Il cofano della mia macchina sembrava un campo di battaglia alla stregua, il lungo cappotto che accoglieva Clare, distesa davanti a me, il vestito che le era salito sulle cosce e col respiro che le si spezzava sulle labbra mentre mi guardava con quegli occhi di fuoco liquido.

L'avevo voluta dal primo istante, e ora l'avevo lì. Aperta per me, pronta a lasciarmi affondare nel suo mondo.

Le scostai una gamba, la presi per la caviglia e la guidai sulle mie spalle, accarezzando la pelle tesa della sua coscia con il pollice. Il suo respiro si fece più veloce quando mi abbassai, lasciando scivolare di nuovo la bocca lungo l'interno della sua gamba, salendo piano, assaporandola. Ogni suo piccolo tremito, ogni ansimo che le sfuggiva mi accendeva di più.

Le mie mani percorrevano il suo corpo, salendo sui fianchi, seguendo la curva della vita, trattenendola contro il cofano. Quando mi chinai completamente su di lei, la sentii inarcare la schiena, le dita che si aggrappavano ai miei capelli, tirando appena mentre un gemito le sfuggiva dalle labbra socchiuse.

«Lucas... ti prego fammi venire» supplicò, ed era la cosa più dannatamente erotica che avessi mai sentito.

Sapeva che non le avrei dato tregua. Che avrei esplorato ogni angolo del suo corpo fino a farla perdere completamente. E quando sentii il suo corpo tendersi, il respiro spezzarsi in un rantolo soffocato, seppi che l'avevo portata esattamente dove volevo.

Mi sollevai appena, osservandola. Il suo petto si sollevava rapido, le guance erano arrossate, le labbra gonfie per i morsi che si era data per trattenere le grida. Il suo sguardo mi implorava e mi sfidava allo stesso tempo.

«Non ho ancora finito con te,» le sussurrai, la voce roca di desiderio.

E non lo ero davvero.

Non avrei mai finito con lei.

E intanto la leccavo, assaporando quel dolceamaro che mi ritrovavo a desiderare ancora e ancora. Sapevo che stava arrivando alla stregua e questo me lo rendeva duro come mai prima d'ora. Volevo con tutto me stesso sfilarmi i pantaloni e prenderla lì, mentre mi supplicava di entrarle dentro più e più volte, ma ci sarebbe stato sicuramente un momento migliore.
Non ero mai stato egoista al letto, il piacere della mia partner era una premura che avevo sempre avuto e trovato particolarmente eccitante, ma buon Dio quei versi, mi stavano facendo dimenticare anche il mio nome.

Le poggiai lentamente le gambe al mio corpo, mentre risalivo su di lei. Clare, sotto di me, mi guardava come se cercasse di imprigionarmi in un incantesimo che sapevo già di non voler spezzare.

Mi presi un momento di contemplazione per il suo seno, poi mi chinai per succhiarle un capezzolo e poterla risentire e ricordarle che era lì solo in mia attesa. Poi mi avvicinai al suo orecchio. «Chiedimelo ancora.»

Non aspettò neanche un secondo. «Ti prego Lucas, voglio venire per te...» disse, stringendomi ancora di più a sé.

Le mie mani esplorarono la curva dei suoi fianchi, il tessuto del suo vestito ormai umido e incollato al corpo. Lo feci scivolare via lentamente, gustando il momento in cui la sua pelle si svelava sotto le mie dita. Lei rabbrividì, ma non per il freddo. Il suo respiro era irregolare, il petto che si sollevava e si abbassava contro il mio. "Luke...", sussurrò, e il suono del mio nome sulle sue labbra accese un fuoco che nessuna pioggia avrebbe potuto spegnere.

Mi abbassai a baciarla, assaporando il suo sapore, il misto di desiderio e provocazione che era solo suo. Il mio peso sopra di lei non sembrava schiacciarla, ma piuttosto incatenarla a quella tensione sottile e irresistibile che ci avvolgeva da quando ci eravamo sfiorati la prima volta. Lei rispose con la stessa intensità, le unghie che affondavano nelle mie spalle mentre le sue gambe si stringevano attorno ai miei fianchi, incitandomi senza bisogno di parole.

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⏰ Ultimo aggiornamento: 16 hours ago ⏰

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