16. La Fine... la fine di tutto

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Lo raggiungo in ospedale dopo aver terminato il lavoro... Trovo sua madre seduta accanto a lui, ha due occhiaie profonde e gli tiene la mano.
-agente Jeon... Che gentile è venuto a trovarlo. La ringrazio per tutto.
La invito a risedersi accanto al letto del figlio e lo faccio anch'io.
-signora domani in tarda mattinata passi in centrale per la deposizione. Non c'è fretta tranquillamente verso le 11.00 andrà benissimo.
-si passerò.
Restiamo in silenzio guardandolo.
-è sempre stato un bambino molto forte nonostante il suo aspetto delicato.
Glielo giuro agente non mi sono mai accorta di niente. James non si è mai manifestato per com'era davanti a me.
Nemmeno Jimin mi ha mai detto niente sono distrutta. La mia vita è rovinata. Non oso pensare alle ripercussioni che tutto questo avrà anche nel mio lavoro.
La osservo e comprendo molte cose... Ha un aspetto curatissimo, elegantemente vestita, le unghie laccate rosso scuro perfette, la pettinatura non ha un filo fuori posto...
"... La mia vita è rovinata..."
Queste le sue parole... Mi chiedo a chi pensa... Sicuramente non a Jimin bensì a sé stessa almeno in questo momento. Non mi piace... a pelle questa donna non mi va.
Verso le 23.00 mi avvisa che torna a casa a dormire domani ha una causa importante.
E me lo conferma ulteriormente.
-agente lei resta?
-si
-allora posso andare sono stanchissima, tanto ormai lui è al sicuro qui.
-signora scusi se mi permetto ma quando si sveglierà avrà bisogno di vederla.
Rispondo un po' seccato pensando alla delusione di Jimin non vedendo la madre.
-capirà, sono un po' una vittima anch'io in tutto questo.
Dice alzandosi sospirando e prendendo le sue cose.
Non appena esce, nel sistemare un piega del lenzuolo del letto di Jimin noto un luccichio sotto i suoi occhi. Sono lacrime ci ha sentito.
Gli prendo la mano e gliela stringo.
-io non vado via... Non adesso che ti ho trovato.
Sussurro piano.
Due giorni dopo Jimin viene dimesso.
Nei giorni che seguono è precettato per le indagini e torna sempre a dormire a casa sua, non riesco ad avvicinarmi molto, c'è anche la stampa che non gli dà tregua.
È molto stressato e profonde occhiaie sono apparse sotto i suoi occhi.
Ho letto i verbali dei colloqui sulla violenza subita da piccolo e sono scioccanti anche per uno come me che giornalmente è purtroppo vicino a queste cose.
Chiaramente è stato interrogato da altro personale non ho voluto farlo io, ho pensato che sarebbe stata un'ulteriore violenza.
Dove l'ho ritenuto opportuno sono stato presente.
Ci siamo limitati a qualche sguardo rapido e messaggi WhatsApp.
La madre ha fatto da buon avvocato la sua rassegna stampa.
Anche in questo non mi è piaciuta.

A Jackson e a me è stato affidato un altro caso. Non meno terribile di quello precedente.
Mi ci immergo come al solito anche se alla sera il mio pensiero è per lui.
Jimin via WhatsApp è piuttosto blando, mi scrive delle sue impressioni su quello che è accaduto ma non tocca mai l'argomento "noi".
Comprendo che non ha passato un periodo facile e non voglio stargli addosso, la curiosità della gente su di lui, sulla sua vicenda è tanta non voglio fargli ulteriori pressioni.
Ieri uscendo dal commissariato ho incrociato Tae era stato convocato per la sua deposizione.
Mi ha salutato gli ho chiesto come stava Jimin dato che in questi giorni non ho avuto modo di parlargli .
-non bene... Mi dispiace dirtelo ma è così... Lo stress di tutti questi anni gli è caduto addosso sta andando da una psicologa su consiglio della stessa  che ha incontrato in centrale il giorno in cui l'avete ritrovato. Sta valutando di andarsene.
Sua madre non gli è di aiuto concentrata com'è su sé.
-vorrei vederlo ma non voglio turbarlo in nessun modo.
Aggiungo preoccupato.
-Jk non so come dirtelo... Il prossimo fine settimana parte... Ha vinto una borsa di studi...l'ha saputo ieri. Due anni a Parigi... Ha deciso di andarci per liberarsi da tutto questo.
Sento cedermi la terra sotto i piedi, ma cerco di non darlo a vedere.
-dove lo trovo?
Chiedo diretto.
-so che nel pomeriggio ha una visita dalla sua psicologa verso le 16.00 lo studio è poco lontano dalla centrale dove lavori tu.

Colgo l'informazione e a quell'ora mi faccio trovare fuori dallo studio della professionista.
Non so cosa sperare in fondo il nostro è stato uno strano rapporto di certo più basato sul sesso che sul sentimento, prima che crollasse la sua situazione familiare l'idea era di frequentarci ma ora non lo so più.
Esce quasi puntuale e mi vede subito dall'altro lato della strada.
È bellissimo come sempre... come il primo giorno che lo fermai ubriaco con Tae.
Ci osserviamo per un secondo e poi sono io che l'attraverso... Sono io che ho bisogno di tentare di trattenerlo.
-eih agente.. Che ci fai qui...
-sono il tuo stalker te l'ho detto.
Mi osserva con un mezzo sorriso imbarazzato per poi chinare la testa.
-sei bellissimo...
Glielo dico perché non riesco a trattenermi.
-anche tu agente...
Mi conferma con un sorriso dolcissimo...
-ci ho pensato...
E il suo tono già uccide.
-Jk è stato incredibile...sei il mio salvatore... Il mio eroe. Incontrarti è stata la più gran fortuna che io abbia mai avuto... Ma non è il momento per me... Non posso vivere questa storia... Lo capisci?
Ho troppo casino dentro... Per gestire il rapporto con uno come te... Non sarebbe una passeggiata... Ed io non ho energie per questo.
Credevo che quello che mi ha fatto James fosse passato... Ma parlandone con la dottoressa ho capito che non è così... Mi porto ancora tutto dentro... E fa male.
Voglio allontanarmi da mia madre...non ho comprensione da lei. Ho vinto una borsa di studio per Parigi... Se non vado via ora non sarò mai libero di ricominciare. Forse ti sto ferendo e mi sento male per questo ma non posso fare altrimenti. Non posso rinunciare.
Conclude con la voce rotta dal pianto.
Trattengo le mie emozioni io vorrei che restasse ma come puoi trattenere qualcuno che non vuole...qualcuno che sta ancora così male per quanto ha subito.
Allora cerco di sembrare spavaldo ma dentro sto morendo.
-lo immaginavo... Tae mi ha raccontato di Parigi sono qui solo per salutarti.
Dico mentre lo attiro a me abbracciandolo.
Lo sento il suo calore e il suo profumo.
È un momento poi dolorosamente lo scosto sorridendogli.
-Buona vita Jimin.
Riesco a dire con voce ferma guardandolo negli occhi.
-grazie a te che potrò averne una, grazie agente.

Mentre lo guardo allontanarsi penso che non ho mai provato un sentimento così forte per qualcuno in un lasso così breve di tempo. Forse io ho reso libero Jimin ma lui mi ha reso consapevole di cosa vuol dire sentire qualcuno vicino al proprio cuore.
Ci sto male sapendo che lo sto perdendo ma poi dentro di me mi chiedo quale sia la forma migliore d'amore se non desiderare il meglio per la sua vita?
Deglutisco perché io non posso piangere...non devo.

Suona il telefono è Jackson.

-Jk... Abbiamo i risultati della scientifica... Per il nuovo caso riesci a tornare qui?
-arrivo.
Eccola la mia vita che chiama.

The end

Ecco la fine... Forse non vi piacerà ma è venuta così... Non lo vedevo un seguito fra loro due.
Il finale eclatante è la forza di Jimin nel cercare una nuova vita... Quella di Jk nonostante il suo coinvolgimento è volere il bene per lui... E quale forma d'amore più grande è desiderare che la persona che amiamo sia felice?

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