Ultimo capitolo (16).

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Io e Camila eravamo partite insieme ed eravamo arrivate a Washington. Insieme. Ero molto nervosa, le gambe non facevano altro che tremarmi, come le mani. Quando arrivammo davanti casa mia, trovai tutto uguale. -Va tutto bene, sta tranquilla, Lolo.- Mi sorrise Camila, per poi suonare il campanello. Io le feci un mezzo sorriso. Ad aprirci trovai mia madre. Rimase senza parole nel vedermi, forse non si aspettava che fossi cambiata così tanto. Piercing al naso, capelli neri, tatuaggio sul braccio, vestiti neri, trucco nero. Un po' dark e abbastanza diversa da quando me ne ero andata. Ero immobile. Camila, prese parola, per interrompere il silenzio. -Io...sono Camila.- Si presentò, stringendo la mano. -Ciao...Camila.- Rispose mia madre, rivolgendole lo sguardo. -E Dinah?- Chiese, rivolgendosi a me. -Camila è la mia ragazza.- risposi fredda. Rivolse di nuovo uno sguardo a Camila. -E' un piacere conoscerti.- finse un sorriso. Non so se accettassero la cosa o meno, nonostante siano passati tre anni. Ci lasciò entrare, la casa era proprio come la avevo lasciata, mentre squadravo ogni dettaglio per vedere cosa fosse cambiato, mia madre dal nulla mi abbracciò. -Mi sei mancata tanto.- Mi sussurrò. Io sorrisi, ricambiando l'abbraccio. -Dov'è papà?- Chiesi, quando lei interruppe l'abbraccio. Lei indicò la loro stanza da letto. Lentamente mi avvicinai alla porta e con attenzione entrai. -Non ti aspettavo.- Borbottò mio padre. -Sai quanto mi piace fare cose inaspettate.- Dissi, facendo un mezzo sorriso. -Con chi sei venuta? con quella leccafighe?- Borbottò, senza cambiare quell'espressione di odio nei miei confronti. -Con la mia ragazza, e a quanto pare, a te non frega un cazzo, se nonostante tu mi abbia cacciato da qui, tre anni fa, lasciandomi sola e senza niente, io ora sia qui, perché voglio lasciarti un ricordo di me, un qualcosa.- Dissi, offesa. -Non me ne frega un cazzo, esatto. Tanto l'unico ricordo di te, sarà la delusione. Sei diventata una lesbica del cazzo.- Borbottò. -Come hai saputo come stavo? ah giusto, tua madre...ti chiedo, ancora una volta di andar via, una figlia come te, non ce la voglio qua. Sei solo una delusione, per me, per tua madre, per tutti. Sul serio mi chiedo, perché io debba essere qui, in un letto, malato, mentre tu, lesbica, sei piena di vita.- Disse, con lo sguardo pieno d'odio. -Senti, fanculo.- Dissi, per poi uscire dalla camera. -Camz, andiamo via.- Dissi, quasi in lacrime. -Cosa? Perché?- Chiese, non capendo il perché della mia reazione. -Ti ho detto andiamo.- Le urlai. -Lauren, dove vai?- Chiese mia madre. Camila si avvicinò a me, ed io la presi per mano. -Quel tipo lì dentro.- dissi, indicando la porta della camera dove c'era mio padre. -Ha detto che non mi vuole qui, che devo andarmene e che sono solo una lesbica del cazzo, una delusione e che al suo posto dovrei starci io. Quindi, sapete una cosa? Io me ne vado, e se per essere felice, devo essere una lesbica del cazzo, una delusione e dovrei morire, non m'importa.- Sbraitai. Camila mi strinse la mano prima si uscire da lì. Ci allontanammo da lì e la portai al parchetto abbandonato dove andavo sempre da piccola. Continuavo a piangere, singhiozzando. Lei mi abbracciò. -Calmati, Laur. Andrà tutto bene. Mi dispiace per quello che è successo, ma ci sono io qui. Non sono un granché e me ne rendo conto, ma sono qui, per te. Oggi, domani, sempre. Io sono qui, e ti amo. Quindi, per favore, non star male per persone del genere, sono i tuoi genitori, ed è normale tu ci rimanga male, ma non ne vale la pena. Ci penso io a te adesso. Comunque andrà, siamo insieme. Non sarai mai sola.- Mi sussurrò ed io essendo appoggiata sul suo petto, sentivo il cuore batterle come non so cosa. -Grazie...io, Camz...non so cosa farei senza di te.- Le dissi. Lei si avvicinò al mio viso e mi baciò. -Ma non devi preoccuparti, perché tanto non starai mai senza di me.- Mi sorrise. -Io con te e tu con me, sempre. Nonostante tutto e tutti.- Continuò. Io la guardai e le sorrisi. Dopo tutto quello che mi era successo e che ci era successo, lei era sicuramente la cosa più bella che mi fosse mai successa.


- Spazio autrice.

Non è granché come finale, e forse non si può nemmeno definire tale.
Non so se ci sarà un sequel, anche perché non ho molte idee.
Grazie a tutti quelli che hanno seguito la storia, a chi ha votato e non.

Stanza 147. // CamrenLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora