In casa ci sono solo io e Alex che è arrivato poco fa, mentre Hannah mi ha accompagnata per poi andare a lavoro.
Ho provato i vestiti che mi ha dato e per la prima volta ho trovato qualcosa che stringesse le mie cosce e le facesse sembrare meno grandi: dei pantaloni stretti neri con la vita alta che mi nasconde la pancetta.
In doccia porto con me anche la ceretta e per quanto mi concentri a capire le istruzioni, fallisco miseramente.
Ho letto così tanto volte senza però realmente leggere, le parole sembrano non avere più senso ma deduco comunque come io debba usarla.
Le mie gambe pulsanti e rosse sembrano ustionate. Un urlo di dolore è bloccato in gola ma la soddisfazione di passare il dito su una pelle liscia riesce a farmi stare zitta. Strappo ogni volta più velocemente possibile e la sensazione che provo è impagabile.
Fa male, malissimo. Ed è così maledettamente bello.
Strappo un pezzo di carta e passo la cera anche sopra la bocca. Con tutti questi baffetti avrei potuto confondere la gente sul mio sesso.
L'acqua scorre sul mio corpo come se fosse olio, nessun peletto intrappola le gocce tenendole prigioniere in questo templio peloso.
Mi asciugo e metto uno dei vestitini lunghi nuovi.
Alex mi chiama dal piano di sotto e l'ansia comincia a farsi sentire. Metto le dita bocca e le unghie son così corte da non riuscire a strapparle con i denti ma l'acqua ha ammorbidito le pellicine attorno permettendomi di morderle.
Scendo in fretta e lo trovo seduto sul divano in pelle nero.
"Dobbiamo fare una piccola chiaccherata"
Annuisco e mi siedo nel punto che mi indica con la mano.
"Alloraaa, la scuola inizia tra pochissimo e se hai pensato che io potessi farti da guida o qualcosa ti sbagli"
Beh, partiamo bene
"Ho qualche anno più di te e non voglio farti da babysitter, non è per far lo stronzo ma anche volessi non potrei. A scuola saremo su due piani diversi e non voglio perdere tempo a mostrarti dove si trova il bagno"
Abbasso lo sguardo e mi scappa una risatina che non passa inosservata.
"Che c'è da ridere?"
"Nulla"
nulla, il bagno non c'è bisogno che me lo mostri, è lui che si mostra a me.
Continua il suo discorso da fratello responsabilmente irresponsabile e patetico: "Bene, ora che ci siamo capiti ti avverto che troverai dei veri stronzi in quella scuola soprattutto se puntano ad una ragazza che non passa inosservata..."
bla bla bla
Ho perso il filo del discorso e non lo sto più seguendo
nana nana na nana nanana mmh i'm gonna run run away run away
Canticchio in mente la canzone che ascoltavo spesso quando rubavo il telefono a mia mamma e in testa mi frullano mille domande inutili.
Mi guardo attorno, a caso. Le parole di Alex risuonano ovattate nelle mie orecchie come se mi fossi immersa di nuovo in vasca.
"Malena, hai capito? Stai attenta" Alex mi sorprende pronunciando il mio nome
"Ho capito"
Sì, non ho ascoltato nulla di quello che hai detto ma starò attenta.
Scappo in camera subito dopo aver chiuso il discorso, mi chiudo in camera e accendo il telefono: è così strano, mi sento vecchia a non saperlo usare bene.
Forse è meglio lasciare che Hannah me lo spieghi dopo
Sono le otto di sera e ancora non è tornata, busso alla porta di Alex e aspetto che mi risponda.
"Entra"
La stanza è di un verde pistacchio chiaro, ha qualche poster appeso al muro di persone che sicuramente non conosco.
Delle palle da basket sono ammucchiate in un cestino di metallo.
"Hannah?" chiedo.
Non credo di aver mai detto ad Alex più di due parole, ma non penso sia necessario, quel che intendo si capisce comunque.
"Non torna ora, ha il turno di notte. Hai fame?"
E ora che dico? Ho fame? Non lo so.
Alterno lo sguardo dai suoi occhi alla stanza, non riesco a mantenere il contatto visivo per molto.
Papà si incazzava sempre se anche per sbaglio lo guardavo negli occhi quando alzava le mani su di me o su mamma.
"Se hai fame cucina qualcosa, io tanto devo uscire"
Gne gne gne, fai pure.
Esco dalla su stanza e vado in bagno, mi alzo la maglietta e tolgo il reggiseno dal ferretto scomodo.
È una seconda? Una terza? Non mi piacciono.
Sto dritta con la schiena e abbasso lo sguardo: da qui sopra non riesco a vedere i piedi ma no, non sono le tette a impedirmi di vederli, è la pancia.
Saranno una seconda a malapena.
Sento la porta di casa chiudersi, corro in camera e vedo dalla finestra Alex che sale su una macchina bianca di un suo amico, o almeno penso.
Scendo in cucina e controllo gli scaffali: spezie, cereali, biscotti, riso, pasta mmh...
In frigorifero trovo della frutta, prendo il frullatore e ci metto banane, fragole e chili e chili di zucchero.
Il rumore del frullatore mi ronza in testa e qualche goccia schizza sul vestito nero. Ne verso un po' in un bicchiere lungo ed ecco la mia cena. Pulisco il casino che ho fatto per quel frullato e torno in camera.
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Il Suicidio di Medusa
RandomProm, feste, uscite con gli amici e college. Nessuna di queste accoglierà Malena sin dal suo primo giorno in America. Un passato tormentato, un presente ben peggiore e un futuro incerto. La storia non si focalizza sulle azioni, ne di Malena ne di ch...
