Ci racconti una storia?

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Era un fredda notte invernale e in casa il fuoco acceso scaldava gli ambienti e gli animi più infreddoliti. La cena era stata consumata già da un po ma i bambini non accennavano ad andare a letto. Nonno Fernando, sulla sua vecchia sedia a dondolo, indugiava vicino al camino con le mani protese in avanti, nel tentativo di scaldarle, pensieroso come al solito...
"Ci racconti una storia?" chiese quasi all'improvviso la piccola di casa, Matilde. Il nonno, senza voltarsi, continuò a sfregarsi le mani e "una storia..!" ripeté quasi tra se e se.
"Si, si, una storia!!" gli fecero eco i fratelli più grandi.
Fernando lanciò uno sguardo fugace a mamma Marta che, intenta com'era a riordinare il desco, aveva fatto finta di non ascoltare le richieste dei bambini. Si limitò a sorridere al vecchio genitore con uno sguardo d'intesa, complice, che l'uomo recepi immediatamente.
"E va bene!" esclamò fingendo di essere un poco infastidito dalla richiesta. "Siete pronti ad ascoltare in silenzio?" chiese poi. Di fronte ad un coro di si entusiasti, il nonno li fece disporre vicino a lui e iniziò a raccontare.
"Tanto tempo fa, quando la nostra amata terra era ricoperta da antiche e interminabili foreste, il popolo degli uomini conduceva un'esistenza difficile e solitaria... "
"Cosa significa 'solitaria' nonno?"
chiese Mattia, il più grande e curioso dei tre fratellini.
"Pazienta e lo capirai! ", si affrettò a rispondere il nonno. Che si schiarì la voce e riprese il racconto.... "Dicevo: il popolo degli uomini non era affatto numeroso. Viveva in piccoli e sperduti villaggi, andava a caccia o a pesca per sfamarsi, qualche volta riusciva a coltivare il grano per produrre il pane... ".
"Una vita dura, vero nonno? " osservò la piccola Matilde.
"Si tesoro, una vita dura ma dignitosa e, al tempo stesso, rispettosa della foresta e dei suoi abitanti! Sapete qual'era il popolo più numeroso a quei tempi? " chiese inaspettatamente nonno Fernando. Il suo sguardo si posò con aria severa su Mattia per poi passare da un nipotino all'altro ma, colti di sorpresa, nessuno di loro osava sbilanciarsi con risposte affrettate. Ci fu un attimo di silenzio. Il vento sibilava fuori e perciò si sentiva soltanto il suo fischiare monotono e incessante.
"Il popolo dei grandi Lupi! " esclamò il nonno che tornò a scrutare il volto dei nipotini per cercare di carpirne i pensieri. La sorpresa sembrò grande a nonno Fernando che riprese il racconto con più entusiamo di prima.
Il popolo dei grandi lupi era diviso in branchi e ogni branco era capeggiato da un viceré. Al di sopra di tutti loro c'era il Re Lupo, ossia Re Ràmaris e la Regina Raggiodiluna, chiamata da tutti semplicemente Raluna.
Tra i due c'era grande intesa ed armonia... armonia che - sia ben chiaro! - veniva trasmessa ad ogni branco, ad ogni clan.

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