Capitolo 3

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Non appena torno a casa, l'ansia mi assale.

Il fatto che sto per parlare con mia madre, mi rende nervosa. Non mi era mai successo, perché con lei, dal giorno dell'incidente, non c'è più stato dialogo.

-Isabelle...possiamo parlare?
Ormai non la chiamavo più mamma... Anzi neanche la chiamavo da tempo, non mi ricordavo quasi il suono del suo nome sulle mie labbra.

-Ora ho da fare, se proprio è urgente puoi parlarmi dopo.

Ma da fare lei non aveva proprio niente, era sdraiata sul divano intenta a fare zapping alla ricerca di un programma decente.

-Dopo non posso. Volevo solamente dirti che inizio a preparare gli scatoloni e mi trasferisco da Kate.

-Bene. Ciao. -mi risponde.

Queste due parole, solo due fottutissime parole, mi hanno ferito più di una lama affilata nello stomaco.

Non sapevo come controbattere, ma so solo che volevo farlo. Per farla sentire esattamente come mi sento io ora e mi sono sempre sentita.

-Sai che c'è? Che me ne vado davvero, tempo fino a domani e me ne vado sul serio. Non è colpa mia ciò che è successo a papà. Io non avevo e non ho nessuna colpa, è successo e basta. Pensi che io volessi vivere senza un padre?! Eh?! Rispondi! Non fare finta di niente. Io sono sopravvissuta e lui no, cazzo! A volte penso che magari sarebbe stato meglio se ci fossi stata tu alla guida di quella macchina!

Dopo la mia scenata, neanche mi ero accorta della lacrime che stavano sgorgando dai miei occhi; e dell'indifferenza della donna di fronte a me.

-Papà, papà! Guarda che bel disegno che ho fatto! Siamo io, te e la mamma. - dico fiera della mia "opera d'arte".

-Che bello amore! Ma davvero i miei capelli sono così lunghi? Dovrei farmeli tagliare un pò vero? -dice papà guardandosi i folti capelli neri allo specchietto retrovisore.

Era tardi. Quasi mezzanotte, ma stavamo tornando da casa di zia Allison dato che era il suo compleanno.

Ad un certo punto vedo due fari che vengono verso di noi e sento la voce di mio padre che urla: -Tessy!

E poi un rumore sordo di ferro che incontra ferro. E il nulla subito dopo.

Nella mia testa sento ancora quel rumore assordante, nonostante avessi solo 7 anni.

E non riesco a smettere di pensare a lui, a mio padre che non ha potuto vedermi crescere.

Che non ha potuto darmi il bacio della buona notte ogni giorno, e che non ha potuto sentire le mie lamentele sulle persone che mi hanno delusa.

Non ha potuto consolarmi. Non ho potuto consolarlo per qualunque problema potesse avere.

Ogni notte prima di andare a dormire, ancora penso a lui come l'uomo che era nove anni fa. Ma so che se fosse ancora qui, avrebbe 47 anni e sarebbe ancora il papà più bello del mondo e più dolce.

So che se lui fosse qui mi rimproverebbe per i miei comportamenti, e se ci penso vorrei tanto litigare con lui; questo vorrebbe dire la sua presenza.

Questo vorrebbe dire avere ancora un padre.

...

Due ore fa mi sono chiusa in camera mia e ho iniziato a preparare tutta la mia roba da portare a casa di Kate.

Ma ora sono qui, ferma al centro della stanza ormai spoglia.

Forse a causa dell'adrenalina venuta fuori dalla rabbia, o forse perché davvero ci voleva così poco tempo, avevo già preparato tutto.

A volte capita II Jamie Campbell BowerLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora