Ira

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Come una candela rischiara le tenebre con la sua tenue luce, così i raggi lattiginosi dell'alba illuminavano le cime innevate del passo del Brennero,
decretando la fine di una notte che pareva infinita.
Il sole, un globo che faceva capolino tra i monti su cui si ergeva castello Weimer alias Seven Stars Hotel, portava un leggero tepore, attraverso le finestre, ai rimanenti quattro clienti e all'aria contenuta all'interno del salone in cui si trovavano uniti per fare colazione.
Dopo ore di desolazione, di buio, di freddo e di gelida morte, l'arrivo del calore solare pareva qualcosa dell'altro mondo, un regalo che qualcun altro da lassù aveva lasciato a Penny Wright, Sothe Lewis, Amy Evans e Raphael Wayne per essere sopravvissuti alla morsa del gelido inferno.
Tuttavia, malgrado la bella giornata che la palla solare sembrava annunciare, i nostri protagonisti sapevano di essere ancora imprigionati dentro quel maledetto palazzo-castello-hotel; sapevano di dover ancora patire le pene dell'inferno; sapevano che il gelido soffio del diavolo li avrebbe lentamente fatti scivolare nella voragine infernale, dove avrebbero scontato i loro peccati una volta per tutte.

E vi faccio io notare, cari lettori, che non a caso utilizzo le parole inferno, diavolo e peccati; infatti, come vi avevo accennato tempo addietro, la desolazione dell'animo umano e la sua condizione di intrappolamento portano l'uomo stesso ad una regressione della sua civilizzazione: se inizialmente era toccato alla corrente elettrica andarsene per fare spazio all'antico uso delle candele, in seguito spettò alla razionalità rinascimentale dipartire per lasciare la scena alle cieche credenze medievali dell'aldilà, alla folle e irrazionale sottomissione ad un essere superiore a noi che ci impedisce e, anzi, neutralizza ogni nostra volontà di capire o di avere una sufficiente quantità di autonomia nella vita.
E questo, alla comune massa del primo millennio dopo Cristo, non sembrava, tuttavia, essere una limitazione alla loro quotidianeità; e nemmeno ai superstiti del Seven Stars Hotel sembrava esserlo, sapete? Per loro è bastato pronunciare un semplice - grazie, Dio! Sono ancora vivo - per accorgersi che è molto più comodo affidare la propria completa vita ad un entità superiore, piuttosto che ragionare per proprio conto.

Eppure, dei quattro fortunati, solo uno osava possedere un'arroganza e una superbia tale da ritenersi più razionale e intelligente di Dio stesso.
Era stata Penny Wright, giovane segretaria di Sothe Lewis, così giovane da parere una ragazza, capelli biondi, occhi nocciola, un vestito color paglierino e una sottile collana di perle che, ormai giunti a questo punto della storia, anche alla signorina stessa pareva troppo grande e vistosa da poter essere portata al collo.
Ma mai era vistosa e pesante quanto la responsabilità che si prese quella mattina stessa:

- Sono stufa di vivere in questo luogo! Stufa di voi e delle vostre parole misericordiose verso il Creatore! Nessuno di voi ha mosso UN solo dito per capire che cosa fosse successo ieri sera! Siete spregevoli; ormai vivete all'ombra delle vostre colpe e dei vostri capricci! Ma io no... Io sono troppo bella per correre ai ripari temendo che qualcuno possa rovinare la mia bellezza! Sono troppo intelligente per lasciare che qualcuno possa rapire la mia intelligenza e portarsela in cielo, come ha fatto con voi! Io andrò fino in fondo con questa storia. Sono ancora convinta che ci sia qualcuno oltre a noi che ci sta braccando e sono destinata a scoprirlo...

La signorina Wright, carica di fervore e con gli occhi fiammeggianti di rabbia, guardava in faccia gli altri tre sventurati, mentre sorseggiavano e gustavano passivamente la colazione che si erano preparati con le proprie mani.
- Non mi dite nulla?
- Fa' come ti pare... - disse Sothe Lewis fissando con gli occhi il vuoto e con la mente l'immagine macabra di suo fratello grondante sangue su Raphael Wayne.
Poi levò un profondo sospiro di rassegnazione il signor Wayne e disse:
- Cosa facciamo, detective, allora?
- Beh... d'ora in avanti saremo sempre uniti, sia perché insieme saremo più forti contro il nostro possibile cacciatore, sia perché possiamo vedere ogni singola mossa di ognuno.
Poi, partirei analizzando un omicidio alla volta, sia le scene del delitto sia le vostre testimonianze. Essendo ora giorno dovrebbe essere più facile.
Direi di iniziare con l'assassinio del signor Lewis, dato che sembra essere quello più difficile da spiegare.
- Sono tutti difficili da spiegare, signorina - rispose Sothe scocciato - Nessuno ha visto né quando è morto Antony Gray, né Edward, né Ashton. In più per questi ultimi due abbiamo tutti degli alibi inattaccabili: quando è morto Edward noi eravamo nelle nostre camere e nessuno si è mosso; quando è stato ucciso Ashton, io, Lei e la signorina Evans eravamo in camera insieme e il signor Wayne non può essere stato perché aveva Ashton davanti e il colpo lo ha ricevuto alla nuca.
- Giusto... giusto...

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