Capitolo 1

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La storia dell'asso dell'Aoba Johsai non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella degli altri ragazzini della sua età.
Tutto ha avuto inizio in un'uggiosa giornata di Novembre, il tempo era talmente cupo che gli stormi di corvi gracchianti sorvolavano le nuvole scure per migrare in luoghi più caldi e tranquilli. In un quartiere della periferia di Tokyo, chiamato "il quartiere Saigai" (letteralmente "il quartiere del disastro"), la vita non era tutta rose e fiori come quella in città. Il quartiere Saigai era già noto alle forze dell'ordine per l'intenso traffico di droghe pesanti da tempo, ma da pochi mesi la situazione stava iniziando ad aggravarsi, tanto che diventò zona anche di sparatorie, omicidi ed occultamento di cadaveri. Un vero incubo per chi ci viveva, ma oltretutto non erano solo delinquenti a viverci, ma anche persone che purtroppo avevano perso tutti i loro averi.
Un pianto acuto quel giorno spezzò la tagliente aria di terrore del quartiere. Il pianto sembrava non fermarsi, e nessuno prese atto di ciò, dal momento in cui lì vigeva la regola "meno sai, meglio stai". Ma la signora Ashlin, una donna di origini irlandesi, trovò il coraggio di uscire fuori dalla sua roulotte per controllare il motivo di questo continuo lamento. Affianco ad un'officina abbandonata di auto era adagiata una cesta, ed in questa cesta una creaturina: un piccolo di circa 5 mesi era avvolto in una pezza gialla bucherellata, e su di lui un biglietto riportava, con una pessima scrittura, queste parole:
"Salva mio figlio Iwaizumi, ti prego.".
La donna irlandese non ebbe dubbi: il bambino era stato abbandonato.
Prese il piccolo dolcemente dalla cesta, che immediatamente cessò di piangere, e si incamminò verso la sua roulotte.
Nella struttura, dove c'era al massimo posto per 3 persone, tanti piccoli bambini si avvicinarono alla donna. La signora aveva infatti già 6 figli, la quale figlia maggiore aveva 16 anni, mentre la più piccolina aveva l'età del bambino che era stato appena trovato.
-Salutate il vostro nuovo fratellino, si chiama Iwaizumi, guardate che carino che è!-
Tutti i bambini si avvicinarono incuriositi e salutarono prendendo la manina del nuovo arrivato.
La signora Ashlin aveva anche un marito, che per motivi "lavorativi" non era mai a casa.
-Meglio così, una bocca in meno da sfamare!- Diceva sempre scherzosamente la donna.
Per lei, con Iwaizumi fu amore a prima vista: gli faceva il bagnetto, cercava di cucinargli sempre le cose che gli piacevano, quando poteva gli prendeva giochi e dolcetti, si poteva dire che lo trattava quasi meglio dei suoi figli biologici.
Ma come faceva la donna a mantenere tutti questi bambini e permettere la salute di tutti? Beh, ovviamente lavorando, ma non era un lavoro comune come l'impiegata o la commessa. La donna lavorava, purtroppo, come prostituta. Era una donna molto bella e anche raffinata, dagli occhi color ghiaccio e i capelli biondo chiaro, tutto ciò era un vantaggio per lei. Ma di questo ne era a conoscenza solo la figlia più grande, che era costretta anche lei a fare questo lavoro per assicurare il mantenimento della famiglia.
Iwaizumi nel frattempo cresceva a vista d'occhio e i vestiti, che purtroppo non si potevano permettere, iniziavano ad andargli pian piano stretti. Inoltre Iwaizumi era diverso esteticamente da tutti gli altri fratelli: lui aveva la pelle olivastra, gli occhi scuri e piccoli e i capelli nerissimi, mentre i suoi fratellini erano molto pallidi, con occhi chiari e grandi e i capelli biondo platino. Era piccolo d'età, ma si sentiva come un pesce fuor d'acqua, e a scuola gli altri ragazzini lo prendevano sempre in giro.
Un giorno, però, la signora Ashlin, tornò a casa da lavoro e si accasciò al suolo. La figlia maggiore chiamò immediatamente un medico con l'unica cabina telefonica che c'era nel quartiere. Nel giro di un paio d'ore, questo arrivò e iniziò a visitare la donna, dando poco dopo la fatidica sentenza: durante un rapporto, non protetto, la signora Ashlin si era ammalata di AIDS. Iwaizumi non sapeva cosa potesse significare, e ingenuamente iniziò a pensare che fosse della semplice febbre.
Purtroppo per curare la malattia della madre adottiva servivano molti soldi da spendere in medicine e visite, che la famiglia ovviamente non aveva. Si limitarono tutti a pregare, sperando almeno in una mano dall'alto. Ovviamente non arrivò; Ashlin iniziava a non mangiare più, la sua carnagione chiara si sbiadì completamente e tutto il suo corpo diventò scheletrico nel giro di un paio di settimane. Ormai non c'era più niente da fare e, in punto di morte, richiamò uno ad uno i suoi figli attorno al materasso su cui era distesa. Prese la mano calda di Iwaizumi, delicatamente la baciò e gli disse: -Piccolo mio, c'è qualcosa che ti fa sorridere?-
Il piccolo sobbalzò: -A scuola giochiamo sempre con la palla ad un gioco che la maestra chiama pallavolo, a me piace molto, mamma! Mi diverto tantissimo!-
Stancamente la donna accennò un sorriso.
-Fà si che questo diventi il tuo obiettivo nella vita, e sorridi con gioia. La mamma ti vorrà sempre bene.-
E, con la mano ancora adagiata in quella del piccolo Iwaizumi, fece il suo ultimo respiro prima di chiudere gli occhi per sempre.
Nella roulotte calò il silenzio, e il corpo inerme della donna irlandese venne portato via solo pochi giorni dopo il suo decesso.

Dolce Condanna ~ IwaoiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora