12.
Ho scritto il brano.
Mentre mi crogiolo in questa piccola ma non banale vittoria, rosicchio tutta contenta una carota. Seduta sulle gradinate, in solitudine, mi dondolo avanti e indietro col busto, fissando la mia immagine riflessa negli specchi davanti a me e mi godo la musica sparata nelle orecchie. Stavolta ad accompagnarmi ci sono i Linkin Park, la band che mi ha portata per mano durante il mio percorso musicale. Ero appena in prima media quando scoprii una delle loro canzoni, ne parlai così tanto che assillai mio padre forse per mesi interi, tanto che al compleanno ebbi per regalo una copia di Meteora. Da quel giorno la loro musica non mi lascia mai e io, dal canto mio, non li lascerò andare mai.
Quando finisco di mangiare la carota, mi guardo la mano con disinteresse. Ho le dita macchiate di arancione. Mentre smascello come una drogata cercando di rimuovere i micro pezzettini di carota dai miei denti, ripongo il lettore con cura sul comodino. Rimetto a posto anche degli appunti di storia della musica, che fino a una mezzoretta fa stavo sottolineando, constatando di ricordarmi almeno tutta la prima parte per sommi capi. Non male.
In generale, lo studio procede bene. La mia giornata è incasinata come sempre, piena zeppa che a stento riesco a mangiare un pasto normale che non sia della frutta o l'insalata scondita. So che non mi fa bene, e sono conscia che probabilmente a lungo andare inizierò a perdere le forze, ma sono bloccata in un loop da cui non riesco ad uscire. Dopo l'episodio di non molto tempo fa, ho sviluppato una specie di fobia al solo pensiero di rimanere senza far niente e provare di nuovo quel folle panico che ti porta a vagliare tutte le possibilità di reazione, anche quelle più assurde. E quindi se non scrivo, non compongo, o non c'è una lezione extra, mi metto a studiare tutto quello che posso. Tra evidenziatori, schemini, post it riassuntivi e riassunti dei riassuntini, nei miei appunti posso essere solo io l'unica a trovare un senso logico.
La canzone a cui sto lavorando, per la prossima puntata, è una mossa che non mi sarei mai aspettata di fare. Quando Rudy mi aveva consigliato di aggiungere più cose in italiano, probabilmente parlava di pezzi che hanno fatto la storia della musica. Io, però, questa cosa l'ho presa alla lettera. La canzone sarà italianissima, così tanto ascoltata che la conoscono dai grandi ai piccini.
È stata introdotta una novità da parte della produzione. Un alunno, per ogni professore, dovrà affrontare una gara interpretazione. Nel caso venisse vinta la gara, l'alunno porta a casa un punto, per sé e per i proprio compagni dello stesso professore, mentre l'ultimo classificato va in sfida. È un modo come un altro per spronarci a fare di più, a ricordarci che non ci dobbiamo cullare perché la sfida è sempre dietro l'angolo.
È il primo brano che mi viene assegnato dal mio professore, e questo mi fa tornare indietro all'anno scorso, quando ricevevo compiti e assegnazioni dai vari professori per migliorare la mia attitudine sul palco. Sono contenta dell'assegnazione, non si discosta molto dalla mia personalità e penso che mi piacerà moltissimo prepararla.
Sulle gradinate sono quasi tutti seduti, e mi ci accomodo anch'io, per ascoltare i messaggi da parte dei vari professori riguardanti i compiti assegnati.
In particolare, Anna Pettinelli ha mandato un compito a Space. La canzone assegnatagli è una ballad e dovrà cantarla spogliandosi del suo solito estro, facendoci vedere di che pasta è fatto quando si tratta di canzoni d'amore. Il brano è bellissimo, a tratti rievoca una dolce notte elegante, un ballo silenzioso e appassionato. A dirla tutta, non riesco ad immaginare Leo che canta una canzone del genere, data la sua personalità più allegra e stravagante, se vogliamo chiamarla così. Riesco però a sentire la sua voce che intona questa melodia, perché so per certo che le sue capacità canore possono raggiungere alti livelli. Dovrà lavorare sull'interpretazione, dal momento che non ha da preoccuparsi della propria voce.
- Eh, io sono abbastanza un sottone... L'amore è il mio punto debole. - commenta.
Sento, accanto a me, il braccio di Jolie che mi sfiora, ma faccio finta di non averlo sentito. Non ci parliamo da un giorno e mezzo, dopo quel breve scambio di battute che abbiamo avuto. Io, dopo quel bisticcio, non sono riuscita più a parlarle come se nulla fosse mai successo. Le sue parole mi hanno ferita, è stato un colpo basso, e il fatto che non sia venuta a scusarsi mi dà da pensare. Inoltre ho tutto il diritto di fare l'incazzata.
- Mi sono innamorato follemente di questa ragazza, che conoscevo fin da piccolo. Ho scritto un intero EP per lei...
- Un intero EP?! - domanda Mew sbalordita.
- Tu sei l'uomo che tutti vorrebbero, fra. - Gli dico, accarezzandogli il braccio. Mi arriva una gomitata, stavolta, non troppo forte, indirizzata a catturare la mia attenzione. Mi giro di poco verso Angela, e la guardo sbieco, per poi ritornare a focalizzare la mia attenzione su Leo. - Se qualcuno mi scrivesse una canzone cadrei ai suoi piedi. - concludo.
- Eh, ma lei non è caduta ai miei. Sono andato da lei in Inghilterra, con la scusa che volevo girare un videoclip, poi alla fine le ho confessato ciò che provavo, e... E lei era fidanzata. - conclude, un velo di amarezza a incupirgli la voce.
- Oh, però vedi un po'. - Comincia Petit. - Alla fine 'sta ragazza t'ha fatto scrive' n'EP. - constata, portando molto senso alla questione. Per quanto la storia si sia conclusa in un modo triste, c'è sempre un lato positivo.
Pian piano ci disperdiamo, ognuno per i fatti propri.
- Quindi ti devo scrivere una canzone? - mi domanda Angela, che ormai mi sta seguendo come un'ombra.
La guardo brevemente. - No. - le rispondo, tornando a fare i cavoli miei.
- Aò e ve volete sposà, sì o no?! - è il commento esasperato di Petit, che ha assistito al nostro battibecco.
Sorrido. - Uammormì, tu sarai il mio testimone di nozze. - Gli dico, prendendogli il faccino tra le mani e stampandogli un bacetto sulla guancia. - E poi canti.
Me ne torno in camera, per raccogliere ciò che mi serve per lo studio. A passo svelto, dietro di me, c'è Angela che ancora non ha rinunciato al mio inseguimento.
- Ma perché non mi parli?! - mi domanda spazientita.
- E che ti devo dire?! - Domando retorica. - Non me l'ero presa con te! Era un discorso generale.
La sua faccia urla "seh, ti credo proprio". - Tra cui c'entravo io!
- No, invece! Sei tu che l'hai presa sul personale!
- Cazzate! Ce l'hai proprio con me dato come ti sei comportata prima!
- Angy, stai decidendo tutto tu! - le dico stizzita e a tratti esasperata, per niente contenta della piega che sta prendendo la discussione.
Lei si ferma, immobile per qualche secondo e il suo sguardo si spegne di tutta l'animosità che lo colmava prima. - Boh, vabbè... - si gira ed esce dalla stanza, lasciandomi da sola come una scema.
- E mi lascia di cazzo e se ne va. - concludo ad alta voce.
- Tu non mi parli, è normale! - è il suo commento che pone fine una volta per tutte alla nostra conversazione.
A sentire il nostro litigio è stata più o meno tutta la casa, tanto che Petit mi raggiunge, quatto quatto.
- Ma so' stato io? - domanda apprensivo.
- No, no, cuore! - Mi affretto a chiarire. - È una cosa che risale al provvedimento. Non sei stato tu, non ti preoccupare. - lo rassicuro.
Dopo un paio di volte che gli ho dovuto ripetere che no, non era assolutamente colpa del suo commento, Petit si convince e si rasserena. Certo, questo non dopo avergli dato un altro mega bacio e un abbraccino.
Spero che la situazione si acquieti il prima possibile.
note: vi giuro che non staranno litigate ancora per molto. scusatemi cuori, io però vivo per i drammi.
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YELLOW PERSON [LIL JOLIE] #Amici23
FanfictionBruna è una musicista dalla testa incasinata. Dopo che suo fratello Alessandro è morto, Bruna non è più la stessa. E anche se pensava di essere riuscita a riprendere le redini della sua vita, si rende presto conto che non è come pensava. Nella casa...
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