CAPITOLO 10

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QUENTIN

Ho ventiquattro anni, molti dei quali passati a cacciarmi nei guai e a tirarmene fuori.

Ho frequentato le ragazze più sfacciate di tutto il quartiere in cui ho abitato durante l'adolescenza e molte di quelle dei paesi limitrofi, ma mai, mai nella mia vita mi sono sentito tanto in imbarazzo come in questo momento.

Seven è... incredibile. Non ho un'altra parola per descriverla.

Fino a un'ora fa sembrava che volesse sotterrarsi al solo suono della parola "$e$$o", mentre ora risponde a raffica a ognuna di quelle ca**o di domande estratte dal dispenser al centro del tavolo.

Non smetterò mai di dirlo, ma chi ha inventato questo posto è un fott**o genio.

Se da un lato conoscere le sue fantasie e imparare a conoscerla da quel punto di vista mi sta facendo sentire il bisogno di sbottonarmi i jeans, dall'altro mi rendo conto di non farle probabilmente lo stesso effetto. Seven è troppo una brava ragazza per sentirsi a suo agio con certi discorsi di fronte a un uomo. Conclusione: mi vede come la sua amica del cuore. O come uno che non sta impazzendo su questa ca**o di poltroncina per trovare una posizione comoda.

E io che pensavo di saperci fare con le donne.

A ogni risposta, alzo il tiro e le confesso qualcosa di sempre più perverso. Lei ride e passa alla domanda successiva.

Io le parlo di posizioni degne di un film hard, le racconto delle feste universitarie a cui mi sono imbucato durante l'adolescenza e delle mie esperienze "di gruppo", lei beve il suo drink con le lacrime agli occhi, e non sono certo occhi lucidi per il desiderio.

È chiaro come il sole: a Seven Ross non faccio il minimo effetto. Mentre io sto iniziando a pensare a lei anche fin troppo. Di colpo mi incupisco e smesso di aver voglia di continuare. E lei, puntuale come un orologio svizzero, se ne accorge.

«Va tutto bene? Ti stai annoiando a sentire le mie risposte da quindicenne?», ci scherza su, mentre io sto provando a non dirle che sono a tanto così dal trascinarla nel bagno del locale per metterle in pratica tutte.

«Benissimo, ma inizia a mancarmi l'aria. Tu sei pronta ad andare?».

Il suo sorriso crolla di colpo e in un attimo è di nuovo la Seven che ho conosciuto il primo giorno, quando ha cercato di spaccarmi la testa con una scopa. «Certo, finisco questo e per me possiamo andare, se vuoi».

In realtà io vorrei fare tutt'altro, ma questo non glielo posso certo spiegare.

Il viaggio di ritorno è silenzioso e denso di tensione: sessuale, la mia; offesa, la sua. Ma peggiora anche di più quando mi fermo di fronte a casa di suo padre.

«Grazie per la serata», mastica in fretta, slacciando la cintura di sicurezza con stizza. Dieci a uno che sta sognando di legarmela attorno al collo e stringere.

«Sev».

«Ehi», pronuncia secca, alzando la mano fra di noi per fermare qualunque cosa io stessi per dire, «sono grande e vaccinata da capire da sola certe cose. Puoi andare a dormire sereno».

«Non credo riuscirò a dormire».

Pensavo di averlo solo sussurrato fra me e me, ma lei ora mi sta fissando con un solco immenso al centro degli occhi.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Nov 27, 2025 ⏰

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