chapter twelve.

37 4 2
                                        

Passammo tutta la giornata a visitare posti a dir poco unici. C'era una vista mozzafiato praticamente ovunque, e i miei occhi non smettevano di spostarsi da una parte all'altra. Comprai alcune cose sia per me, che per i miei genitori e per un volta non pentii di aver speso così tanti soldi per roba futile.

[...]

Salimmo sull'autobus e ci spostammo per la foresta di Aokigahara. Durante il viaggio, notai lo sguardo fisso di Shawn su di me e Manu. Il più delle volte, non riuscivo a decifrare la sua espressione, non capivo se fosse arrabbiato, indifferente, triste - se mai quel ragazzo lo fosse stato mai - o felice. Ricambiai l'occhiata per avere una sua reazione come risposta, ma vidi che neanche questo riuscì a fargli distogliere l'attenzione da noi. Ci guardammo per qualche secondo, ma fui la prima - come al solito - a interrompere il contatto visivo. Mi sentivo particolarmente a disagio sapendo che lui mi stava col fiato sul collo, cosa che subito notò Manu. Avvolse il braccio intorno alle mie spalle e mi attirò a sè, lasciandomi un dolce bacio sulla guancia. Io lo abbracciai dalla vita e chiusi gli occhi.

"L'ho visto anche io. È un coglione se crede di avere qualsiasi tipo di rapporto con te."

Sgranai leggermente gli occhi alla sua affermazione, sentii il mio cuore perdere un battito.

"Scusami, ma che intendi?"

Avevo sinceramente paura della risposta. Deglutii.

Lui si avvicinò maggiormente e abbassò il tono della voce per non farsi sentire da orecchie indiscrete.

"È ovvio che vuole portarti a letto, Annie. Non riesci proprio a capirlo?" sospirò, per poi continuare. "Ma sta' tranquilla, io non lo permetterò"

Rabbrividii. Sapevo che era uno di quei tipi, ma pensavo mi odiasse, o qualcosa del genere, dopo tutto quello che è successo da quando ci siamo conosciuti. Dovevo dire, però, che per uno che voleva scoparmi, non si è mai permesso di toccarmi. O almeno non in quel senso.

Guardai il ragazzo accanto a me aggrottando le sopracciglia.

"Manu, non è che stai un po' esagerando?"

"Lo stai difendendo?" mi strappò la parola, allontanandosi col corpo da me e guardandomi quasi alterato.

"No! No, assolutamente. Non sto dicendo che è un santo, ma non possiamo nemmeno giudicarlo senza sapere. Cioè, guardalo. Cerca di stare sempre da solo, non fa nemmeno il donnaiolo con le ragazze più fighe della scuola, perchè dovrebbe volere proprio me?"

Serrò la mascella e spostò lo sguardo avanti a sè. Gli presi la mano per calmarlo, incrociando le nostre dita.

"Perchè è pazzo"

Lasciai sfuggire una risatina.

"Proprio come te"

[...]

Sorseggiai un po' di caffè mentre mi appoggiai ad un albero davanti al falò. Eravamo nel mezzo della foresta e il sole era ormai calato.

"Hey Johnson"

Oh no.

Riconobbi quella voce.

Ma la cosa peggiore, era che era palesemente ubriaco.

Si trattava di Brandon Cooper, il solito belloccio, ricco, che gioca come capitano nella squadra di football della scuola e che si era fatto praticamente i tre quarti delle ragazze.

Mi irrigidii sul posto e strinsi il bicchiere tra le dita, guardando il ragazzo davanti a me.

"Ciao Brandon" mormorai.

I suoi occhi vagarono su tutto il mio corpo e io non mi sentii mai più sporca di così come in quel momento. Ero paralizzata e non sapevo come comportarmi.

"Sai, si dice che in questa foresta avvengono trenta suicidi l'anno, pazzesco eh?"

Rideva, potevo sentire perfettamente l'odore dell'alcol invadermi le narici. Ero disgustata. Riuscii solo ad ascoltarlo.

Si avvicinò maggiormente, e il mio campanello d'allarme scattò, ma mi sentii sollevata quando vidi Shawn avvolgere un braccio intorno alle sue spalle e portarlo via con sè verso un'altra direzione.

"Ora porta il tuo culo dentro il fottutissimo sacco a pelo e rimanici, altrimenti ti assicuro che diventeranno trentuno, i suicidi" disse al suo orecchio, per poi spintonarlo leggermente verso una tenda, per poi guardarmi dritto negli occhi.

Schiusi le labbra sorpresa dal suo gesto e ricambiai lo sguardo, vedendolo poi scuotere la testa.

"Hai ancora bisogno della babysitter, incredibile"

Si mise le mani in tasca e fece per andarsene, ma corsi subito davanti a lui, bloccandogli il passo. Non sapevo cosa stessi facendo, ma quella frase mi fece imbestialire.

"Non credere che io non sappia difendermi. Anzi, nessuno ti ha chiesto di intervenire. Non avevo bisogno di te in ogni caso" incrociai le braccia irritata.

"Davvero? Allora ti lascio a lui" fece un cenno col capo dietro di me, e sussultai girandomi di scatto, quasi inciampando sui miei piedi, ma non vedendo nessuno.

Lui rise di gusto vedendo la mia reazione, così mi innervosii ulteriormente mettendo il broncio.

"Smettila! Sei assolutamente insopportabile!" sbottai, pentendomi subito di quello che uscì dalla mia bocca.

Ritornò serio e si avvicinò bruscamente, sgranai gli occhi quando cercò di..

hidden; shawn mendes Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora