Non potevo togliermela dalla testa. Clare Miller. Era come un'ombra che si era insinuata nella mia vita senza permesso. Dopo quell'intervista, avevo passato la notte a rigirarmi nel letto, ricordando il modo in cui mi aveva sfidato, come aveva osato mettermi alle corde, facendomi vacillare. Eppure, non c'era stata una sola domanda fuori posto. Era metodica, calcolatrice, e aveva saputo esattamente dove colpire.

Mi ritrovai di nuovo sulla terrazza, con lo skyline di Boston che si stendeva sotto di me. Il rumore della città si faceva già sentire, ma la mia mente era altrove. Il caffè, una volta energizzante, ora non aveva più lo stesso sapore. Non potevo permettermi di distrarmi così, ma era inevitabile. Mi aveva spinto a mettere in discussione cose che pensavo di avere sotto controllo. E non era solo per come mi aveva provocato con le parole, ma anche per come aveva guardato dritto dentro di me, come se sapesse che dietro alla maschera del successo c'era qualcosa di più oscuro, di più complesso.

Dovevo rivederla. L'idea mi attraversò la mente in un lampo, ma non riuscivo a scacciarla. Non potevo semplicemente lasciarla andare. C'era qualcosa in Clare, qualcosa che mi sfidava in un modo che nessuno aveva mai fatto prima. Non era solo una giornalista che cercava una storia, no. C'era di più. C'era quella scintilla che mi faceva pensare che lei fosse diversa, che potesse vedermi per quello che ero davvero, e non per l'immagine pubblica che mi ero costruito con così tanto impegno.

Il telefono squillò e mi scrollò da quei pensieri. Era il mio direttore delle operazioni. «Lucas, abbiamo bisogno della tua approvazione per la fusione. Gli investitori sono pronti, ma dobbiamo muoverci rapidamente.»

«Sì, sì,» risposi distrattamente, cercando di riportare la mia attenzione sul lavoro. «Inviami tutto il necessario, ci metto un'occhiata e ti faccio sapere.»

Chiusi la chiamata e tornai a guardare il panorama. Avevo tutto sotto controllo, o almeno così credevo. Ma Clare mi stava costringendo a mettere in dubbio tutto, anche me stesso.


La giornata era finita, ma il pensiero di Clare mi perseguitava ancora. Mi ero immerso nel lavoro, nelle fusioni e nei numeri, cercando di soffocare quella voce nella mia testa che mi diceva di rivederla. Ma non ci riuscivo. Stava diventando un'ossessione. Non potevo lasciare che una semplice giornalista avesse così tanto potere su di me, eppure eccoci qui.

Ero appena rientrato a casa quando presi una decisione. Dovevo fare il primo passo. Dovevo rivederla.

Tra le paroleDove le storie prendono vita. Scoprilo ora