In condizioni normali, gli sarebbe piaciuto che tanti giovani si riunissero assieme.
Come tutte le persone avanti con gli anni, criticava apertamente le nuove generazioni, perché diverse dalla sua, troppo libere e avvantaggiate quanto poco consapevoli delle proprie fortune.
Intimamente, però, adorava - e un po' invidiava - i ragazzi, che rappresentavano il futuro, pieno di promesse e infinite possibilità.
Vederne, dalla terrazza di casa, un numero così consistente intasare piazza Rabin per ragioni che non approvava, gli causò una sensazione di fastidio che, mano a mano che la folla si ingrossava, si stava progressivamente tramutando in rabbia.
A un certo punto, non potendo più resistere, prese la porta, e, accompagnato dalle richieste della moglie in merito a dove stesse andando, - cui rispose, al solito, bofonchiando una risposta incomprensibile - scese in strada, ove bandiere colorate sventolavano accompagnate da cori e slogan contro la guerra.
Yoel non riusciva a comprendere le ragioni di quella manifestazione. O meglio, non si capacitava del fatto che tanti suoi connazionali possedessero una memoria così limitata.
Come potevano dimenticare le ragioni del suo popolo? Con quale coraggio gridavano i loro motti scordandosi dei patimenti degli ebrei?
Si sentiva deluso e incompreso. A quelle persone avevano fatto il lavaggio del cervello; le persecuzioni nei confronti del popolo d'Israele, costretto a sofferenze indicibili, delle quali l'Olocausto, - da cui l’intervento di una zia lo aveva salvato, ma che gli aveva strappato i genitori - era stato l'apice, non parevano avere più significato, come se non fossero mai avvenute.
I suoi compatrioti, sparsi per il mondo e fatti oggetto di odio profondo e ingiustificato, stavano battendosi da quasi settant'anni per la propria terra, non per conquistare chissà quale stato straniero.
Terrore e morte seminati in Israele da Hamas e i suoi attentatori suicidi, secondo quei manifestanti, erano forse giustificabili? Andavano sopportati come se per gli ebrei fosse normale e persino giusto essere trattati in questo modo?
Erano dei folli, né più né meno. Folli e ingenui.
Portandosi ai margini della piazza, si arrestò accanto a un cartello, osservando corrucciato la protesta.
Qualcosa, a un tratto, attirò la sua attenzione. Si trattava di urla differenti da quelle dei manifestanti; istintivamente provò una stretta alla bocca dello stomaco.
Si voltò in direzione delle grida: un cordone di polizia stava cercando di contenere una contro manifestazione in favore del conflitto. Tre giovani, dalle teste rasate e le braccia coperte di tatuaggi, riuscirono a superare la barriera formata dalle forze dell'ordine, infiltrandosi nella protesta e dividendosi subito dopo, con lo scopo di creare confusione.
Yoel era vecchio ma si manteneva in forma, andando a correre quasi tutti i giorni. Inoltre la lunga esperienza nell'esercito ne aveva fatto un uomo svelto e in grado di reagire agli imprevisti. Mentre uno dei tre - un energumeno di quasi due metri - correva deciso verso una giovane impietrita dalla paura, determinato ad abbatterla alla stregua di un rugbista, Yoel scattò, scostando la ragazza un istante prima che venisse travolta e al contempo facendo lo sgambetto all'avversario. Caddero entrambi a terra, rotolando.
Quando Yoel si rialzò, vide che due poliziotti avevano catturato l'aggressore.
"Siete stati lenti. È così che proteggete le persone?" redarguì i due uomini. Quelli si strinsero nelle spalle, sfoggiando un sorriso sardonico, come se avessero fatto apposta a permettere al delinquente di superare lo sbarramento.
Yoel digrignò i denti, incapace di reprimere un moto di rabbia. Non condivideva i motivi della protesta, ma ancor meno i metodi per impedirne lo svolgimento.
Una mano si poggiò sul suo braccio, costringendolo a girarsi.
"Grazie." esclamò la ragazza che aveva appena salvato, porgendogli la mano.
“Non sono uno di voi, l’ho fatto perché era giusto.”
La giovane non smise di sorridergli “E non credi sia giusto battersi perché uomini, donne e bambini innocenti smettano di essere uccisi?”
Ebbe un attimo di esitazione. Di cosa stava parlando la giovane, di Gaza o di un campo di concentramento?
“Sì, ma…” la risposta gli morì in gola.
Lei gli prese la mano e Yoel ricambiò la stretta, osservando, colpito, quel braccio tanto candido e liscio da ricordargli una pagina bianca sulla quale la vita dovesse ancora scrivere il suo racconto. Guardando invece il suo, magro e raggrinzito, gli venne da pensare che l'esistenza avesse lasciato sui di lui segni simili a quelli che un grezzo scultore avrebbe realizzato su un'opera d'arte poco amata.
Senza lasciargli la mano, la giovane prese quella di una compagna, che a sua volta afferrò quella di un uomo, e così via in un lungo serpente umano.
Yoel si scoprì incapace di lasciare quella pacifica catena.
O forse, inconsapevolmente, non la volle abbandonare, proseguendo il cammino accanto a quei nuovi compagni, e iniziando a sentirsi, come non mai, parte di qualcosa di grande e di giusto.
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Gaza
Historical FictionNell'estate 2014, a seguito del rapimento e dell'uccisione di tre giovani coloni, Israele lancia l'operazione Protective Edge, destinata a rafforzare la sicurezza delle frontiere. La Striscia di Gaza diviene ancora una volta un luogo nel quale, acco...
