alle 16 spaccate il campanello suonò e fuori dalla porta di mogano c'era il biondino, il suo angioletto.
yoongi sistemò le patatine sul tavolo e si pulí i vestiti.
il cuore gli batteva forte forte ed aprí la porta con un groppo in gola.
« ciao jimin. » sorrise.
« ciao yoon! » saltellò il minore, abbracciandolo forte.
indossava la camicia che avevano comprato insieme e gli stava talmente bene che yoongi avrebbe potuto piangere.
« che bella casa tua. » disse jimin con la bocca spalancata mentre si guardava intorno, spostando gli occhi in ogni angolo.
« grazie. » rise yoon, trovando il minore tanto buffo quanto carino.
si misero comodi e parlarono a lungo.
per due ore non si erano mossi dal salotto di yoongi, dove, in sottofondo alle loro voci, andava una serie.
« yoon... » fece gli occhi dolci jimin, ed il maggiore si sentì morire.
« che succede, chim? » la voce che tremava leggermente.
« mi dipingi?
perfavore. » implorò quasi, con quella voce tanto dolce, jimin.
« certo, tutto quello che vuoi. » sorrise yoongi, che si stava trattenendo dal prenderlo lì, in quel momento, in quell'istante.
allungò la mano verso il minore che la afferrò ed insieme andarono verso la camera di yoongi.
« dove mi metto? » chiese il minore.
« sul letto, mettiti come ti viene naturale, ma guardami. » disse yoongi, quasi ordinando.
jimin si appoggiò al muro con la schiena, allargando leggermente le gambe.
era incredibilmente sexy, per il maggiore.
yoongi allora iniziò il suo lavoro.
iniziò a dipingere jimin, voleva renderlo bellissimo, meraviglioso, etereo.
voleva farlo sembrare un angelo, un essere paradisiaco, non concreto, non terreno.
jimin non doveva avere nulla a che fare con questo mondo, non poteva essere un comune mortale.
era impossibile.
