2. I'm glad you came

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Non fece in tempo ad andarsene che presi quei cartellini dalla tasca per capire cosa fossero. Appena realizzai sentii salire il cuore in gola: 2 pass per il backstage del concerto. Sgranai gli occhi e guardai meglio per essere totalmente sicura che quei pass fossero veri e non frutto della mia immaginazione. Erano veri.
Mi scappò un'esclamazione poco carina che fece girare alcune persone del bar ma non diedi molta importanza a questa cosa. In quel momento poteva succedere di tutto: un terremoto, il crollo del palazzo sotto il quale stava il bar, un incendio, una rapina, o qualsiasi altra catastrofe; avrei comunque mantenuto il sorriso stampato in faccia.

Misi nella borsetta i pass trattandoli come oracoli e dopo alcuni secondi di sguardo perso nel vuoto cominciai a farmi alcune domande. Come diavolo faceva quel ragazzo ad avere dei pass per il concerto di Marco?! Ha anche detto di conoscerlo, anche se secondo me stava scherzando. Però l'accento romano ce l'aveva, quindi è sicuro che qualcosa a che fare con Marco ce l'aveva, ma cosa? Eppure aveva un'aria familiare quel Davide... Improvvisamente ebbi un'illuminazione. Non so come, non so da quale viaggio mentale ma ci arrivai: Sollazzi! Mi considerai un'idiota per alcuni minuti, mi diedi anche altri appellativi poco simpatici per la figura che avevo fatto con quel ragazzo finché non vidi in lontananza Martina che stava venendo verso me dopo essersi alzata da un tavolino in fondo al bar. "Che fine avevi fatto? Ti davo per scomparsa" tornai immediatamente alla realtà "Ah, si, ecco... In realtà ero qui e... Promettimi di non urlare Marti" mi guardava con una faccia alquanto perplessa, così decisi di arrivare al sodo: "Abbiamo i pass per il backstage". Le scappò un urlo. "Oddio!" Ci abbracciammo per condividere quel momento di felicità e subito dopo mi trascinò fuori dal bar per chiedere spiegazioni senza avere attorno troppe persone. "Ora mi dici come hai fatto! Ancora non ci credo... Giuly ti giuro che sto male!" Non si capiva se rideva, stava veramente male o piangeva dalla gioia, ma era una scena divertente e la resi tale ancora di più dicendole che quei pass me li aveva dati Sollazzi. "Scherzi, vero?" "No, giuro sulla mia stessa vita che poco fa Davide mi ha dato quei pass" mi prese per il braccio per trascinarmi verso la fila delle fan. "Come mai? E poi dove l'hai visto?" sinceramente non lo sapevo nemmeno io il motivo di quel gesto, però mi ero promessa che appena entrata nel backstage gliel'avrei chiesto personalmente.

Dopo aver raccontato tutto l'accaduto a Martina, che ancora non riusciva a credere alle mie parole, arrivammo tra le fan e lanciandoci un'occhiata d'intesa chiudemmo l'argomento pass e parlammo d'altro per non far sapere ciò che era successo alle altre ragazze. Il tempo non passava, e più non vedevamo l'ora che quei cancelli si aprissero, più l'orologio non girava. Cercavamo di non far pesare l'attesa ma soprattutto di sopprimere tutto quell'entusiasmo per quello che ci avrebbe atteso dopo il concerto sedendoci per terra come due normali ragazze che passano il tempo giocando a carte: prima a scopa, poi a briscola, a Uno, ruba mazzetto, e altri mille mila giochi che entrambe conoscevamo. Poi una delle due si arrese e controllò l'ora. "Sono le 3..." A quelle parole aprii la tasca piccola dello zaino e tirai fuori sigarette e accendino.
"Giù, lo sai che fa male, dovresti smettere..." Era incredibile quella ragazza, anni e anni di amicizia e ancora non si era rassegnata al fatto che fumassi. Lo faceva per il mio bene, per la mia salute, e io le rispondevo allo stesso modo ogni volta che mi diceva quelle parole "Se Mengoni riesce a cantare ancora pur fumando da anni, allora avrò ancora molta vita davanti". Questo era l'unico modo per farla tacere e cambiare discorso. Accesi la sigaretta per rendere meno snervante l'attesa, lo facevo spesso, era un modo per farmi stare più tranquilla e meno agitata. Dopo aver sorbito lo sguardo di disapprovazione di Martina per 5 minuti, notai un ragazzo uscire dal cancello, mi si illuminarono gli occhi e per un attimo mi mancò l'aria.

Ecco che alcune ragazze cominciarono ad urlare come oche, altre gli si avvicinarono tranquillamente per parlare. Occhiali da sole, jeans a sigaretta, sciarpa, capelli arruffati e gomma da masticare sempre presente. Era lì a due passi da me, Marco Mengoni. Subito placò alcune fan urlando "E state bone!".
Ci fu un attimo di silenzio e poi cominciò a parlare con loro mentre firmava autografi senza fare foto.
"Ma che state a fa qua? Mancano più de 5 ore! Voi siete matte proprio!" Rise di gusto con quel gruppetto di fan che probabilmente già conosceva. Poi si tolse gli occhiali e si avvicinò ad un altro gruppo di fan dietro di noi.
"A voi non v'ho mai viste invece, tutto bene?" Rimasi impietrita: si era fatto decisamente più carino dall'ultima volta che l'avevo visto. Mi ricordo ancora; era alla fnac di Milano, gli regalai quel vinile che tanto desiderava, ci scambiai giusto due parole: i suoi ringraziamenti, i miei 'figurati' e un timido saluto. Succedeva sempre, ogni volta che lo vedevo ero perennemente in una sorta di estasi che poi pian piano diminuiva e mi lasciava parlare con lui senza problemi. Persino Martina era riuscita a sbloccarsi dallo stato di trans e a fare due parole con lui prima di me. Io ero ancora lì, ferma e impassibile a fissarlo. Notai che mentre parlava con le altre ogni tanto gettava un'occhiata verso me, come per vedere se fossi ancora viva o deceduta nel frattempo. Tirai fuori un'altra sigaretta, ne avevo bisogno in quel momento. L'accesi un po' di nascosto e la fumai evitando di far andare il fumo addosso alle ragazze attorno. All'improvviso mi si avvicinò Marco con una sigaretta in bocca, sorridendo "Non è che hai da accende? Stella m'ha preso l'accendino per non farme fuma. Sta stronza!" Presi l'accendino dalla tasca e glielo passai. "Se sa che sto fumando me uccide", mi misi a ridere insieme a lui "Tanto lo viene a sapere per forza visto che quando entrerai puzzerai di fumo in una maniera allucinante!" istintivamente, non so come, mi scappò quella frase. "Cazzo, c'hai ragione. Mo parli però eh!? Ahahah" risi anche io con lui, e insieme a noi altre fan che avevano assistito alla scena. All'improvviso scoppiò di nuovo a piovere e Marco corse via. "Famo così, se me sente che so de fumo dico che... come te chiami?" tutto d'un fiato sputai fuori il mio nome "Giulia!" sorrise. "Glie dico che..... Giulia, m'ha fumato addosso, così sto a posto e so cazzi tuoi!" Rise ancora una volta e scappò via sparendo dietro quel cancello.

Marco's POV

Feci due parole con loro, le persone che mi avevano sostenuto sin dagli inizi, i miei fan. Gente che piangeva, gente che parlava con me senza farsi problemi e poi lei, quella faccia già conosciuta. Non aveva detto una parola da quando ero uscito fuori dall'Alcatraz. Tolsi gli occhiali da sole per vederla meglio. Eppure di lei mi ricordo, dove l'avevo vista? Mentre parlavo con alcune fan in fondo alla fila cercai di osservarla con la coda dell'occhio per capire bene se era lei. Si, era proprio lei, la ragazza che mi aveva regalato il vinile che cercavo disperatamente di avere. Mi aveva fatto davvero felice quel giorno. Doveva essere stato alla fnac di Milano se non sbaglio. Finii di firmare autografi e vedendo che quella ragazza aveva in bocca una sigaretta ne presi una anch'io e mi avvicinai con la storica scusa 'hai un accendino?'. Mentre lo cercava la scrutai per un po'. Aveva degli occhi bellissimi. Mi ci persi per un attimo, poi presi l'accendino e cominciai a fare il coglione. Rise più volte e mi spense subito con una sola frase. Figura di merda. Nel frattempo la pioggia mi costrinse a lasciare quella ragazza che finalmente era riuscita a dire qualcosa, così la salutai scherzando e mi fiondai dentro. Mi aspettavano ancora le prove di "Credimi ancora" e "Fino a ieri - Cosmic Girl", non ce la facevo più. Ecco Davide che tutto esaltato mi venne incontro "Oh Marco spacchiamo tutto stasera!", non so dove l'abbia trovata tutta quella positività ma io me stavo a caga in mano. "Ce proviamo" fu l'unica risposta che mi venne in mente. "Ah, stasera voglio invitare due amiche al party in quel locale, è un problema per te?". Lo guardai perplesso: cioè, questo pensa già al post concerto mentre io sto a farmi pippe mentali su come andrà, se stonerò, se ci sarà poca gente. "No no, nessun problema" mascherai queste mie piccole riflessioni. "Tra l'altro sono due fan, ne ho conosciuta una al bar, dovevi vederla, era proprio bella! Se c'eri te, ce morivi dietro! Così ho pensato di darle un pass, a lei e alla sua amica, per conoscerla meglio, ho fatto bene, no?" le sue parole mi scivolarono addosso, erano sempre gli stessi discorsi: ragazze, party, hotel, divertimenti. Per carità, anche questo è un lato del lavoro che facciamo, ma occupa il 10%, non il 99. "Si dai, così se te va bene te la porti a letto... Ahahahah" lo assecondai, così mi avrebbe lasciato in pace. Salimmo sul palco e provammo, provammo e riprovammo fino allo sfinimento. Avevo ancora la paura di sbagliare, non ero per niente tranquillo, però mi bastò pensare a tutte quelle persone là fuori che erano lì per me, ognuno con la propria storia della quale faccio parte anche io, pensai anche a quella fan, Giulia, e tutto lentamente passò. Non so cosa fosse successo ma in qualche modo quella ragazza mi costringeva a pensare a lei. Ormai l'avevo persa, tra tutta quella gente non sarei mai riuscito a ritrovarla. Chissà se l'avrei mai rivista...

Fallen || Marco MengoniDove le storie prendono vita. Scoprilo ora