-Okay, dai vieni e siediti qui. Ti preparo qualcosa caldo.- mi prende dal braccio e mi accompagna fino al divano. Rimango lì senza muovermi. Susan va in cucina e mette dell'acqua a riscaldare. Poi va nella stanza e porta una coperta. Mi copre e sbuffa, capendo telepaticamente quello che vorrebbe dire. Va in cucina di nuovo e mi porta un thé caldo. Mi affretto a prenderlo e bevo sentendo il liquido che mi brucia la gola.
-Rallenta Kat, ti brucerai così.- sento lo sguardo di Susan addosso a me. Non ho nemmeno il coraggio di guardarla negli occhi.
-Mi racconti che cosa è successo?- mi tocca il ginocchio e sussulto.
-Più tardi Susan, sono stanca.- poso il bicchiere, mi alzo e comincio a camminare lentamente verso il corridoio che porta verso le stanze da letto. Mi viene una bellissima idea.
-Susan, voglio allontanarmi un po' dalla città. Pensi che riusciresti ad aiutarmi senza dirlo a nessuno?- non mi giro per guardarla in faccia, non voglio. Rischerei di mettermi a piangere.
-Va bene, Kat, però con una condizione: vengo con te.- sospiro, continuo a camminare. L'avrei immaginato che anche lei avrebbe voluto venire con me. Non mi ha mai lasciata sola, mai. Vado nella mia stanza e comincio a togliermi tutto di dosso. Sono nuda e continuo ad aver freddo. Piango ed è come se non riuscissi a fermarmi, come se fossi fatta solo d'acqua. Vado in bagno ed entro sotto l'acqua fredda. Sussulto al contatto con l'acqua e cerco di abituarmi. Mi abbasso e mi metto in ginocchia:
-Non voglio questa vita! Non voglio mio padre! Non voglio ritornare come prima!-
Sono arrabbiata. Sono arrabbiata con me stessa. Il ragazzo che amo starà impazzendo in questo momento, e io sono qui a piangere come una cretina. Chiudo il rubinetto ed esco dalla doccia. Mi metto l'accappatoio e mi avvoglo i capelli in un'asciugamano. Esco dal bagno, prendo una borsa abbastanza grande in cui metto i libri per andare a scuola. Tolgo tutto e metto dentro un paio di vestiti a caso, poi mi vesto con dei jeans stretti e una felpa larga. Metto le scarpe e me ne esco dalla stanza cercando di non fare rumore. Non mi deve vedere Susan. Entro nel soggiorno. Susan sta ascoltando musica. Devo trovare un modo per uscire di casa. Vedo le chiavi della macchina di Ian. Sicuramente è venuto mentre mi facevo la doccia. Prendi le chiavi e scappa!
Metto il capuccio, mi avvicino al tavolo in cucina, guardo l'orologio che segna le undici del mattino e prendo le chiavi:
-Katrine...- porca miseria. Scappa! Ian mi guarda sorridendomi. Ma quando vede la mia faccia stanca e triste, si rabbuia.
-Di a Susan che la voglio bene.- mi metto a correre superandolo. Vedo Susan che si alza. Esco, chiudo la porta velocemente. Sento Susan chiamarmi. Sta piovendo di nuovo. Corro sull'erba e inciampo, cado.
-Katrine dove vai? Torna indietro!- mi alzo subito sentendo la voce di Susan. Il suo ragazzo sta cercando di raggiungermi, ma è troppo tardi: io sono già alla macchina e cerco di aprirla. Magari fosse quella di Christopher! Con gli occhi la apri! La apro, entro e mi blocco dentro. Ian e Susan sono vicini alla macchina e continuano a bussare al finestrino. Non li guardo e accellero.
Okay, ora dove vai? Non lo so nemmeno io. Accellero comunque. Attraverso tutta la città ed imbocco l'autostrada. Potrei andare da zia Anne, ci metterò 5 ore per arrivare, ma almeno non mi troverà nessuno. Accendo la radio e la canzone di Calvin Harris comincia a riempire il silenzio. Accellero.I guardiani mi lasciano andare, dicendomi che è un ospedale, non un campo di battaglia. Beh, hanno totalmente ragione, ma mi da fastidio quando qualcuno tocca qualcosa che è già mio... Oddio Pich! Prendo il cellulare dalla tasca e noto che è quello di Pich. Merda!
-Pich, dove sei? Cazzo!- tiro una calcio alla sedia vicino a me, facendola volare. Entro nella stanza di mia madre. Si è svegliata.
-Tesoro, vai e cerca Katrine! Non perderla!- la guardo come se quelle parole fossero sante. La bacio sulla fronte ed esco dalla stanza correndo. Mi fermo vedendo Brandon.
-Brandon, hai visto per caso Katrine?-
-Sì, stavo salendo le scale, mentre lei scendeva correndo. È successo qualcosa?-
-No, abbi cura di mia madre. Ti ringrazio.- Gli do una pacca sulla spalla e mi affretto verso le scale. L'ascensore non mi conviene, visto che è una situazione contro cronometro.
Esco dall'ospedale e corro verso la mia macchina. Fuori è nuvoloso e sta piovendo ancora. Salgo, allaccio la cintura e parto. Spero soltanto che stia bene. Spero soltanto che non l'abbia spaventata, spero che capisca che l'ho fatto per il suo bene. Non permetto di vedere una donna picchiata, specialmente se quella donna è mia.
-Cazzo!- tiro un pugno al volante facendomi male, ma non me ne può fregare di meno. Voglio Pich. La voglio. Non la posso lasciare così.
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Un terribile disastro (SOSPESA)
ChickLitKatrine Smith ha solo 17 anni e solo Dio sa quante ne ha vissute. Trasferita a Jacksonville per motivi scolastici e soprattutto perché non sopportava più stare a casa, incontra una ragazza che le diventa amica, ma il problema appare quando, ad una f...