriminata. Aveva decisamente esagerato, era perfetta. Mi sembrò di aprire una di quelle riviste sportive, in cui vengono pubblicizzati i completi da sport. Aveva un'espressione concentrata e la postura curva di chi aspetta la palla, per mandarla aldilà della rete. I suoi capelli rossi erano legati in una mezza coda e gli occhi verdi fissi in un punto, sembrava una modella.
I miei tentativi di dissuaderla furono vani, la persi mentre andava alla redazione per protestare. Certe volte i suoi problemi mi sembravano così stupidi, poi mi ricordavo che erano quelli che avrei dovuto avere anch'io. Rachel mi piaceva proprio per questo, riempiva quel vuoto che era la mia adolescenza, mi riportava all'età che avrei dovuto dimostrare. 

Durante la pausa pranzo non trovai Rachel ad aspettarmi, era impegnata a fare il provino per la recita teatrale, così raggiunsi gli altri. Stavamo tranquillamente pranzando, Grace e Vance parlavano di qualcosa a proposito della loro lezione di letteratura francese; mentre io e Carter avevamo la stessa espressione annoiata, quella di sempre. Presi il mio telefono e incominciai a cercare notizie sull'omicidio di Steven e ne trovai una di pochi minuti prima.

"Ritrovata a pochi metri dal corpo, una pistola calibro ventidue con silenziatore artigianale. Secondo un primo esame della balistica, si tratterebbe proprio dell'arma del delitto."
Risi, pensando che oltre a quello non avrebbero scoperto nulla, dato che portavo i guanti. Saltai la parte in cui parlavano di Steven, conoscevo fin troppo bene quel rifiuto umano. 
"Analizzando il telefono che aveva addosso, non si è potuto scoprire molto. L'uomo utilizzava dei prepagati e, il telefono usato al momento della sua morte, era stato appena acquistato. Niente numeri e niente chiamate ma, l'ultima cella agganciata ha indirizzato la polizia verso una nuova pista."

-Porca merda!- mi alzai urlando forse troppo forte, dal momento che tutti si girarono a guardarmi. Mi guardai intorno, guardando male tutti quanti, poi tornai a sedermi. 
-Che succede?- sussurrò imbarazzata Grace, mentre si guardava intorno. 
-Abbiamo poco tempo per svuotare la tana, sperando che la polizia non sia già lì.-
Ci alzammo e, con noncuranza, uscimmo da scuola. Entrammo nell'auto di Carter, che sfrecciò verso la tana.
-Lascia l'auto dietro al vicolo, in modo che non ci veda nessuno e che possiamo prendere le strade secondarie.-
Fece come gli dissi ed entrammo nella tana. Guardai tutti attentamente, come se stessimo progettando la rapina più importante di sempre.
-Carter, Grace: voi vi occuperete di portare via qualsiasi cosa di nostra proprietà; mentre Vance, porterai fuori la droga.- dissi autoritaria.
-E tu? Guardi?- mi chiese Vance, come se volesse disintegrarmi.
-No, idiota senza cervello, io pulirò tutto con la candeggina, in modo da cancellare le impronte.- mi voltai per cercare l'occorrente, ma poi mi ricordai di una cosa -Ah, usate i guanti di lattice e portate via la scatola, su cui resteranno le impronte.- dissi, per poi mettermi i guanti e incominciare a pulire tutto.
Pulii i mobili, le sedie, il tavolo, le poltrone, il bagno e qualsiasi altra cosa che avessimo potuto toccare. Aspettai pazientemente che i ragazzi finissero, in modo da avere la stanza libera. Spazzai per eliminare eventuali fibre o capelli, poi lavai il pavimento con candeggina e acqua calda, per eliminare le impronte delle nostre scarpe. Mentre ripulivo la maniglia della porta di ingresso, sentii delle auto parcheggiarsi sulla strada principale.
-E adesso?- fece Grace con una voce da bambina. Era terrorizzata, a tal punto che stava per mettersi a piangere. Vance cercò di tranquillizzarla mettendole un braccio sulla spalla, ma lei si ritrasse da lui come se si fosse bruciata. La capivo, dopo quello che le aveva fatto subire Steven, non si sarebbe fatta toccare mai più. 
Carter, il più tranquillo di noi, ci fece cenno di seguirlo. Aprì la porta del retro di un bar poco distante.
-Ciao Adam.- disse salutando il barista.
-Rick.- l'uomo fece a Carter un cenno col capo.
"Come?"
-Rick?- guardai Carter con aria interrogativa.
-Non avrei mai dato il mio vero nome in un posto così vicino alla tana.- fece con aria trionfante.
Lo vidi sorridere, sembrava più giovane. Lo guardai attentamente e, per la prima volta, capii per quale motivo Rachel si fosse presa una cotta per lui. I suoi capelli castani erano troppo cresciuti, ma gli stavano bene. Aveva gli occhi neri e l'aspetto del classico ragazzaccio misterioso, che attira come un magnete le ragazze innocenti come Rachel. 
-Sai anche essere intelligente?- disse Vance ridendo. 
Trascorsero due ore probabilmente, prendemmo qualcosa da bere e parlammo di cosa avremmo fatto da lì in poi; anche se non decidemmo nulla. Mettere l'auto in una strada diversa, si rivelò provvidenziale col senno di poi. Uscimmo dall'entrata principale del bar, entrammo nell'auto di Carter e andammo via di lì, senza guardarci indietro.



The oxymoronDove le storie prendono vita. Scoprilo ora