Capitolo due: coraggio o pazzia?

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Jane si resse in piedi, premendo cauta sulla ferita. Fissò a pupille strette il vuoto che le si presentava davanti, come se cercasse di mettere a tacere la sofferenza fisica concentrandosi psicologicamente su qualcos'altro che non fosse un addome trapassato da una lama. Non mi sembrava le stesse riuscendo bene. La seguii senza aggiungere altro. Barlumi di rimorso si accesero con i sensi di colpa come zampe di scarafaggi rinchiusi in qualche minuscolo cassetto da cui tentavano disperatamente di uscire, e ad ogni passo verso la sua cucina cercai di sopprimerli insieme a tutti gli altri insetti del mio passato. 

<<Accomodati pure>> accennò, senza degnarmi di uno sguardo. Cercai di decifrare una qualche allusione emotiva nel suono della sua voce, e per un attimo mi parve di specchiarmi su un minuscolo lago in pieno inverno.

Mi limitai a fare come disse. In quel momento, non avevo la minima intenzione di seguire direttive che non fossero le sue. Forse perchè in meno di tre ore tentai di fare fuori me e lei, forse perchè in meno di tre ore lei salvò me, e lei. Un grande traguardo? Per me meritava una qualche onorificenza da generale di guerra.

La sedia bianco panna giaceva dura sotto le mie natiche, e la fodera mi pizzicava tantissimo. Dovetti muovere il sedere un paio di volte per adattarmi alla sua scomodità. Ma come faceva a starci sopra.

Appoggiai l'avambraccio al tavolo, e mi ressi il capo stanco mentre la scrutavo muoversi di spalle a destra e sinistra per i banconi. I miei occhi scivolarono dalla folta chioma marrone alle sottili caviglie ossute, senza lasciarsi sfuggire i fianchi magri e ampi. Ero un po' titubante all'idea di farmi servire del cibo da una sconosciuta ancora gocciolante, ma le ero molto grato. Mi sentivo preso in cura. Anche se l'odore di pioggia e terra che emanava copriva quello della cena. Forse mi si era incurvato un angolo della bocca. 

Prese delle ciotole, versò un po' di quello e quell'altro, aggiunse un qualcosa di verde e di bianco. Di fatto non vidi nulla di quello che aveva preparato finché non mi porse tutto sotto il naso, con il suo profumo eccessivamente inebriante e sfumato da quello che doveva essere il sapore della serata. La porzione di ramen aveva un aspetto delizioso e stuzzicante. Dopo il tentato suicidio poi, avevo un certo languorino da placare. 

<<Tieni. Bacchette.>> mi guardò, dandomele. Non sapeva io fossi un tipo da forchetta e coltello. Per lei dovevo essere sicuramente un tipo da bacchette e cucchiaio.  

 << Avrai molta fame, quindi mangia tutto quello che vuoi mentre faccio una doccia. Non è molto, ma è tutto quello che posso offrirti >>.

Appoggiò affianco ai tovaglioli un bicchiere di plastica ripescato dalla dispensa e vi affiancò una bottiglia di acqua frizzante. 

<< E' abbastanza. Ti aspetto. Mangiamo assieme.>>

<< Si fredderà>> fu l'ultima cosa che disse, prima di uscire dalla cucina. Udii la lama dell'arma del delitto strusciare contro il parquet e il suo sfrigolio rimbombò acido in tutta la casa. Ciò che gli  susseguì, fu lo sbattere di una porta. 


<<Sei rimasto a fissare il legno per tutto il tempo?>>. 

Mi girai in direzione della sua voce e la trovai in piedi dietro di me a tamponarsi i capelli bagnati con lo stesso telo verde che mi pareva aver usato prima. Non capivo se la cosa mi eccitasse o mi disgustasse, o entrambe. L'accappatoio che indossava aveva l'aria spessa e dava l'impressione di emanare il caldo necessario. Non riuscii tuttavia a non notare lo strappo sul bacino, che accennava ad uno slip rosa chiaro. Non appena se ne accorse, Jane si coprì con le mani e le sue guance si tinsero di rosso.

<<Sì, il tempo è volato>> replicai, e  distolsi frettolosamente lo sguardo da lei. Avrei voluto continuare a concentrarmi sulle bollicine di brodo, ma non appena mi baipassò per prendere i rimasugli del preparato, gli occhi mi tradirono e tornarono a fissarsi su di lei. Mi accorsi di guardarla nello stesso modo in cui guardavo un dipinto appena finito. Mi accorsi di guardarla con più insistenza di qualsiasi altra cosa avessi mai guardato. Sentii la gola seccarsi, e le dita dei piedi tremare. 

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