♤DARK ROMANCE♤
(Contiene contenuti espliciti)
Non c'è gelo o fuoco che possa sfidare ciò che un uomo nasconde nella sua anima.
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Anna è una ragazza di vent'anni che ha proseguito gli studi nella facoltà di lin...
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~ANNA~
O, un bacio, lungo come il mio esilio, dolce come la mia vendetta.
Shakespeare
Lunedì mattina mi sveglio presto, ma il mio riflesso fa veramente paura. Tornare in città non è stata una buona idea. Mi servivano almeno tre mesi di vacanza per riprendermi dal malessere chiamato Nathan, o meglio ‘capo’.
Mio malgrado, devo andare a lavorare. Chissà come si comporterà oggi? Chissà se sarà arrogante e scorbutico come sempre, oppure sarà diverso dopo ciò che è successo? La mia mente va in ebollizione con tutte queste domande. In più, il fatto di mio padre mi ha tolto il sonno.
Non faccio altro che pensare. Ci sarà mai fine alle mie paranoie? Ho pensato che fosse tutto frutto della mia immaginazione, che non succederà nulla di brutto. Ma, ahimè, vallo a dire al mio cuore stretto in un pugno.
Sospiro, scacciando l’ansia, e cerco di sistemarmi. Indosso un tailleur bianco con una maglia a collo alto nera sotto la giacca. Tacchetti fastidiosi mi rendono più alta di qualche centimetro. Raccolgo i capelli in una coda, prendo la borsa nera ed esco.
Il traffico del lunedì mattina non mi infastidisce. Mi distrae e mi fa mantenere i nervi saldi, prima di entrare nell’edificio.
«Buongiorno a tutti», saluto i colleghi con un sorriso teso.
«Ciao, Anna. Oggi ti mostrerò quello che c’è da fare», dice Matilda disinvolta.
«Arrivo tra pochissimo», aggiunge, girandosi sui tacchi alti e andando nella direzione opposta. Sospiro e mi avvio verso la mia postazione.
«Tu non hai idea dell’inferno che c’è stato la settimana scorsa!» afferma Nanuk con il viso sconvolto.
«Cos’è successo?» Un brutto presentimento mi attraversa. Cosa avrà mai combinato questa volta il dittatore?
«Il presidente era su tutte le furie e ha licenziato parecchia gente. Quelle poche volte che si faceva vedere da queste parti, sembrava arrabbiato con tutti. È stato davvero crudele. Era sempre torvo, col cellulare in mano e l’aria di chi sta meditando un omicidio.»
“Eppure, i numeri sono sempre in crescita. Sarà successo qualcosa nelle altre filiali?”
«Nessuno osa parlargli, abbiamo persino paura quando lo vediamo arrivare. Quindi stagli alla larga, se non vuoi essere licenziata in tronco!» aggiunge preoccupato.
«Sì, tranquillo. Cercherò di starmene buona con gli occhi sul mio computer. Sarà come se non ci fossi. Non ho assolutamente voglia di incontrarlo, tanto meno di parlargli», dico in fretta.
Mi accomodo alla mia scrivania e accendo il computer. “Veramente pensavo se ne fosse andato. Non riesco a credere a ciò che ha fatto. Perché deve essere sempre così crudele? Per non prendersela con sé stesso, se la prende coi più deboli. È davvero uno stronzo!”