Livello quinto e mezzo

120 8 0
                                        

Candy si risvegliò in un letto pulito con le ferite fasciate. Le girava la testa, come se stesse per esplodere da un momento all'altro. Si mise seduta e poggiò i piedi nudi a terra, guardandosi intorno. Vide, in un letto accanto al suo, Mr. Two dormire e agitarsi lievemente. Probabilmente stava avendo un incubo. La ragazza provò l'impulso di svegliarlo e liberarlo da quello stato, ma aveva paura che la realtà fosse ben peggiore, nonostante sembrassero al sicuro. Si osservò e si accorse che aveva ancora indosso il suo vestito, perciò si mise solamente le scarpe, sistemate contro il muro poco lontano da lei, e uscì dalla stanza.

Si ritrovò in un freddo corridoio in pietra. Si strinse nelle spalle e si guardò intorno. Non c'era nessuno, ma sentiva chiaramente qualcuno festeggiare da dietro una porta a una trentina di metri da lei. Si diresse verso quella direzione ed esitò un momento, come quando doveva entrare nella sala del trono di sua madre, non sapendo perché si fosse preso la briga di chiamarla, e prospettandosi il caos come ogni volta. Scosse la testa e riprese il suo tipico coraggio.

Per un attimo non si riconobbe più, non avrebbe saputo spiegare il perché, ma quella realtà la stava cambiando in qualche modo. Era più cauta riguardo qualunque sua scelta, non si buttava a capofitto negli eventi.
Anche la sua iracondia si era affievolita. Eppure aveva affrontato situazioni ben peggiori, no? Missioni ben più pesanti ed esagerate di quella.

Esitò sulla maniglia.

Quando aprì la porta, venne investita da una moltitudine di luci e grida. Si ritrovò in un'enorme sala, stracolma di gente vestita in modo improbabile, con tanto di bancone per i drink, una specie di bar, tavoli, poltrone e un grande palco.

Ma cosa...

Una ragazza vestita da coniglietta e con le calze a rete le circondò le spalle come un braccio e le offrì un bicchiere straripante di liquido rosa, che Candy declinò gentilmente.

-Mi spiace, non bevo.

La verità? Sì che beveva, ma Smoothie le aveva suggerito varie volte di non accettare mai ciò che le offrivano in un posto che non conosceva.

-Dai- la incitò l'altra. -Così ti svegli un po' e ti dimentichi dei tuoi problemi. Mi sembri un po' troppo giù di morale e qui ci stiamo divertendo tutti.

Candy assottigliò lo sguardo -Cosa non capisci della frase "Mi spiace, non bevo"?- calcò.

Stava risalendo la rabbia.

Altri di quelli che aveva riconosciuto come Okama le si avvicinarono e in tono scherzoso le dissero di non fare la difficile e di lasciarsi andare un po'. La piratessa fece per rispondere, quando qualcuno intervenne al posto suo.

-Forza caramelline, lasciatela stare. Violetta-chan è appena sopravvissuta all'incredibile, ha bisogno di rilassarsi e di spazio.

Violetta-chan?

Si girò e vide un uomo, se possibile, vestito in maniera ancora più improbabile ed eccessivamente attillata degli altri. Aveva una folta chioma color indaco ed era truccato pesantemente. I tipi intorno a loro si scusarono e si dileguarono in fretta. Candy lo fissò confusa.

-Tu sei...?

-Invankov, piacere. Ma chiamami pure Ivan, Violetta-chan.

-Allora grazie Ivan, io sono Candy.

Allungò la mano per stringere quella dell'uomo, ma lui la ignorò e invece l'abbracciò.

-Benvenuta, caramellina. Vieni- la invitò. -Sediamoci dove possiamo parlare in tranquillità.

La ragazza annuì e lo seguì, sedendosi su una poltrona in una zona all'estremità della sala, proprio davanti a Ivan. L'altro si schiarì la voce.

-Allora, come ti senti?

One Piece // Intrusione a Impel DownDove le storie prendono vita. Scoprilo ora