Capitolo 10

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Roxanne

La cena è andata a buon fine, ma i nervi sono ancora tesi.

Esco e inspiro a fondo. L'aria fresca della notte mi riempie i polmoni, con quella punta di umidità che sa di terra bagnata e promesse non dette. Il silenzio del giardino reale è quasi irreale: solo il fruscio delle foglie e il lontano gorgoglio di una fontana nascosta. Mi avvicino al vialetto lastricato e i miei occhi si perdono nei petali aranciati dei gigli tigrati che costeggiano la balaustra.

Forse, in questo castello che sa di ferro e segreti, c'è qualcosa che potrei perfino amare.

«I gigli tigrati sono i miei fiori preferiti.»

La voce mi piomba addosso alle spalle e scatto come una molla, sferrando un pugno dritto allo stomaco dell'intruso.

Un gemito. Un passo indietro. «Maledizione... ho sottovalutato la tua forza.»

La luna scivola fuori da una nuvola, illuminando la sua chioma bionda. Mi pietrifico.

Ho appena tirato un pugno al principe Ace.

La prossima volta devo mirare più in basso.

Fingo terrore e preoccupazione, spalancando gli occhi come una damigella sorpresa nel cuore della notte. «Oddio... perdonami, principe. Credevo fossi uno dei partecipanti che volesse eliminarmi.»

Alza lo sguardo verso di me, e vengo sommersa da un mare scuro e profondo. Non il nero opaco di Mason, ma un abisso calmo, che ti osserva e aspetta.

Perchè ho paragonato i suoi occhi a quelli dello scorbutico arrogante?

«Sei sempre così... spontanea?» chiede, piegando appena un sopracciglio. La sua voce è calma, come un lago prima della tempesta.

«Solo quando mi spaventano a tradimento.» Mi stringo nelle spalle, cercando di mascherare il fastidio della sua presenza.«Che ci fai qui fuori, a quest'ora?»

Ace inspira piano, come se la notte stessa gli stesse rispondendo. «A volte l'aria di corte diventa soffocante. Qui, almeno, posso respirare.»

Non ci casco, principe.

Cammina lentamente verso i gigli, le mani dietro la schiena. Ogni passo è studiato, ma non ha l'aria di chi vuole intimidire: sembra uno che sa di poterlo fare, ma sceglie di non farlo.

Strano...

Si china, sfiora un petalo con le dita. «Sono gli unici a fiorire anche quando l'inverno è più rigido. Forse è per questo che li preferisco.»

«Resistenti, ma belli?» azzardo.

«E fieri. Non chiedono mai di essere guardati, eppure non puoi ignorarli.»

Incrocio le braccia. «Mi stai paragonando a un fiore, principe?»

Forse dovrei essere un po' meno... me.

Nah, fanculo l'educazione. Dopotutto sono Killer Lady.

Sorride. Non con l'arroganza di Mason, ma con qualcosa di più sottile «Non ancora.»

Non ci credo: l'ho di nuovo paragonato a quel topo di fogna.

Il vento notturno solleva una ciocca dei miei capelli, portandosi via un po' di quella tensione. Ace si volta verso di me, la luna incornicia la sua figura in luce pallida «Ti va di farmi compagnia?» chiede semplicemente, indicando il viale che porta al cuore del giardino.

E io, contro ogni buon senso, annuisco.

Camminiamo lungo il sentiero di ghiaia, i passi attutiti dall'erba che sporge tra le pietre. Il giardino sembra sospeso: ogni fruscio è amplificato, ogni ombra della luna sembra seguirci.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 03, 2025 ⏰

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