Noi non vogliamo essere dimenticati.

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Mi chiamo Michael, ho 15 anni e nessuno si ricorda di me.

Sono sparito, come se non fossi mai esistito, una macchia su un vestito da sgrassare e nessuno se n'è accorto, nessuno è venuto a cercarmi, eppure io, non esiterei a perdermi per loro.

Sono stato stupido.

Nessuno andrebbe oltre la linea per me, nessuno.

Sono stato qualcuno, qualcuno pieno di sogni, qualcuno che sorrideva spesso, qualcuno i cui occhi brillavano di vita e ora sono solo un'ombra che passa per i corridoi, un fantasma che vaga indisturbato e nessuno si accorge di me.

Quante volte ho sperato di essermi dimenticato di loro, quante volte ho sognato di essere felice, eppure io non lo sono e ne sono cosciente.

Più loro si dimenticano di me, più io smetto di esistere, più non mi sento nulla addosso, più mi addormento senza la voglia di cercare un motivo per non cadere nel sonno, per sempre.

È che in realtà, non voglio più litigare con nessuno, non ho più voglia di piangere per nessuno, che nessuno ha mai versato la metà di quello che ho versato io per loro, fra sangue, sudore e lacrime; io c'ero per loro, io per loro ho fatto il possibile e se solo ne avessi avuto le forze avrei tentato anche l'impossibile; cosa ne è rimasto di me, lo sapete?

Solo un grande vuoto e pezzi che non si possono più unire, questo è.

Questo sarà.

Ma vi ringrazio, cari miei fautori, perché io senza di voi non avrei mai capito quanto in basso siamo sprofondati, senza voi, avrei continuato ad avere speranza in questo mondo e nelle sue capacità, ma no, mi sono svegliato, finalmente quella nebbia che mi portava all'ignoranza è scomparsa e nei miei limiti da fantasma guida di tutte quelle anime che come me, si sono perse fra le lacrime, vivrò una vita fatta di consapevolezza.

E non mi abbasserò mai al vostro vuoto, al vuoto che avete negli occhi ma soprattutto al vuoto delle vostre parole, superbe e amare, che quando parlate, non credete neanche voi a quello che state dicendo; voi stessi, vi vedete fatti di plastica e non vi posso biasimare.

Fate pena.

A voi che cercate compassione nelle persone, quando le persone stesse cercano un'appiglio per le loro false speranze, a voi augurerei solo di trovare pace.

Siete in continuo movimento e non vi fermate mai a pensare a quanto diate fastidio alla gente come me, che per cazzate come le vostre, sono finiti in ausilio dalle loro vite.

Per persone come voi, va bene così.

Che alcuni stiano in disparte ad osservare il mondo cambiare mentre loro non possono fare nulla per contribuire; che alcuni urlino in silenzio per il dolore; che altri ancora, invece, vi preghino insistentemente di tirarli fuori dal loro fosso di autocommiserazione in cui li avete gettati.

E ditemi se non è questo che fa pena.

Noi speriamo ancora in voi, in un vostro pensiero rivolto a quello che per voi eravamo e voi, vi ricordate della nostra esistenza?

O anche stavolta dovevate pensare a voi stessi e alle vostre cazzate da saccenti autoproclamatisi importanti?

Sapete cosa?

Io mi sono rotto le palle.

Voi, avete rotto le palle.

Non sarò più un'ombra, non sarò più una macchia da sgrassare sulla camicia della domenica.
E dovete avere paura.

Non pretenderò mai troppo, è una caratteristica di chi risorge dalla melma e non vuole dare fastidio nonostante tutto.

Ma cazzo, tutti voi cadrete come sacchi vuoti; perché con me ritorneranno tutti i ricordi di cui io non sono mai riuscito a liberarmi, con me torneranno i vostri spettri e le vostre paure, tornerete ad essere nessuno e nessuno, si ricorderà di voi.

Se io sono stato una macchia, voi sarete un vestito di merda comprato ai saldi, che hai guardato svogliatamente nell'armadio qualche volta, per pura pena.

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