Capitolo 29

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Può andarmi peggio di così?

Rilascio un respiro di stanchezza non appena mi rendo conto di aver finito di pulire tutte le stanze. La testa mi fa male, la schiena mi sta uccidendo e i piedi pure. In pratica, ho male dappertutto. Grazie a Dio ho solo da sistemare i libri sullo scaffale della biblioteca e da preparare la cena di Harry. Per poi andare finalmente a dormire.

Prima però ho concluso solo la metà delle mie faccende, basandomi sulla lista che Harry mi aveva dato. Assieme al lavoro, uno schiaffo mi si presentava sulla guancia ogniqualvolta che facevo qualcosa di sbagliato. Qualcosa come 'pulisci quello' o 'non lavare quello' ecc. Ormai la guancia non la sento più. La destra, soprattutto. Sono sicura che abbia un enorme livido.

Mi sto recando alla biblioteca quando mi imbatto in un piccolo specchio. Mi fermo nel corridoio, e mi chiedo se sia una buona idea dare un'occhiata o meno. Per vedere in che condizioni è la mia guancia. Tentare non nuoce. Mi avvicino allo specchio e mi guardo. La mia guancia è un miscuglio tra il nero e il blu. I miei occhi si riempiono di lacrime non appena rilascio un singhiozzo.

Sono inguardabile. La mia guancia ha un livido enorme, i capelli sono scompigliati e la schiena duole. Tutto mi fa male, sia fuori che dentro. Cerco di respirare correttamente quando inizio a sentirmi osservata. E' come se riuscissi a percepire lo sguardo di qualcuno proveniente dalla parte sinistra della mia tempia. Deglutisco e mi asciugo le lacrime. Non volendo sapere chi è, me ne vado. Mi affretto a raggiungere la biblioteca con la testa abbassata.

Apro la porta e la chiudo dietro me. Quando vedo la fila di libri che avrei dovuto rimettere al loro posto rilascio un sospiro di sollievo rendendomi conto che sono solo cinque. Prendo il primo libro e lo rimetto al suo posto.

Dopo sette minuti, arrivo all'ultimo. Lo prendo, leggo il titolo e il mio cuore sobbalza. Era "Il Grande Gatsby". Un ricordo di un Harry passato. Dolce e gentile. Premuroso. Mi ricordo ancora la storia che mi aveva raccontato. Me ne sono innamorata. La storia della sua vita e dei suoi amici. Una lacrima cerca di sfuggirmi dall'occhio ma io la trattengo.

Vorrei leggere il libro, ma non so se Harry mi avrebbe lasciato farlo. Cosi decido di non correre il rischio rimettendolo al suo posto. Sorrido quando mi rendo conto di aver finito con le mie faccende domestiche. Poi la mia felicità svanisce non appena realizzo di dover preparare la cena di Harry. Lascio la biblioteca, cammino al piano di sotto e mi reco verso la cucina. Non perdo tempo, decido di preparare delle fettuccine con pane all'aglio. Spero gli piacciano.

*Un'ora e trenta minuti dopo*

ho finito. Oh Dio, che buon profumino. Spero davvero che ad Harry piacciano. Riempio un bicchiere di vino, e con in mano entrambe le cose cammino verso il soggiorno. Come sempre, lo vedo seduto a capotavola. Con le mani incrociate sul tavolo, mi guarda con quell'espressione fredda. Proprio come la prima volta.

Guardo in basso non appena poggio il piatto e il bicchiere sul tavolo. "Si g-goda la cena, s-signore." Non dice niente, io esco dalla sala. Sento ancora il suo sguardo dietro non appena cammino verso la cucina. Non me la sento di mangiare in cucina, così mi verso del cibo e mi reco nella mia stanza al piano di sopra.

Apro la porta e cammino nella mia stanza. Una candela era accesa, assieme al chiaro della luna che penetrava dalla piccola finestra. Mi siedo sul letto a gambe incrociate e porto il piatto sul grembo. Inizio a mangiare la pasta e prendo un morso del pane all'aglio. Non era male, in realtà. Inizio a canticchiare, soddisfatta e mi guardo intorno alla stanza. Il muro di mattoni, l'armadio chiuso, la scrivania, e una porta che conduceva al bagno.

Dovrei decorarla, sapendo di doverci rimanere a vita. Se Harry me lo permetterà. Dopo quindici minuti, finisco il mio piatto. Sospiro e mi alzo dal letto, prendendo il mio piatto. Scendo le sale e mi reco in cucina. Vedo Harry, arrabbiato. Le sue braccia sono incrociate contro il petto e noto il suo piatto nel lavandino.

"Dov'eri?" Chiede freddo.

Sobbalzo sul mio posto. "E-ero nella mia stanza, s-signore."

Mormora in risposta. "Inizia a lavare." Annuisco non appena lascia la cucina. Rilascio un profondo respiro che stavo trattenendo da troppo. Lavo i nostri piatti, poi sento i lupi ululare assieme al fruscio del vento.

Predator (harry styles) TRADUZIONE La tua prossima ossessione. Scoprilo ora