Uscii dall'hotel senza dare nell'occhio, ancora con una strana sensazione addosso: un mix di felicità, esaltazione, ansia e piacere. Lì al momento non seppi che fare, se chiamare Martina, chiamare mia madre e raccontarle tutto quello che era successo o chiamare chiunque mi fosse capitato sotto tiro per poter tirare fuori tutta la contentezza che avevo dentro.
Decisi prima di tutto di capire dove fossi esattamente, mi guardai per un attimo intorno e poi capii che l'unico mezzo per tornarmene a casa era la metropolitana, per essere più precisa avrei dovuto prendere la linea verde, poi la rossa ed infine un bus. Effettivamente ero un po' lontana da casa, ma il viaggio forse sarebbe servito per liberarmi di tutte quelle emozioni che non mi facevano smettere di sorridere.
Ascoltai per tutto il tragitto le canzoni di Marco, dall'Ep al suo ultimo cd 'Re matto', ascoltavo ogni canzone con una prospettiva diversa, come se Marco fosse ormai qualcuno che conoscevo da tempo, un amico. Ero in una specie di bolla, in un mondo tutto mio, tutto quello che vedevo passare davanti ai miei occhi era motivo di un sorriso, quello che succedeva al di fuori della mia felicità non mi tangeva: per me era un giorno perfetto? Bene, doveva esserlo per tutti e doveva manifestarsi in tutto ciò che mi circondava.
Arrivai finalmente a casa dopo un'ora di viaggio con il trucco che ormai toccava terra, i vestiti che sapevano di mezzi pubblici e i capelli che non stavano più in piedi. E' sempre bello tornare a casa dopo giornate così, trovarsi in un luogo sicuro e protetto; alla fine il mio non era un gran palazzo ma a me piaceva, mi dava solidità: uno stabile di 8 piani di fronte ad un parco immenso, con un viale alberato, un mini cortile sempre tenuto in ordine, una scalinata che porta all'atrio principale e sulla destra la portineria quasi sempre sprovvista del portinaio sommerso dal lavoro.
Salii in ascensore fino al primo piano e arrivata alla soglia della porta feci un respiro profondo per evitare di far notare ai miei tutta quell'euforia che avevo addosso. Suonai il campanello e subito mi aprì mia madre.
"Alla buon ora!"
Entrai con la testa bassa e cercai di farmi venire in mente una scusa che le sarebbe andata a genio.
"Sai che oggi avevo occupazione a scuola, così sono rimasta da Martina per studiare, poi non ci siamo accorte dell'ora e sono arrivata solo adesso. ...In tempo per studiare anche un po' da sola"
Mia madre era una fissata con lo studio, per lei potevo fare qualsiasi cosa, uscire, stare al telefono, guardare la tv, che l'importante era aver studiato prima, quindi quella scusa era perfetta. Mi guardò inizialmente stranita, poi l'espressione si trasformò in un sorriso.
"Avete fatto bene allora, così puoi andare di là a ripassare altro. Lo sai che tra poco hai la maturità ed è importante, sai quanto ti sarà utile questo diploma, così potrai andare all'università e fare qualunque cosa tu voglia. Dacci dentro, impegnati al massimo. Mancano pochi mesi e sarà tutto finito, poi potrai svagarti e concentrarti anche su altro, sai come la penso"
Ogni santo giorno dovevo subirmi la sua predica, ormai c'ero abituata, era un disco fisso. Corsi nella mia stanza, lanciai la borsa sul letto e mi fiondai in bagno, poi urlai a mia madre che prima di aver studiato un po' mi sarei fatta una doccia calda. Così feci, e durante quella lunga riflessione sotto l'acqua cercai di trovare un modo carino per dirle del concerto di quella sera senza raccontarle la verità. Certamente avrei dovuto far finta di studiare per un po' mentre mi sarei preoccupata di scegliere cosa indossare e di avvisare Martina che ancora non sapeva nulla.
Ok, ero pronta.
Gliel'avrei detto tutto d'un fiato, così, avvolta in quell'asciugamano giallo, con ancora i capelli bagnati che gocciolavano dappertutto e il viso impiastrato di mascara e matita.
