♤DARK ROMANCE♤
(Contiene contenuti espliciti)
Non c'è gelo o fuoco che possa sfidare ciò che un uomo nasconde nella sua anima.
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Anna è una ragazza di vent'anni che ha proseguito gli studi nella facoltà di lin...
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~ANNA~
"Se io mi dibatto contro il fango, è certo che vincitore o vinto, ne rimarrò imbrattato." Giacomo Casanova
«Anna!» la voce della mia coinquilina mi raggiunge attraverso il corridoio, sussulto e lascio la fetta biscottata nel piatto, sbuffando. Non riuscirò mai a comprendere come faccia ad avere una voce così squillante alle sette del mattino, è un mistero.
«Che succede?» corro da lei, che fissa l'interno della mia camera dalla soglia e si gira verso di me, pallida.
«Oggi passa il padrone di casa!» Mi affaccio e lancio uno sguardo alla mia camera. Vicino al comò c'è una pila di vestiti che avrei dovuto piegare ieri, la camicia nera che mi ero tolta ieri sera, una volta tornata da lavoro, giace sul pavimento. Il mio reggiseno pende agganciato al bracciolo della poltrona blu di fronte alla scrivania, un paio di libri sono stati gettati sul comodino vicino all'armadio scuro e un'altra pila di vestiti all'angolo implora di essere lavata.
«Che disastro», mormoro mortificata. «Mi dispiace, ieri sera ho studiato fino alle due per l'esame di spagnolo...»
La mia migliore amica rotea gli occhi al cielo con uno sbuffo. «Va bene, ti darò una mano a sistemare la tua camera, ma questa è l'ultima volta. Intesi?», mi rimprovera bonariamente.
Le rivolgo un sorriso pieno di gratitudine e le scocco un bacio sulla guancia. «Sei un tesoro, chissà come sarebbe la mia esistenza senza di te».
«Sarebbe un disastro ecco come sarebbe. Ora va a vestirti, ci penso io», Carmen muove la testa in un gesto d'impazienza e inizia a raccogliere la roba sparsa.
Mi avvicino allo specchio e nei miei occhi castano chiaro si vede tutta la fatica e la stanchezza accumulata: sono arrossati, contornati da profonde occhiaie scure, la mia chioma ribelle color cioccolato mi incornicia il viso spossato. "Dio, come ti sei ridotta, Anna. Sei senza speranze."
«Maledetto Gerald! Finirà per farmi odiare lo spagnolo!»
Mi faccio una doccia veloce, asciugo i capelli con il phon e applico giusto un po' di mascara per mettere in risalto le ciglia e gli occhi. In cucina, trovo Carmen con in mano il cesto della biancheria sporca raccolta nella mia camera; i capelli dorati le cadono sulle spalle e brillano come una cascata di diamanti.
«Non ti merito, Carmen. Dico davvero».
«Lo so, sciocca ragazzina disastrosa».
«E dai, non sono poi così male. La pasta di ieri sera era buona, mi pare», la prendo in giro.
«Togliendo il fatto che era salatissima, direi che no, non sei male», ridacchia, un grande sorriso le illumina gli occhi, azzurri come il più pacifico degli oceani.