CAPITOLO OTTO

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Inventare una scusa plausibile per non andare a pranzo dai genitori di Massimo, non fu per niente facile. Quando la sera prima accettai passivamente di incontrare Angelo, non ricordavo neppure che giorno fosse. A un certo punto, persi completamente la cognizione del tempo. Fu per questo che, quando quella mattina Massimo mi svegliò per sollecitarmi a lasciare il letto per prepararmi, ricordai che era domenica e che dovevamo mangiare dai suoi. Per un attimo, mi feci prendere dal panico: se fossi andata a pranzo con Massimo, avrei dovuto spostare l'appuntamento con Angelo; questo voleva dire contattarlo - di nuovo - metterci d'accordo per vederci un altro giorno - di nuovo - e tenere nascosto a Massimo tutto questo - di nuovo. Sentivo già la coscienza abbastanza sporca per tutte le menzogne che gli stavo raccontando nell'ultimo periodo; e non volevo aggiungere altri sensi di colpa a quelli già esistenti.

Così mi alzai dal letto e andai correndo in bagno dove, per risultare credibile, applicai sul viso un fondotinta che avevo in casa e che non usavo mai - un acquisto sbagliato - perché era troppo chiaro per la mia pelle e mi rendeva bianca tipo morta.

Mi sembrò un piano perfetto finché rimasi chiusa in bagno a esercitarmi sul discorso da fare a Massimo, ma quando uscii e gli dissi che non mi sentivo bene - forse a causa di un virus - cominciò a preoccuparsi, giustamente, e disse categoricamente che non sarebbe andato a mangiare dai suoi e che non mi avrebbe lasciata a casa da sola con la febbre.

Stava per venirmi sul serio per l'esasperazione, ma alla fine riuscii a convincerlo; promettendogli un centinaio di volte che se mi fossi sentita male, avrei immediatamente telefonato per avvertirlo.

Per non farmi prendere dall'ansia - a casa il tempo quella domenica non passava mai - decisi di presentarmi sul luogo concordato con Angelo per vederci molto prima dell'ora che avevamo deciso. Così alle quindici e trenta mi ritrovai già davanti all'anfiteatro del parco le Cascine. Tornare lì fu un duro colpo per me: avevo passato interi pomeriggi su quei gradini con Angelo, quando volevamo uscire e stare all'aria aperta. Quel parco aveva visto nascere la nostra storia; aveva visto il nostro primo bacio; le prime carezze; la prima volta che, timidamente, ci confessammo il nostro amore.

Decisi di andare prima anche per questo: perché sapevo che mi avrebbe fatto effetto tornare lì e volevo arrivare prima di Angelo per "calmarmi" un po' e fingermi rilassata quando fosse arrivato. Ma purtroppo, mi rovinò i piani; perché lo trovai già lì, seduto su quel gradino ad aspettarmi.

Quella visione non fece altro che peggiorare la situazione. Anche quando stavamo insieme, lui arrivava sempre prima e mi aspettava pazientemente dove si era sistemato in quel momento. A volte mi intestardivo e gli davo appuntamento al parco per non andare con lui e prendere così la macchina: quando finalmente presi la patente, sentii il bisogno di essere indipendente e inoltre, volevo abituarmi ad andare in giro con la macchina da sola, nonostante avessi paura.

Mi avvicinai silenziosamente e mi fermai a pochi passi da lui. Non riuscivo a parlare. Sembrava tutto così familiare e così... giusto, che mi fece male.

<<Hai sempre pensato che non ti sentissi arrivare>> esordì d'un tratto; facendomi trasalire per lo spavento. <<Ma sapevo sempre quando arrivavi e sapevo che ti fermavi a osservarmi. Anche se girato di spalle, riuscivo a percepire il momento esatto in cui i tuoi occhi si posavano su di me. Non te lo so spiegare, ma... come è successo anche adesso, il mio corpo percepiva la vicinanza del tuo.>> Non si girò neppure una volta a guardarmi; e io non mi mossi di un solo passo da quando iniziò a parlare, ma la sua voce assorta; il modo in cui stava raccontando quelle cose, mi fece immaginare il suo sguardo perso nel vuoto. <<Tu arrivavi e ti fermavi dietro di me per un po'. Poi ti avvicinavi lentamente e mi mettevi le tue mani perennemente fredde sugli occhi e mi chiedevi chi fossi.>> Rise piano, facendo una piccola pausa, poi continuò. <<Come se potessi avere anche solo un piccolo dubbio. È questo che succede quando incontri un'anima affine alla tua: si rimane collegati per sempre. Inesorabilmente.>>

Le vie del cuoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora