10| COME FUMO, INAFFERRABILE

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Quella voglia di rivalsa, che mi tormenta.
Sogno passi liberi dalle catene.

FLAME:
🔥

Mi sono rinfrescata il viso nel piccolo bagno, adiacente al letto, mi hanno aiutato le infermiere in quanto le mie mani sono fasciate e non possono andare in contatto con l'acqua.

La cosa che mi ha destabilizzato è stato scoprire che mi hanno riconosciuta, nonostante sia in una nuova città, i parametri e altri segni impossibili da passare inosservati mi hanno fregata.

È inutile, posso mantenere la lingua annodata senza raccontare del mio passato, ma il corpo parla al posto mio.

Una firma tangibile del suo passaggio; anche se eravamo bambini da ogni parte dell'America i medici devono essersi confrontati e siamo stati etichettati come: le cavie dello scienziato.
Questa è la mia condanna.

Quando esco dalla stanza, ritrovo Aaron poco lontano, seduto su una sedia con la testa appoggiata al muro e gli occhi chiusi.

Faccio un lungo respiro e mi avvicino, mi ha categoricamente impedito di farmi riaccompagnare a casa dai miei genitori, vuole farlo lui.

Non so cosa gli sia scattato in quella testa da criceto.

Ha il viso rilassato e la bocca socchiusa, sembra stia dormendo, ha il cappuccio sopra alla testa ed è seduto al fianco di una signora anziana che sposta lo sguardo sulla sua figura in continuazione.

Ha una fisicità imponente e con le gambe divaricate e le braccia incrociate occupa gran parte dello spazio, povera donna.

Sorrido, approfitto del momento per lasciarlo riposare e digito un numero nel cellulare, la batteria è quasi andata.

Attendo qualche squillo a vuoto, sono le otto di mattina, dovrebbe essere sveglio.

«Buongiorno, splendore» la sua voce è roca e io sospiro appena lo sento.

Mi avvicino alla finestra e scruto il cielo ricoperto da un manto bianco di nuvole.

«L'ho visto Kevin, è come me lo disegnavi tu,» sorrido tra una parola e l'altra «ho visto il mare»

Di notte, che poi è diventato all'alba.

«Spero anche meglio, ero un disastro» ride, in quel modo cristallino.

«Non è vero» incastro con fatica una ciocca di capelli dietro all'orecchio, ogni tanto sposto lo sguardo per cercare la sagoma del mio vicino che è ancora immobile nello stesso punto.

«Hai visto il telegiornale?» pronuncia dopo attimi di silenzio, vacillo prima di rispondere: «sì, mi chiedo come sia stato possibile»

«Avrà corrotto qualche guardia, molto semplice» potrebbe essere una soluzione valida, considerando l'età e le condizioni fisiche.

Un conato di vomito risale lungo l'esofago, lo scaccio con forza.

«Niente è mai stato semplice nella nostra vita»subito dopo, forse per alleggerire l'atmosfera o riconoscendo che sono ammutolita, aggiunge: «Sai, ora sono insieme a Yvonne»

«P15? Non ci credo, da quando?» ricordo la ragazzina che gli gironzolava attorno, sempre in cerca delle sue attenzioni.

«Ero stanco di aspettarti» alzo gli occhi al cielo, è sempre lo stesso.

«Smettila! Da quanto state insieme?» sono molti mesi che non lo sento, chissà quante altre cose mi sono persa.

«Da un anno circa, conosci come affronto le relazioni. È difficile, mi consola il fatto che condividiamo lo stesso vissuto».

𝙿𝙾𝙲𝙾 𝙿𝚁𝙸𝙼𝙰 𝙳𝙴𝙻𝙻' 𝙰𝙻𝙱𝙰Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora