Finalmente si aprirono quei maledetti cancelli, sembravamo una mandria impazzita: gente che spingeva, gente che urlava, correva, pestava i piedi, strattonava e tirava i capelli. Io e Martina riuscimmo a fare una corsa da paura fino a quella tanto desiderata transenna e da quel momento non abbandonammo più quella postazione.
Dopo aver atteso qualche altra ora svaccate nel parterre, ormai passata l'ora x, cominciammo tutti ad alzarci in piedi per acclamare Marco (visto il suo notevole ritardo).
All'improvviso si spensero le luci. Presi istintivamente la mano a Martina come per dire 'ci siamo', poi sia io che lei cominciammo ad urlare come bambine per via di quell'eccitazione incontenibile. Ci fece agitare ancora di più il suono di un allarme e in seguito la voce di una donna che anticipava l'inizio del concerto: "ciao belli!".
Dopo il suono di quelle parole apparirono sul palco diversi conigli, ognuno si faceva spazio al centro del palco e per ognuno partivano svariate urla di gente che pensava fosse Marco.
Ma ecco che dal nulla era apparso un altro coniglio un po' più impacciato degli altri, la musica in sottofondo si faceva sempre più ritmata: Stanco! Il coniglio che in quel momento era al centro si alzò in piedi, tolse la maschera e... ci fu un boato generale che fece tremare tutto l'Alcatraz.
Quel coniglio era Marco.
Era davvero fantastico, aveva una sciarpina bianca a pois neri al collo, dei guanti bianchi, una giacchetta bianca e dei pantaloni aderenti neri. Faceva uno strano effetto sentirlo dal vivo per la prima volta, non era come ascoltarlo in macchina o con l'mp3, era qualcosa che lasciava a bocca aperta, dava letteralmente assuefazione, ti liberava la mente e ti portava in un mondo a parte: era il paradiso.
Dopo varie canzoni energiche passò a canzoni più soft come "In viaggio verso me" fino ad arrivare a quelle canzoni che per me erano la rovina. Per un attimo mi sembrò che Marco mi avesse vista, ma non diedi importanza alla cosa, probabilmente era solo una mia impressione. Cominciò "In un giorno qualunque", quella canzone che mi toccava nel profondo dell'anima dalla prima volta che l'avevo sentita. Mentre cantava le prime parole della canzone cominciai a piangere come una fontana, come sempre d'altronde, ma sotto quel palco era ancora più devastante. Martina istintivamente mi abbracciò per consolarmi ma partito il ritornello ci staccammo per cantare a squarciagola con le mani al cielo. Durante l'ultima parte della canzone Marco si avvicinò verso di noi sorridendo, un sorriso di quelli che tolgono il fiato; probabilmente ci aveva riconosciute. Risposi anch'io con un altro sorriso, e dopo aver scambiato un'occhiata di realizzazione con Martina ripresi a cantare.
Marco era ancora davanti a noi, quando prima di spostarsi da lì, ci fece l'occhiolino come per salutarci. Non riuscii a crederci, credetti fosse frutto della mia immaginazione ma ci pensò subito Martina a farmi rendere conto che era successo davvero.
"Giù, ci ha salutate! Ci ha salutate!"
Quella giornata non poteva andare meglio di così, era tutto così perfetto. Purtroppo arrivò già il momento di "Credimi ancora", l'ultima canzone. Abbandonammo la transenna prima del previsto dato che Martina mi ci trascinò via.
"Marti ma perché stiamo scappando via così presto?!"
Non mi rispose e continuò a trainarmi tra la folla esaltata che saltava e cantava.
Arrivammo davanti a quello che sembrava l'accesso al backstage e notammo lì con noi altri gruppi di ragazze che tenevano al collo dei pass.
"Per questo" rispose alla mia domanda indicando quelle ragazze.
"Dici che non ci fanno passare se siamo troppe?!" cominciai a farmi i miei soliti complessi mentali.
"Non ne ho idea..."
Marco fece i ringraziamenti di fine concerto e dopo l'ultimo saluto tutto l'Alcatraz cominciò ad urlare come non mai. Appena si accesero le luci tutte le ragazze uscirono da lì con la speranza di poterlo vedere uscire da una porta di servizio, altre invece corsero dove stavamo io e Martina assieme ad un'altra quindicina di ragazze sperando di poter accedere al backstage pur non avendo un pass.
All'improvviso arrivò Stella Fabiani, la manager, assieme a Piero Calabrese.
"Chi ha il pass?"
Aprì le transenne e ci fece passare lasciando fuori le ragazze senza pass che avevano la delusione stampata in faccia.
"Bene, ora vi porto da Marco. Mi raccomando: foto, autografo e poi venite con me che vi accompagno fuori senza storie. Patti chiari e amicizia lunga"
Quella donna riuscì a spegnere tutto il nostro entusiasmo con poche parole ma bastò Marco, che in quel momento stava uscendo dal suo camerino, a farcelo tornare.
"Mazza quante siete"
Si asciugò la fronte, sorrise e si avvicinò per salutarci.
Stella intervenì subito.
"Ragazze formate una fila"
Una fila?! Cos'era? Era per caso un 'guardate ma non toccate'?!
Odiavo quando trattavano Marco come un'attrazione, come se non fosse una persona ma solo un qualcosa da vedere e basta.
Formammo questa fila, io e Martina eravamo in fondo, apposta per riuscire a stare di più in compagnia di Marco. Ogni fan che vedeva la salutava con due baci, l'abbracciava e ci faceva due parole. Era la tenerezza fatta a persona.
Ogni tanto Stella lo intimava a sbrigarsi, ma a lui non importava per niente, continuava a trattare ogni fan allo stesso modo, in maniera fantastica.
Quando mancarono poche fan davanti a noi si accorse della mia presenza e sorrise.
"Che ce fai qua?"
Cercai di rispondere quando lui mi interruppe per chiamare Stella.
"Ahò Stella! Viè qua!"
Poi si rivolse a me con una faccia da finto stronzo.
"Mo so cazzi tuoi!" e se la rise.
Prima che Stella arrivasse Marco riuscì a scattare foto e a firmare autografi alle poche fan davanti a noi finché non arrivò il nostro momento.
"Che c'è?"
Arrivò Stella con molta calma poco prima che ci avvicinassimo a Marco.
"È colpa de Giulia, sta ragazza qua -disse indicandomi- è colpa sua se oggi stavo a puzzà de fumo! Ahahah"
Per un attimo mi sentii osservata, poi anche Stella si fece una sana risata.
"Movete cojone, tanto lo so che te sei fumato na sigaretta, non c'ho scritto 'scema' 'n fronte"
Marco mise un finto broncio e si voltò verso me: "Non ce n'è, hai vinto te!"
"Aia, il re matto che non perde mai ha appena perso. Pesaaante!"
Mi prese dalle mani il pass per autografarlo mentre dentro me ero felice di essermi liberata di qualsiasi tipo di blocco che avevo nel parlare con Marco.
"Spiritosa la ragazza.."
Mi fissò per un po' sorridendo, pensai che si aspettasse che gli dicessi il mio nome.
"Ah scusa, a Giulia!"
"Guarda che so come te chiami eh ahahah"
"Mi stavi fissando come se stessi aspettando qualcosa..."
Lo vidi per un attimo in difficoltà.
"No è che..."
Stava finendo la frase quando...
• Spazio Autrice •
Salve gente! ☺️
Questa è la mia prima storia su Marco Mengoni, spero vi piaccia :)
Come avrete capito inizia agli esordi della sua carriera, quindi se magari volete chiarimenti chiedete pure.
Ho paura di non spiegare bene le cose perché essendo fan dagli inizi (MOLTO fan ahah) quando magari parlo di persone che gestiscono Marco o della Band do per scontato che voi sappiate chi siano 🙈
Bene, se questa storia vi piace o comunque vi incuriosisce fatemelo sapere nei con menti e con un like aka stellina ⭐️
»Cosa pensate succederà nel prossimo capitolo?
Continuo a 3 likes 👍
- Als
