CAPITOLO 23.

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Lucas l'aveva portato al mare. Era uno dei suoi posti preferiti, ci veniva spesso per restare un po' da solo con i suoi pensieri.

Eliott, dal canto suo, tolse il casco e si guardò attorno. L'unica illuminazione era la flebile luce di un lampione che dava su quel piccolo pezzo di sabbia dinanzi a se.

Il castano poggiò entrambi i caschi sulla moto ed infilò le dita in tasca, avanzando verso le scale che portavano direttamente sulla sabbia fresca.

Erano le undici di sera e il venticello fresco sfiorò i suoi fili castani, provocandogli un brivido lungo la schiena.

Eliott lo seguiva, tenendo il passo non troppo veloce, ma neanche troppo lento. Entrambi optarono per il silenzio.

Dinanzi a tanta meraviglia, non c'era granché da dire. Le onde del mare facevano da sottofondo musicale, persino quando la mano del corvino raggiunse quella di Lucas. Sembrava quasi un gesto fatto instintivamente, senza neanche pensarci troppo.

Ma Lucas, quella volta, non rintrasse la mano. Intrecciò le dita a quelle altrui, affondando i denti nel labbro inferiore.

Perché? Perché doveva essere sempre tutto difficile? Perché non poteva godersi quell'angelo ogni giorno?

Perché ha una ragazza, Lucas.

La sua coscienza gli aveva dato una risposta. E il castano avrebbe preferito non averne alcuna, in quel momento.

Insieme giunsero a pochi passi dalla riva. Eliott si schiarì la gola, deciso a rompere il silenzio. Lucas lo guardava.

Per quanto voleva trattenersi, non riuscì a farlo oltre. Per cui, sciolse quell'intreccio di dita e portò entrambe le mani alla base del suo collo. Dovette sollevarsi sulle punte per raggiungere il suo scopo.

Lo baciò. Lucas permise che le proprie labbra cedessero al desiderio tanto forte, che spingeva contro la cassa toracica e quasi gli bloccava il respiro.

Eliott invece portò le braccia attorno al suo bacino, impiegando quel poco di forza che serviva per sollevarlo da terra.

Ora Lucas poteva baciarlo meglio, poteva intrecciare la lingua alla sua, poteva assaporare quelle labbra dal gusto paradisiaco.

Portò le mani tra i capelli scuri altrui, li strinse in un pugno, li tirò gentilmente. Quella foga improvvisa che lo colpì, era strana anche per lui.

Ma qualcosa gli intimò di non smettere, di proseguire quel bacio che stava per far scoppiare il cuore ad entrambi.

Questo Lucas lo aveva chiamato amore.

*  *  *

Eliott's pov;

Eliott quel bacio lo stava aspettando. Ma non aveva avuto il coraggio di fare il primo passo. Temeva di spezzargli il cuore ancora una volta, non se lo sarebbe perdonato.

Aveva il castano sollevato tra le braccia, lo stringeva quasi a non volere che egli si allontanasse. Si era sporto quel poco che bastava per assicurarsi che non ci fosse neanche il minimo spazio tra le proprie labbra e quelle altrui.

Ma perse l'equilibrio e, in men che non si dica, si ritrovò disteso sulla sabbia, con Lucas che assieme a lui, era caduto a sua volta.

Entrambi si lasciarono andare ad una piccola risata, interrotta nuovamente da un bacio che il castano aveva stampato sulle labbra di Eliott.

Nessuno dei due, a quanto pare, era deciso a muoversi da lì. Men che meno Lucas, che addirittura si spostò a cavalcioni, sul corpo del corvino.

Eliott portò prontamente le mani sui suoi fianchi, accarezzandoli con delicatezza. Si rese conto che voleva decisamente di più. Ma era un passo troppo affrettato.

Lucas, però, non gliela stava rendendo facile. Difatti cominciò a muovere il bacino, lentamente.

Forse aveva avuto la sua stessa idea. Ed Eliott non sapeva proprio come comportarsi.

« Vuoi giocare, Lucas? » Eliott parlò. Era stato il primo a farlo.

Lucas annuì solamente. Sembrava fosse indeciso, ma il corvino non vi diede troppo peso. Dunque, si mise a sedere e, tenendo le mani sui suoi fianchi, assecondò i movimenti leggeri altrui, sollevando il bacino.

Ma i pantaloni cominciavano a stargli stretti. E la stessa cosa poteva dirsi del castano, che di tanto in tanto abbassava lo sguardo per dare un'occhiata alla patta dei propri jeans.

Il corvino azzardò a portare le mani sul bottone dei jeans altrui e li sbottonò. Questo diede sollievo a Lucas, che tirò un sospiro.

Intanto il castano continuava a muoversi, tenendo le mani poggiate sul collo del corvino. Eliott era stremato, sentiva la stoffa dei boxer muoversi in contemporanea ai movimenti di Lucas.

« Lucas.» Mormorò, a denti stretti. « Ti prego. » Aggiunse, affondando i denti nel labbro inferiore.

Ma Lucas non aveva intenzione di fermarsi, anzi. Allungò le dita ad avvolgere il polso altrui, per tirarlo verso le proprie gambe.

Eliott aveva capito. Dunque, lasciò scivolare una mano all'interno dei boxer del castano e massaggiò lentamente, avvolgendo le dita attorno alla lunghezza e tenendo lo sguardo fisso negli occhi di Lucas.

Era tutto così sbagliato, ma tremendamente giusto.

E continuarono così, fino a quando entrambi non vennero copiosamente: l'uno nei propri boxer, l'altro nella mano del corvino.

No, Lucas. Che cosa hai fatto.

colors || eliott + lucasDove le storie prendono vita. Scoprilo ora