Red Shades era l'ultimo posto in cui sarebbe voluta tornare, ma per Seven Ross non c'erano molte alternative: passare le Vacanze di Primavera nel paesino dal quale era scappata due anni prima o lasciare il padre a occuparsi da solo del trasloco.
Non...
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Per poco non casco giù dalla sedia.
«Che roba è quella?». Indico il dispenser al centro del tavolo con la stessa espressione con cui guarderei una cacca di cane sul marciapiede.
«Credo, ma potrei ancora sbagliarmi, che questo posto sia una specie di locale per coppie al primo appuntamento».
Sì, io Morgan la 4mm4zz0 sul serio!
«Quindi quelle...».
«Sono domande per rompere il ghiaccio. E, a quanto pare, tutte a sfondo s3ssu4l3».
Mi copro la faccia con una mano, ma è inevitabile: scoppio a ridere, nervosa, imbarazzata, terrorizzata! «Dio, Quentin, mi dispiace un sacco».
«E di che cosa? il locale è bello e non siamo obbligati a leggerle e a stare al gioco, anche se...».
«Se...?». Non dovrei, eppure pendo dalle sue labbra. Voglio che termini quella frase. Che cos'ho di sbagliato?
Quentin si morde il labbro inferiore e fa spallucce. «Anche se credo sarebbe divertente, non imbarazzante». Gli rifilo un'occhiataccia che dice proprio il contrario. «Voglio dire», prosegue cauto, «non come sembra. In fondo, questo non è un vero appuntamento e le mie risposte saranno di certo più scabrose delle tue».
«Ah, su questo non ci piove». Tento di mascherare le mie emozioni buttandola sul ridere, e Quentin sta al gioco.
«Devo offendermi?».
Alzo anche io le spalle. «Beh, è un dato di fatto. Voi uomini siete più perversi».
«O più onesti?».
«Io sono onesta!».
«Okay, allora...». Riprende il primo biglietto plastificato e lo srotola, per poi leggere nuovamente: «Qual è la tua perversione più succulenta?».
«Non ne ho». Mi tuffo nel bicchiere di acqua frizzante che la cameriera ha appena lasciato davanti al mio piatto e mi ci nascondo dentro.
Quentin inclina la testa di lato e posa una mano tatuata sotto il mento, con fare di scherno. «Ti prego, ripetimi la parte sull'onestà femminile».
«Ma è davvero così! Non ho... desideri particolari in quell'ambito». Un altro sorso mio, un altro sorrisino scaltro suo.
«Va bene, inizio io». Posa il bigliettino sul tavolo e poi si lascia sprofondare senza il minimo disagio sulla sedia, le mani grandi e piene di inchiostro intrecciate sul tavolo, fra noi.
«Sento che non ne rimarrò sbalordita. D'altronde, le vostre fantasie sono sempre uguali».
«Vostre?». La sua voce è più tesa, e un'ombra di irritazione si fa strada nelle parole. Forse me lo sto immaginando, ma sembra davvero sul punto di scattare.