Dopo pranzo Paul mi invita nel suo studio, assieme ai Gallagher. Ovviamente lo studiolo somiglia più a una biblioteca e, come ogni stanza, è caratterizzato da ampi spazi vuoti spesso decorati con grandi tappeti persiani, liberie a parete e libri a perdita d'occhio, un'appropriatissima tavola da biliardo ed infine la scrivania delle dimensioni di un armadio.
Ci sediamo sulle poltrone, noi tre avvocati da una parte e Paul ovviamente dall'altra.
"Cara Elizabeth" inizia Paul.
La situazione mi inizia a puzzare, specialmente perché da un po' ha smesso di chiamarmi Liz.
"Ti ho invitata a Los Angeles per una proposta, un accordo."
"Ah sì?" La cosa non mi piace per niente.
"Ho sentito che sei fidanzata." Ci gira attorno.
"Dipende cosa intendi per fidanzata, frequento qualcuno, sì."
"Vi sposerete?"
"Non so, lo spero... Paul, dove vuoi arrivare?" sono perplessa. Isaac ed io siamo anni luce lontani dal matrimonio.
"E Katherine?"
"Katherine cosa?"
"Ha qualcuno? Ha dei progetti per il futuro?"
"Non che io sappia, non... credo. Paul, è un terzo grado?" Ironicamente, è il lavoro di Kat fare così tante domande. E anche il mio.
"Io ed i miei amici, qui, volevamo presentarti un contratto." Fa cenno a Mike Gallagher di proseguire.
Mike mi porge un documento il cui oggetto è Contratto di Vendita 38 Weisson Street, Mayland, NY.
"Che cos'è questo?!" Sono sconcertata.
"È un contratto di vendita, signorina Johnas. Noi e suo fratello siamo qui per stipulare un accordo con lei."
"Liz," ritorna informale "papà è morto da tanto tempo ormai, quella casa non è più indispensabile."
"Ma, Paul! Non possiamo venderla! Prima di tutto, è la prima e unica casa di papà e mamma, ha un valore affettivo, e poi, io e Kat dove andremmo a vivere?"
"Oh, ma quello è l'ultimo dei vostri problemi! Ho appena acquistato due ville perfettamente nuove a Malibù, una per te ed il tuo fidanzato e una per Katherine."
"Cosa? Hai già architettato tutto? Non so nemmeno se Isaac sarebbe disposto a convivere, è presto!" C'è troppa puzza di bruciato. "Tu cosa ci guadagneresti?"
"Spiacente, questo è riservato. Ma pensa a ciò che guadagnereste voi: Katherine lavorerebbe nella squadra omicidi di Los Angeles..."
"E noi ti offriremmo un posto nel nostro studio e una promozione" lo interrompe Jack.
"Inoltre," continua Mike, "l'intero studio Gallagher riaprirebbe il caso Johnas contro Staunton, e le assicureremmo la vittoria."
Il mio cuore si spezza.
"Questo significa che... Katherine otterrebbe la custodia di Steve?"
"Assolutamente, si da il caso che abbiamo prove contro Erick Staunton" è la risposta pronta di Jack Gallagher.
"Paul, perché non hai invitato anche Kat? Mi poni in una situazione difficile, dovrebbe avere il diritto di decidere anche lei."
"Perdonami, Elizabeth, ma mi pare chiara la motivazione."
"Non so sei tu il più adatto a parlare di lealtà. E' vero, Kat non sarebbe stata lucida e avrebbe accettato senza rifletterci, ma, Paul, usarmi a nome mio e suo solo perché la rappresento legalmente è un colpo basso per entrambe. Io... ci devo pensare. Scusatemi."
Mi tornano alla mente brutti ricordi, ho bisogno di uscire e prendere aria. Mi alzo a testa bassa e mi dirigo verso la porta.
"Elizabeth, pensaci attentamente. Hai già rovinato la vita di Katherine una volta, cogli l'occasione per rimediare." Paul si alza.
Queste ultime parole di mio fratello mi feriscono nel profondo, ma ha ragione.
"È una colpa a cui non potrò mai porre rimedio, Paul."
Sto per afferrare la maniglia della porta, quando qualcuno bussa da fuori. Cerco l'approvazione di Paul con lo sguardo per aprire la porta, e lui annuisce.
Una bambina con tantissimi capelli color rame mi si presenta davanti. È bellissima, ha due occhi grandi e verdi, indossa un'abito azzurro perfettamente su misura e tiene uno zainetto rosa sulle spalle. Mi squadra, incuriosita, con un foglio di carta in mano.
"E tu chi sei?" mi chiede.
Il che mi fa ridere, ma non ho il tempo di formulare una risposta che mio fratello da dietro tuona:
"June! Quante volte ti ho detto che non puoi venire qui? Sto lavorando! Non mi puoi disturbare in ufficio."
La piccola è mortificata, ma non si scoraggia:
"Scusa papà, è che oggi a scuola ti ho fatto un disegno! Vuoi vederlo?" allunga il foglio verso Paul, per farglielo vedere.
"June, ora non posso, come vedi sto lavorando. Me lo mostri a cena, va bene?"
"A cena? Ma manca tanto tempo prima di cena!" esclama June, delusa.
"Tesoro, posso vederlo io?" oso intromettermi.
"Ma tu chi sei?" torna alla domanda originale.
Sorrido, intenerita. "Sono Elizabeth, piacere di conoscerti." Le porgo la mano, lei contraccambia. In seguito mi dà il disegno.
"Elizabeth se ne stava andando" Paul si avvicina, rovinando il sorriso di June. "Puoi tornare ai tuoi appartamenti, qui me ne occupo io, grazie." dice a me.
Do uno sguardo al disegno, che rappresenta una bambina con il papà, entrambi con i capelli esageratamente rossi.
"È bellissimo, June." Le sorrido. "Paul, ora è piccola, ma sarà grande presto. Non fare lo stupido e non lasciartela scappare. A quanto pare siamo in due ad aver sbagliato." Gli do il disegno e me ne vado.
Caro Paul,
ho pensato a lungo alla tua offerta, ma non posso permettermi una tale scelta, è un grosso peso per me, e una situazione difficile da affrontare.
Non sei stato leale, hai deciso di non puntare sulla debolezza di Katherine, bensì sui miei sensi di colpa. Non cederò al tuo gioco.
Riguardo a June, sii presente nella sua vita, come papà lo è stato nella nostra. Non prendere ispirazione dalla mamma. E' una bambina bellissima, forte ed intelligente, si merita il meglio.
Ascolta le mie parole, tua
Elizabeth
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June
Ficción GeneralJune vive in un'enorme villa a Los Angeles, padre medico, madre attrice; in mezzo alle migliori comodità, non si sente a casa, tanto che un giorno, in seguito ad una serata andata male, è costretta a fuggire.
