«Hai smesso di cercarlo ancora?»
Rimasi spiazzata da questa domanda, tanto che guardai zia Cinthia con aria confusa:«Di cosa stai parlando?»
Lei redarguì con un tenero sorriso mentre rientrava nel camerino:«Da quando abbiamo incontrato Flinn, non fai altro che guardarti intorno per cercarlo con lo sguardo».
Sussultai in imbarazzo:«Non lo sto cercando e non mi sto guardando intorno per trovarlo».
E forse inconsciamente lo stavo facendo, non sapevo dirlo. Certo era che averlo rivisto a distanza di così tanti anni, sapere che nonostante tutto ancora si ricordava di me, mi aveva fatto un piacevole effetto.
Eppure, rimembrando nel mio passato, le volte in cui mi spingevo di più ad uscire fuori casa erano solo negli orari in cui il sole calava e il buio si precipitava a nascondermi non appena la mia pelle piena di lividi si esponeva all'aria aperta.
Anche lui sapeva che non era piacevole guardarmi, io avevo smesso di farlo, spesso mi evitavo allo specchio ancora adesso e se lo facevo non riuscivo per più di una manciata di secondi. I miei occhi sapevano giocare con la mia mente, disegnavano sulle mie guance le botte di quell'uomo.
Così viola e così grandi da coprirmi l'intero zigomo.
Ma Flinn mi aveva vista qualche volta e adesso mi stavo chiedendo se, guardarmi, avesse messo dentro di lui l'istinto di cercare se ce ne fossero ancora.
«Sarà pure come dici tu ma è innegabile che sia diventato proprio un bellissimo ragazzo», osservò mentre lasciava il camerino con l'abito color crema avvolto nell'avambraccio:«Già che ci siamo, perché non provi qualcosa anche tu per questa sera?»
Ci pensai un po':«Non credo mi serva, nell'armadio ne ho davvero tanti da mettere».
Ma non sembrava che a zia Cinthia importasse della mia risposta, difatti, la vidi dirigersi a grandi passi verso alcuni abiti meno eleganti del suo ma con delle scollature così ampie da far sbandare la testa perfino ad un non vedente.
«Cosa te ne pare di questo?» Chiese con entusiasmo.
Era un modello corto, sopra il ginocchio, gonna ampia sopra un corpetto stretto ma con lo scollo che scendeva fino all'ombelico. Ciò che mi piaceva era la fantasia: bianco con disegnate tante farfalle, uno degli insetti che sin da piccola mi dava gioia guardare.
Glielo tolsi di mano quasi in modo brusco:«Sei impazzita? Vado ad una festa in casa, non in uno strip club dove la spogliarellista sono io».
Ma lo guardavo, nonostante non avessi forza di indossarlo per l'occasione, il mio sguardo non riusciva a smettere di studiarlo e adularlo.
«Ecco brava, hai detto festa, non un convegno di monache di clausura». Obiettò lei:«Senza che tu faccia storie, il mio abito e il tuo vestito, verranno a casa con noi».
Senza che potessi replicare in alcun modo, afferrò il mio vestito e a grandi passi si affrettò a pagarli entrambi.
***
«Io legherei i tuoi capelli in una bella coda bassa, sai?» Osservò zia Cinthia mentre entrava in bagno.
Ero felice, sembrava che Scott non avesse nessuna intenzione di lasciare la sua stanza. Sentivo la musica ad alto volume, qualcosa di techno, un groviglio di suoni metallici da far venire il mal di testa.
La guardai dallo specchio mentre si accingeva a maneggiare la mia capigliatura bionda e folta, lunga sotto il seno, una lunghezza che avevo sempre amato portare e a cui non avevo mai pensato di dargli un taglio.
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Leah
Romansa⚠️ STORIA CONTENENTE DEI TW ⚠️ Il passato violento di Leah continua a ricordarle quanto sia difficile crescere nello stesso ambiente in cui tutto è cominciato. Le urla terrorizzate di sua madre difronte un uomo spietato che si costringe a chiamare "...
