Il cartoccio delle noccioline è vuoto da un pezzo e Pollice lo getta in un cestino dei rifiuti.
«Ti accompagno alla macchina, se vuoi» dice.
Mi sento così abbattuto che non riesco a tirare fuori neanche un filo di voce e mi limito ad annuire.
Ho bisogno della sua compagnia. È tutto il resto che vorrei eliminare: questa serata deprimente, Aladino, i pettegoli, e quelle due ragazze che mi hanno deriso. Come ho potuto pensare che sarebbero tornate qui anche domani sera?
Eppure sembravano così entusiaste e a loro agio, come se fossero nel loro ambiente naturale.
'Ascoltiamo insieme il concerto della Berti' ripeto a me stesso. Come mi è venuto in mente?
Una bella ragazza, così poco è bastato? Orietta, la mia barca sta affondando e tu dovresti sentirti in colpa. Musica indie, dove sarà questo festival? Potrei andarci anch'io, ma temo che dovrei farlo da solo. Pollice è attaccatissimo alla festa di Sant'Ignazio e non ho il coraggio di domandargli se voglia disertare la serata finale. Per me farebbe questo e altro, lo so, ma non me la sento di metterlo di fronte a una scelta simile. Potrei domandare a Giulia se posso unirmi al loro gruppo, ma non sono certo che avrebbe piacere di un mio auto-invito. In fondo però, potrei andarci anche da solo. Quasi, quasi...
Intanto che rifletto, camminiamo mogi.
«Senti un po', ma a voi della Proloco non vi ha sfiorato per niente l'idea di svecchiare un poco la festa?» me ne esco.
Prima di rivolgermi la piena attenzione, Pollice schiva un'elica luminosa che sta atterrando dal cielo. La raccoglie e la restituisce a un bambino che impugna una fionda di plastica.
«Cosa intendi per 'svecchiare'?» mi chiede.
«Non so, tipo coinvolgere qualche artista di strada, destinare le piazzette secondarie a giovani band locali, indire un contest di beatbox, chiamare un complesso rock per il concerto finale...
Pollice scoppia a ridere, ma si ricompone subito, forse memore che questa sera ho già subito abbastanza umiliazioni.
«Ah, Giacomo, non abbiamo abbastanza fondi per tutto questo.»
«Ma scherzi? E quanto vi è costata la Berti? E poi l'unica spesa impegnativa sarebbe per il concerto, ma basta chiamare qualche band che non è più sulla cresta dell'onda per risparmiare un sacco di soldi ottenendo comunque un bell'evento. Tutto il resto si può fare con quattro soldi, dai.»
«Sì, ma alla fine la gente qui vuole sempre le stesse cose. Soprattutto gli adulti e gli anziani. Non c'è spazio per le novità. Loro vogliono il liscio e le cose che gli ricordano la gioventù. Immagina i nostri nonni ad ascoltare dei ragazzi che pompano i suoni di una batteria dentro un microfono. Non capirebbero.»
«Ok, ma c'è anche la nostra generazione. Sarebbe ora di dare spazio anche a un pubblico più giovane. Almeno si potrebbe dedicare una serata al rock e una al liscio.»
«Tu hai ragione, Giacomo, ma dimentichi che le sponsorizzazioni più generose vengono dai più conservatori» dice e fa il segno delle virgolette con le dita.
A questo punto mi arrendo. Potrei continuare per ore e Pollice avrebbe sempre argomenti validi per smontarmi. E tanto, anche se lui prendesse in considerazione le mie proposte, Aladino non lo farebbe mai.
Siamo fuori dalla folla e dal centro storico, ormai e procediamo lungo la strada statale male illuminata dai pochi lampioni funzionanti. Costeggiamo le auto parcheggiate sul ciglio.
Quando intravedo finalmente la mia, strizzo gli occhi, perché mi pare di scorgere una sagoma che ci si aggira intorno furtiva.
Pensare a un ladro mi sembra troppo: chi cavolo cercherebbe di rubare una Punto del duemila e cinque in pessime condizioni? Sarà qualcuno che si è nascosto lì dietro per espletare un'urgenza fisiologica, immagino. Speriamo che non mi abbia pisciato o peggio, vomitato, sulla carrozzeria. Mi accorgo però che quel boogie man si muove in una maniera insolita: fa scorrere una mano lungo la carrozzeria e si piega per osservarla da vicino.
«C'è qualcuno accanto alla mia auto» dico a Pollice.
Lui mi volge uno sguardo da stoccafisso poi lo spinge in avanti, in lontananza.
«Dov'è la tua auto?» domanda.
«Lì in fondo, poco dopo il lampione» rispondo.
Acceleriamo il passo. Quando siamo vicini, ciò che vedo mi fa deglutire qualcosa di acido.
È Aladino. Ci ha adocchiati e si fa trovare erto, con le mani sui fianchi.
Non appena lo raggiungiamo, indica il mio paraurti posteriore.
«Era già ridotto così,» mi fa, «oppure hai avuto un sinistro di recente?»
Faccio finta di non capire di cosa stia parlando.
«Così come?»
Mi avvicino a guardare e lì per lì non trovo nulla di strano. Poi però mi accorgo che il paraurti pende leggermente da un lato e capisco che il mio tentativo di rimetterlo in asse con un calcio non ha avuto effetto duraturo. Di sicuro avrò perso qualche clip nell'impatto e ora non si tiene su.
«Ah!» esclamo. «Sono stato via un anno e nel frattempo l'ha usata mia madre la Punto. Figurati...»
Poi, d'improvviso, il lampo di genio:
«E comunque certo che era così, cosa vorresti insinuare?» domando e carico la frase con dell'aggressività, come se mi sentissi profondamente offeso.
L'espressione di Aladino rimane sospesa in un misto di emozioni che oscillano tra il dubbioso e l'adirato. Serra le mascelle, poi mastica qualcosa di immaginario. Stringe i pugni sopra i fianchi.
«Non insinuo nulla. Però è strano che anche il tuo paraurti sia ammaccato e che il mio sia stato distrutto proprio il giorno in cui sei tornato tu.»
Cioè, non solo sta insinuando che sono stato io a fare il danno, ma pure che l'ho fatto apposta! Che cavolo, ho tutto il diritto di indignarmi allora.
«Ma come ti permetti? Mi stai dando del vandalo e del vigliacco nello stesso tempo!»
«Ma per favore, finiscila di fare la recita» ringhia Aladino. «Per stasera la chiudiamo qui, non ho intenzione di continuare a discutere con uno come te, ma questo non significa che ti permetterò ancora di fare lo stronzetto. Sta' attento, fallito!»
Getta per terra una cosa molto piccola e se ne va.
La raccolgo e scopro che si tratta di una clip metallica. Senza nemmeno provarla nella sua sede, capisco si tratti di una clip del mio paraurti, che immagino avrà trovato a terra, nei pressi della sua auto.
«Quello è pazzo» dico a Pollice, che ha troppa fiducia in me per dubitare della mia onestà.
In cuor mio mi sento sempre più meschino. Se Aladino si fosse giocato a viso aperto l'indizio della clip, lo avrei accusato di sabotaggio. Del resto la prova più inequivocabile, la vernice rossa che il suo paraurti ha lasciato sul mio, l'ho grattata via per bene. Ma forse è proprio per non alimentare una faida senza speranza di risoluzione che non l'ha fatto.
Mi duole ammettere con me stesso che è stato molto più saggio di me, e che avrei fatto una figura infinitamente migliore a confessare tutto subito, o meglio, a lasciargli un bigliettino con delle scuse e il mio numero di telefono infilato sotto un tergicristalli non appena compiuto il misfatto. Ma ormai è troppo tardi per uscirne con la faccia pulita e, considerando che ho a che fare con Aladino, non mi viene in mente un modo per rimettere a posto le cose che non sia profondamente umiliante. Umiliante come tutta questa serata che desidero tanto riscattare, ma che nel frattempo non vedo l'ora che finisca.
Mi stringo nelle spalle e accenno uno dei miei sorrisi più fasulli a Pollice.
«Torna a divertirti, amico mio. Io sto bene, ci sentiamo domani» dico.
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Il farabutto - Gran pasticcio a Villagaia
General FictionDopo aver perso l'impiego con cui si manteneva Londra, Giacomo torna a vivere con i genitori a Villagaia, un piccolo borgo del centro Italia. Il suo rientro coincide con la festa patronale di Sant'Ignazio, occasione in cui ha un anticipo doloroso d...
