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{ Ed eccoci con il secondo capitolo! Lasciate un vostro pensiero su cosa pensate di questo nuovissimo sequel nei commenti, se avete voglia. Mi fa sempre piacere leggerli e rispondervi, buona lettura❤️ }

•••

Avevano legato tutti gli skaikru a delle catene, in una putrida cella. Alexis continuava a ripensare a Roan e al suo tradimento: come aveva potuto imprigionarla? Gliel'avrebbe fatta pagare, una volta liberatasi di quelle stupide catene.

«Sei stata davvero brava, Alexis. Eri come un'ombra, nessuno poteva prevedere le tue mosse. Era come se fossi un tutt'uno con le tue spade... Agili movimenti, una destrezza spaventosa.» Indra la destò dai suoi pensieri, lasciandola abbastanza spiazzata. Non si sarebbe aspettata tutti quei complimenti, ma in fondo sapeva che se Indra glieli stava facendo, lei se li meritava veramente. Era stata davvero brava e aveva affrontato quella brutale spia con tutte le sue forze e l'aveva persino disarmata.

«Ora i Terrestri hanno un motivo per chiamarmi Trikheda almeno.» Alexis usò un tono serio, ma si vedeva che se la stava ridendo sotto i baffi. Indra si lasciò sfuggire una risata, mentre invece Marcus rimproverava la figlia per le parole appena pronunciate.

«Dovresti essere più cauta, non puoi essere sempre così schietta.» la redarguì lui, ma lei fece spallucce e non lo ascoltò.

«Tuo padre ha ragione. I tuoi modi di fare potrebbero ritorcertisi contro.» affermò Bellamy, lo sguardo fermo ed autoritario; probabilmente, se l'era presa per come Alexis l'aveva trattato prima. Tuttavia, sapeva anche che se Alexis avesse continuato ad essere così diretta, sicuramente si sarebbe continuata a cacciare nei guai e non voleva che si mettesse in pericolo da sola. La cosa però che non capivano, né Bellamy né Marcus, era che ormai Alexis era grande abbastanza per badare a se stessa.

Alexis schioccò la lingua, ma non volle rispondergli: non aveva voglia di litigare, l'avrebbe semplicemente ignorato.

***

Passarono delle ore in quella cella.

All'improvviso, Echo accompagnata da delle guardie entrò nella stanza e prese con sé Clarke, incappucciandola e conducendola dal proprio amato re.

Circa un'ora dopo, le guardie tornarono e liberarono tutti. Alexis lanciò uno sguardo confuso al padre, chiedendosi cosa stesse succedendo. Furono condotti al di fuori, in una piazza. Clarke era lì ad aspettarli. Roan era seduto su di un trono, al di sopra di un palco in legno.

«Roan sta per tenere un discorso.» li informò Clarke, sotto lo sguardo smarrito di tutti i suoi amici.

«So che siete venuti qui per un'esecuzione, ma oggi qui non morirà nessun altro.» affermò con convinzione e fermezza Roan, alzandosi in piedi. «La Città della Luce è caduta e non c'è più un Comandante a guidare la nostra gente. Fino all'ascensione del prossimo Sangue Nero, io, re Roan di Azgeda, figlio maggiore di Nia, nipote di Theo, sarò il guardiano del trono e il custode della Fiamma.» disse, mostrando la Fiamma a tutti i presenti e stupendoli non poco.

Una ragazza tra il pubblico urlò che era un re, non un sacerdote e che ciò quindi era blasfemia. Alexis si girò istintivamente, notando che la ragazza in questione assomigliava molto a Indra. Lanciò un'occhiata a quest'ultima e infatti notò che anch'essa stava guardando quella stessa ragazza.

Roan comunque rispose in modo tranquillo, dicendo che non era blasfemia, ma ordine. «Fino alla prossima ascensione, Azgeda rispetterà e onorerà la Coalizione dell'ultimo vero Comandante, Lexa kom Trikru. Tredicesimo clan incluso.» dichiarò infine Roan, mentre su Alexis si dipingeva un leggero sorriso: Roan non l'aveva tradita. Si sentì come sollevata di un grosso peso e sentì anche il bisogno di andare a parlare con Roan, ma purtroppo non ne ebbe il tempo.

Apocalypse || The 100Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora