Un tripudio di perchè.

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E librarsi nell'orizzonte atavico di un leggero grigio torpore che imbratta il cielo all'avvenire del tramonto... e lasciarsi cullare dall'infinito racchiuso nel lieve tepore che s'infiltra nella pelle all'accendersi dell'emozione... Cit. Sfavilli.

Sento nella primavera tutto ciò che avrei da esprimere, eppure permane un freddo bluastro ancora affamato. Come il mare ulula l'inquietudine alla luna, in un barattolo di vetro insonorizzato, urla la mia anima graffiata. Sono fatto per restare o per andare? Un attimo mi percepisco corpo, che respira e vortica in un tatto affine al voler ad ogni costo soddisfare ideali, obiettivi, limiti, barriere, passioni. L'attimo seguente sono solo un io meditabondo evaporato dalla gabbia terrena, connesso al mondo, ai problemi dell'essere umano. Un tripudio di perché, colorati di come, in collezioni di quando, si degradano al suolo in una pioggia di arcobaleni teneramente inconsapevoli di ciò che gli si chiede.
Un marasma che affonda i suoi passi nei morsi della follia. Ecco.
Spirito e corpo, uniti e distanti come l'impossibile possibilità di fonderli in eterno. Singolo e disgiunto.

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