Soli contro il mondo

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Shinichi, dopo i suoi ultimi due giorni di ricovero fu finalmente dimesso dall'ospedale, con mille raccomandazioni da parte del dottore di non fare sforzi per almeno altre due settimane, in modo che i punti si asciugassero da soli.

Dovette passare una settimana perché anche Ran seguisse l'esempio del ragazzo. Fortunatamente non aveva avuto nessun trauma cranico compromettente e, non appena si fu risvegliata dal coma fu un miglioramento continuo: i dottori si erano quasi stupiti della rapidità con cui migliorava la salute di quella ragazza, non sapevano che Ran era tenace, qualsiasi cosa le toccava affrontare.

Appena uscita dall'ospedale trovò la macchina nera di Makoto Kyogoku che l'aspettava, dentro vi erano il ragazzo e Sonoko che, appena vide l'amica uscire dalle porte di vetro scorrevoli dell'ospedale, aprì la portiera dell'auto e scese abbracciandola contenta.

«Oh Ran, finalmente sei fuori. Non mi devi far prendere più colpi del genere è chiaro?» la rimproverò l'amica bionda che la stava ancora abbracciando.

Lei ricambiò quel gesto d'affetto e quando si staccarono rispose con un dolce sorriso.

«Sonoko... Lo sai come sono fatta. Non posso stare lontano dai guai per più di qualche giorno.»

Le due amiche scoppiarono a ridere, poi Sonoko lanciò la sua solita frecciatina da cupido.

«Sì sì, e come se non lo so... Anche il tuo maritino ha il tuo stesso problema da attira guai... Forse è per questo che siete fatti l'uno per l'altra.» disse e a quelle parole Ran arrossì vistosamente, dopodiché salirono entrambe in macchina.

«Ti accompagno a casa, Ran?» chiese Makoto, rivolto alla ragazza, che si era appena seduta sul sedile posteriore.

«No no, se non ti dispiace vorrei prima passare a villa Kudo.» rispose lei.

«Hai capito la nostra Ran? Prima l'amore e poi la famiglia...!» fece Sonoko prendendola ancora in giro, mentre lei, dietro, fece finta di non sentire e mandò un messaggio col suo cellulare a suo padre e sua madre, rassicurandoli che stava bene e che sarebbe tornata più tardi.


Quando suonò il citofono il ragazzo era seduto sul divano a guardare un po' di tv, si alzò e andò direttamente ad aprire il portone.

Il suo cuore si riempì di gioia quando vide proprio Ran al cancello di casa sua. Percorse velocemente il vialetto fino ad arrivare alle sbarre di ferro del cancello che aprì subito, con un sorriso da parte a parte accompagnò le sue parole di sollievo.

«Ran, ti hanno dimessa! Sono davvero contento!»

«Era vero?» chiese Ran ignorando completamente le parole del ragazzo.

Era andata prima da Shinichi solo per due motivi e non sarebbe tornata a casa senza delle risposte.

«Cosa?» chiese il ragazzo preso alla sprovvista.

«Quello che hai detto in ospedale!» chiarì lei.

Il ragazzo arrossì, imbarazzato, domandandosi cos'avrebbe dovuto risponderle a quel punto, se aveva davvero sentito tutto non poteva di certo mentire. Si dannò di non avere il coraggio di dire le cose come stavano, poi con la voce tremante cercò di dire qualcosa.

«Beh ecco io... sì insomma io volevo dire che... Quello che ho detto all'ospedale era... era... - sospirò e abbassò lo sguardo - Sì era tutto vero!» disse tutto d'un fiato, come se avesse paura che le parole gli sfuggissero di bocca.

Il silenzio regnò per qualche secondo e non sentendo la sua voce Shinichi alzò lo sguardo incuriosito da che faccia aveva fatto a quella confessione. Quello che vide lo lasciò senza parole, sebbene fosse la cosa più ovvia che si poteva aspettare, la ragazza lo guardava con un dolce sorriso, come se volesse rassicurarlo del suo imbarazzo, poi, senza nessun preavviso, lo abbracciò. In un attimo il ragazzo si trovò le sue braccia attorno al collo e il profumo dei suoi capelli gli inebriò il naso, a quel punto non poté fare a meno di ricambiare e cinse le spalle della ragazza con le sue braccia.

Ricordi di ghiaccio rossoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora