Mi impuntai sugli angoli leggermente piegati del foglietto, rimirando nella mente la nullità percettiva del loro contatto con le rughe delle mie dita immobili. Una parte del mio inconcludente flusso di coscienza si fissò su come fosse possibile che un contatto di quel tipo non mi stimolasse alcuna sinapsi. Quella carta era lì, che stanziava letteralmente in aria grazie alle mie mani. Eppure non sentivo alcuna aderenza sulla pelle. Era assurdo.
Era assurdo perchè la mia anima invece aveva preso fuoco, perchè le mie pupille si dilatarono e si allargarono tanto quanto gli anelli di Saturno, ospitando bagliori di stelle in ogni singolo ripiegamento castano del mio stroma irideo. E ognuna di quelle stelle, nera d'inchiostro, cullava lettere scritte da Jane.
Le mie gambe si attivarono da sole, e si spinsero l'una dietro l'altra, scavalcando ostacoli invisibili, spalancando una porta che mi parve infinita, fino a che non mi ritrovai ginocchio a ginocchio con Susan.
Mi lasciai scivolare lungo la schiena il motivo alla base di quel particolare messaggio, trovandolo sul momento precariamente inane. In quel preciso attimo lì, ciò che mi premeva era solo il mittente. Non il significato della frase quanto la persona dietro quelle parole. Per la prima volta sorvolai sul fatto di aver sbagliato su qualcosa di così basilare, per la prima volta sentii la necessità di entrare in contatto con chi stava dietro uno dei numerosi e continui pacchi.
Con la stessa afa di chi fuoriesce dalla superficie d'acqua dopo una lunga apnea, mi feci investire da uno tsunami di emozioni, ed un incontrollato balbettio e farfuglio colmo di speranza prese largo tra le mura di questo corridoio.
<<Susan, Susan, mia buona donna, che ci faceva qui, questo? Eh? Sai chi lo ha mandato? Si può capire?>>
Lì per lì non trovai che quel pezzo di carta, da mostrarle. Eppure sembrava reggessi il mondo tra le mani. Susan mi guardò con occhi confusi, e fece un cenno negatorio con la testa. Guardava qualcosa che ai suoi occhi era insignificante e notai quanto fosse difficile per lei, cercar di dare a sembrare che potesse avere una non so che rilevanza.
<<Proprio non lo so, Mr. Ethan. Mi dispiace. I pacchi che mi ha consegnato oggi il corriere, quelli che ho lasciato in ufficio, erano andati perduti in una spedizione di qualche anno fa per colpa di un incidente. Se non c'è scritto il nome sopra, non riesco proprio a trarne la provenienza. >>
Aveva le sopracciglia corrugate come fili d'erba mossi dal vento, e quell'espressione metteva in risalto le poche rughe che tentava con fatica di coprire da anni. In quel momento, nulla mi piaceva di ciò che stavo osservando. Ero arrabbiato, ero frustrato.
Pensai che non l'avrei mai trovata, Jane.
Per tutta la sera, non riuscii a togliermela dalla testa. Percorsi la sera zaffira con quel foglietto penzolante dalle dita e mi convinsi passo dopo passo, che avrei dovuto semplicemente lasciare che il tempo facesse la sua parte. Jane sarebbe rimasta un ricordo sperduto, alla deriva. Sarei andato avanti, non mi sarebbe più importato.
Dentro sapevo, però, che stavo chiedendo qualcosa di impossibile.
Cinque anni fa, come oggi, come tra qualche ora esatta, io sarei salito su quel ponte e avrei cercato di buttarmi, e quella ragazzina dagli occhi neri e lucidi come il petrolio mi avrebbe salvato la vita. Mi avrebbe offerto un posto caldo in cui stare, cibo da mettere sotto i denti, avrebbe accolto i miei problemi e lavato i miei vestiti. Senza ricevere nulla in cambio, se non una coltellata dritta nello stomaco.
Girai le chiavi nella serratura della mia dimora, ed entrai nel silenzio assordante della casa.
Tutto tacque, attorno a me. I miei pensieri ancora gridavano.
Mi feci una rapida doccia calda e mi misi comodo nel mio solito accappatoio color mattone. Preparai il camino, accesi il fuoco e mi sedetti sulla poltrona. Non cenai. Non guardai la televisione, non lessi il giornale. Tutto ciò che feci, fu osservare le fiamme ardere sulla legna umida, assorbendone il caldo dalle ginocchia ravvicinate. Mi sentii esausto. Quella sera, mi sentii stanco.
E più di ogni altra cosa,
mi sentii solo.
