2. Passo Falso

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Si dice che, per quanto un criminale possa essere bravo, nelle 72 ore dopo il crimine è quasi sicuro che questo commetta un passo falso.

72 ore.

Io ci ho messo solo qualche minuto
Mai in vita mia pensai di essere più stupida.

Ho dormito benissimo scordandomi dell'opera d'arte lasciata in bella vista in bagno.
Le cartacce ancora galleggiavano sulla poca acqua di quel lurido cesso.

Sara.

L'ho detto che deve morire.
Traina dal braccio quell'elefante di suor Cristina.
Neanche sembra una suora, mi ricorda tanto la prof Trinciabue di "Matilda 6 mitica". Gli occhi pieni di una finta rabbia che maschera il piacere e il godimento finalmente provato alla mia stupida e ingenua mossa.

Sto zitta. Ancora.
Come sempre.

"Che c'è? il gatto ti ha mangiato la lingua?"

Se per ogni volta che mi son sentita dire questa frase mi avessero dato una foglia di coca, ora sarei Pablo Escobar.

Abbasso gli occhi cercando di nascondere il piccolo sorriso che mi venne al pensiero e il rossore che mi brucia il viso.
Guardo di scatto Sara, soddisfatta forse più di Suor Cristina.

So cosa mi aspetta ora che sono dietro al suo gran culo in strada al suo ufficio.

"Lo vedi questo orologio? Ti do 5 minuti e mi dirai da dove le hai prese, chi te le ha date, anche se entrambe lo sappiamo quindi ti conviene non mentirmi, e quante altre volte è successo"

Non so che fare.
Guardo l'orologio e mi sento ancora più stupida quando penso che magari le lancette potrebbero fermarsi al mio duro sguardo.

Tic tac, tic tac, tic tac

Amen, o la va o la spacca.

"Scusi Suor Cristina, le caramelle non so veramente di chi siano ma ad ogni compleanno ne trovo quattro sotto al cuscino, lo giuro.
Oggi compio 16 anni."

'Lo giuro'

Non sono credente ma ti prego Dio, Zeus o non so chi tu sia, perdonami sta cagata. Mi devo salvare il culo o posso dire addio al mio piccolo sogno

Si lecca le labbra come se volesse baciare un camaleonte, sospira e mi guarda negli occhi che abbasso velocemente, come se mi avesse scottata:

"Malena, malena, malena. Sei stata così brava per tutto l'anno, così brava da stupire la commissione e convincerla,anche senza una parola, a darti una borsa di studio per un anno all'estero hah, auguri. Alloraaa, dimmi..."

Si ferma, si alza e si avvicina a me squadrandomi per bene

"..dimmi, preferiresti svegliarti in America il giorno del tuo 17esimo o preferiresti che Suor Angela ti regalasse delle caramelle?"

Cazzo, cazzo, cazzo. Lo sa per davvero sta sciamana!

"I-io...uuh" temporeggio cercando di rifilarle un'altra piccola bugia

"Stai zitta. Sappiamo entrambe che ho ragione e sappiamo anche la risposta, no?"

Nulla da dire, non mi riesta che arrendermi.

"Purtroppo non posso provare alla direttrice che Suor Angela sia ingiusta nei confornti di tutte voi, perché sei una piccola bugiarda. Ti conviene filare dritto d'ora in poi o puoi dire addio già da ora alla tua amata america"

Ahhh siii la mi amata America, Stati uniti. La terra libera.
Col cazzo che le do anche questa soddisfazione.

Sto per varcare la porta di quella trincea, ma la ruvida voce di Suor Trinciabue mi supera

"Ah quasi dimenticavo. Ricordati di scusarti con Sara e ringraziala per averti dato la possibilità di scusarti con me".

Beh sì, questo è un gran colpo basso.

Preferirei che mi spuntassero le palle e mi venisse dato un calcio nei coglioni.
Ma come non posso trasformare l'acqua in vino e il pane in pesci, non posso fare neanche questo.

Rallento la camminata. Un carcerato con una palla al piede cammiberebbe più velocemente.

Eccola.

"Sara! Ho parlato con Suor Cristina"

Squadrami bene brutta troia e imprimi bene in mente quello che ti dirò perché non capiterà mai più.

"Mi ha detto di dirti Scusa e Grazie, da parte sua, ovviamente"

Marcio in direzione della camerata girandomi una sola volta per vedere se fosse ancora impalata in mezzo al corridoio.
Come pensavo, sembra un pesce lesso.

Ho detto quel che dovevo dire, non come lo avrei dovuto fare ma l'ho comunque detto.
Debito: saldato;
Usa: vi aspetto.

Mi sdraio sul letto e un po' in colpa mi sento, non per Sara ne per Giulia, ma per quella che sembra un cagnolino indifeso protetto da quelle due stronze e che ogni tanto prende le loro sembianze nella speranza di essere come loro.
'Mi spiace' Ale, ma non lo sarai mai.

Apro la finestra e il venticello autunnale sposta le tende e qualche ciuffo dei miei capelli.
I peli si rizzano ma ho proprio bisogno di aria.
Sto sul davanzale sperando che queste due settimane passino in fretta, non vedo davvero l'ora di stravolgere la mia vita.

Mentre penso alla mia futura famiglia, creando mille scenari diversi e, lo ammetto, un po' patetici, mi ricordo di dover parlare con la commissione e esprimere le mie preferenze in merito alla famiglia ospitante sperando che vengano soddisfatte.

Scazzata, come sempre, mi alzo e prendo carta e penna.
Scrivere mi risulterà più facile, se parlassi davanti alla commissione sono sicura che cambierebbero idea sul mio conto scambiando la mia timidezza per altro.

Elenco tutto quello che voglio della famiglia, o meglio, quello che non voglio per facilitare la stesura della lettera
Osservo la pallida pagina strappata dal quaderno di mate. Due sole parola: un padre.
Io non voglio un padre.

Tre ore e qualche occhiataccia da parte di Ale dopo, misi la lettera nella busta e andai a consegnarla alla direttrice.
Trovai la porta chiusa quindi decisi di bussare.
Nessuna risposta.
Cazzo mene, entro comunque

"Non ti hanno mai insegnato ad aspettare fuori dalla porta?"

La direttrice mi rimprovera, è insieme a Giulia e altre tre ragazze che conosco solo di vista.

"Mi scusi, ero venuta a consegnarle questa" dico schiarendomi la voce e alzando il braccio per mostrarle la lettera.

"Perfetto, ti avrei chiamata io tra poco, ma meglio così. Poggiala qui sopra e prepara la valigia, la commissione ha anticipato il tutto e partirai tra due giorni"

Sto volando.
Non ci posso credere.

Guardo Giulia con aria di vittoria mentre la direttrice continua il suo monologo di cui, sinceramente, non mi interessa molto. Partirò tra due giooorniii.

"Cercherò di consegnare la lettera in tempo, puoi andare".

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