SEVEN
Il pick-up di papà è sempre al solito posto, come se facesse ormai parte del paesaggio. La vernice è scrostata in più punti e lo strato di polvere ne altera il colore, che in origine era di un rosso ciliegia brillante - il colore preferito di mamma.
Il furgone aveva vinto il primo posto quando eravamo andati al concessionario di Kansas City proprio per quel motivo - papà sosteneva che avrebbe avuto una vita lunga e senza troppi intoppi, proprio per via del colore. Secondo lui quello era un motivo sufficiente per portare fortuna.
Ronald Ross ha sempre avuto le sue convinzioni su ciò che porta bene, è la cosa che più lo caratterizza, proprio come quando lui e la mamma avevano dovuto scegliere il mio nome. Nonostante le loro buone intenzioni, io continuo a non sentirmi molto fortunata, ma su quell'altro affare papà aveva avuto ragione: il suo pick-up sembra davvero eterno.
Quel pensiero mi fa sorridere e aumenta la mia voglia di riabbracciarlo, così recupero la valigia dal bagagliaio e lo zaino, poi mi affretto a salire i gradini del portico. Non busso, non suono il campanello: qui a Red Shades nessuno chiude le porte durante il giorno. La polizia locale non vede un vero reato dagli anni Settanta, se va bene.
Pensavo che papà mi sarebbe corso incontro non appena avesse sentito l'auto calpestare la ghiaia del vialetto, ma deve essere indaffarato con il trasloco. Meglio così, voglio fargli una sorpresa - sperando che non gli venga un infarto.
Il salone all'ingresso è silenzioso e caotico allo stesso tempo, un ossimoro che mi fa venire un pizzicore agli occhi per la nostalgia. Sembra tutto immutato, il profumo di cera per mobili, la disposizione degli oggetti, i romanzi sparsi qua e là - a eccezione dei mille cuscini sul divano, che papà deve aver fatto sparire non appena sono partita per il college: li ha sempre odiati.
Anche la cucina a vista sembra essere stata congelata dopo la mia partenza, persino il guanto da forno è sempre lo stesso e ancora nella stessa posizione.
Appoggio lo zaino su uno degli sgabelli attorno alla penisola e addosso la valigia alla parete, quando un movimento richiama la mia attenzione verso lo studio di papà, la prima porta all'inizio del lungo corridoio. Me lo immagino a osservare per ore la libreria per capire come inscatolare i diecimila libri che possiede, ma il sorriso mi muore sulle labbra quando mi accorgo che la schiena che sto guardando dallo spiraglio aperto della porta è troppo ampia per essere quella dell'unico genitore che mi è rimasto e che quei capelli sono troppo neri e folti per appartenere a un uomo di cinquantacinque anni. Ma sono le mani coperte di tatuaggi che frugano fra la roba sugli scaffali che mi danno la risposta definitiva: c'è un estraneo in casa nostra e ci sta derubando.
Non sono una campionessa di coraggio, anzi, sono proprio l'opposto di una leonessa territoriale, ma lo sconosciuto ha appena preso il fermalibri d'argento che mamma ha regalato a papà quando lui ha pubblicato il suo primo articolo sul giornale locale. E questo non lo posso permettere.
Vorrei che fossimo una di quelle famiglie che tengono mazze da baseball, da golf o bastoni da hockey in giro per casa, ma siamo degli anti-sportivi per eccellenza, per cui devo accontentarmi dell'oggetto più pericoloso alla mia portata, che mi permetta di mantenere anche una certa distanza dall'intruso: una scopa di saggina che ha visto tempi migliori.
Mi muovo piano, un passo alla volta, pregando che il pavimento non scricchioli come nel peggior film horror della Storia, arrivo di soppiatto di fronte alla porta semiaperta e la spingo con l'estremità della scopa. L'intruso non si è ancora accorto di me, e questo mi rincuora: sarebbe più difficile fracassargli la nuca guardandolo negli occhi. Ed è il doppio di me, cosa che mi spedisce senza dubbi in fondo alla classifica dei probabili vincitori, in caso di scontro diretto.
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Back Down South
RomanceRed Shades era l'ultimo posto in cui sarebbe voluta tornare, ma per Seven Ross non c'erano molte alternative: passare le Vacanze di Primavera nel paesino dal quale era scappata due anni prima o lasciare il padre a occuparsi da solo del trasloco. Non...
