VERONA 01 Giugno 2016
Era una giornata calda quando dietro al bancone di un bar in centro a Verona un ragazzo riceveva una telefonata che, non poteva ancora sapere, lo avrebbe trascinato in un vortice di emozioni complicate da gestire e spesso di decisioni difficili da prendere.
"Sona, buongiorno" rispose semplicemente pensando all'ennesima chiamata di un fornitore in ritardo per qualche consegna. L'estate del resto era sempre così e lui voleva solo sbrigarsi a chiudere le faccende per le quali era necessaria la sua presenza e pensare al viaggio che stava pregustato con la fiamma del momento. Ben 3 settimane lontano dal caldo veronese, dal suo bar, dai suoi amici. Soltanto lui, Juan e i suoi amici modelli stilisti e fotografi, un sogno chiamato Ibiza.
Era ancora immerso in quei pensieri quando una voce con un accento romano lo riportò alla realtà facendogli realizzare che dall'altra parte del telefono non c'era un fornitore.
"Può ripetere scusi? Non ho capito con chi sto parlando" disse spostandosi dal bancone al piccolo magazzino sul retro con lo scopo di porre maggiore attenzione alla conversazione.
"Ho capito ma io non ho inviato nessuna domanda per partecipare al vostro programma" cercava di rispondere all'insistenza della persona dall'altro capo del telefono, una certa Chiara.
"Qualcuno deve averlo fatto per lei, è interessato ad un provino oppure no?" fu la risposta secca, al limite dello scocciato.
Fece mente locale per qualche secondo ed il volto di Rosita fece capolino nella sua testa, l'avrebbe uccisa. Era certo che l'avrebbe uccisa ma adesso doveva rispondere all'interlocutrice spazientita.
"Va bene, quando? Dove?" aveva risposto senza riflettere; stava frequentando una persona seppur in maniera saltuaria e che, era certo, avrebbe portato solo a nuove esperienze ma di quelle che non hanno il sapore del futuro. Gli andava bene così pensava e ne era certo.
"Tra due giorni, venerdì 3 Giugno alle 08:30 presso gli studi Elios a Roma, palazzina 2. Chieda di Chiara" fu la risposta concisa della donna che in seguito chiuse la telefonata lasciando il ragazzo a fissare il telefono ormai muto che utilizzò per segnare l'appuntamento nelle note dell'agenda.
"Rosita..." un mormorio sommesso mentre scriveva un messaggio "STASERA ALLE 21.00 DA ME! PORTATI PAOLO!" bloccò il telefono e lo ripose nella tasca dei jeans chiari così da tornare al suo lavoro che lo avrebbe impegnato ancora diverse ore; l'estate era anche questo: coprire le ferie degli altri.
ANZIO 01 Giugno 2016
Era insostenibile stare a casa, era solo giugno ma sembrava Agosto. Un ragazzo moro era andato a trovare la famiglia per fuggire, almeno nell'unico giorno di riposo, dalla calura estiva romana e godersi un po' di mare. Era in spiaggia con la cognata e la nipote che urlava felice mentre faceva la spola tra l'ombrellone e l'acqua implorandolo di raggiungerla per giocare con lei.
"Ti vede sempre troppo poco, accontentala. Vai a fare i castelli di sabbia con lei!" non era un rimprovero quello della cognata, era una constatazione che però faceva male.
"Ho un giorno a settimana di riposo." rispose ma la verità non era quella, abitava a Roma ma Anzio non era così lontana da impedirgli visite più frequenti. Si morse il labbro, con lei non c'era bisogno di mentire stava insieme al fratello da quando erano due ragazzini: la conosceva da sempre.
"Lo sai benissimo perché non vengo spesso!" sentenziò alzandosi dall'asciugamano e raggiungendo la nipote per giocare con lei.
"Già, lo sappiamo tutti..." sospirò la cognata con un tono di voce talmente basso che fece fatica lei stessa a sentire le proprie parole. Rimase qualche istante a guardare la figlia felice di giocare con lo zio per poi stendersi al sole.
La mattinata passò in fretta tra bagni in mare e giochi. La bambina era instancabile, sembrava non voler smettere mai di correre, di nuotare e costruire improbabili castelli di sabbia che duravano pochi minuti perché troppo vicini alla riva. Lui guardava sua nipote e pensava alla sua vita nella quale sicuramente mancava qualcosa. Aveva 30 anni e non aveva mai amato, almeno non veramente. Non stava costruendo un futuro, stava semplicemente vivendo alla giornata. Tornò dalla cognata sedendosi sull'asciugamano accanto a lei.
"Tua figlia è meravigliosa. Sai che amo tutte le nipoti alla stessa maniera ma lei..." la frase lasciata a metà ad intendere tutto.
"Verrò più spesso a trovarvi." concluse pur sapendo che non era la verità ma con la speranza che un giorno lo sarebbe diventata.
"Il tuo telefono ha urlato quell'improbabile suoneria che ti ostini a lasciare. Dovresti vedere chi ti cercava così insistentemente invece di dire cose che sai non essere vere." gli disse la cognata indicando il telefono abbandonato sull'asciugamano e sullo schermo del quale erano segnalate 4 chiamate senza risposta.
"Mhh..." mugugnò prendendo il telefono ma con il pensiero altrove. Come diavolo faceva a scrutargli sempre nella testa ed a conoscere meglio di lui i suoi pensieri? Non lo sapeva, forse era davvero quel libro aperto che tutti dicevano essere.
"Non conosco questo numero; è di Roma. Non vorrei che fosse qualche rogna." rispose alla tacita domanda della cognata che sapeva essere curiosa bloccando il telefono e lasciandolo ricadere sull'asciugamano accanto a se.
"Non puoi saperlo, sempre negativo e pessimista! Magari è qualche spasimante" aveva risposto alzando gli occhi al cielo, lo conosceva non si concedeva mai neanche di sperare. Il mai una gioia come stile di vita.
Le note di "Vivere a colori" di Alessandra Amoroso risuonò nel caldo della spiaggia, il ragazzo prese di nuovo il telefono e puntò gli occhi sulla cognata.
"Lo stiamo per scoprire." disse semplicemente prima di cliccare sulla cornetta verde del suo I-phone.
"Ciao sono Mario e se tu sei la mia anima gemella dimmi dove sei e ti raggiungo." rise mentre la cognata scosse la testa e si lasciò andare sull'asciugamano mantenendo però lo sguardo sul ragazzo.
Dall'altra parte del telefono qualcuno rise. Mario mise la mano davanti alla cornetta mentre l'interlocutrice ancora rideva e si rivolse alla cognata: "Una donna, te l'avevo detto che erano rogne".
"Ci sei?" domandò Mario alla sconosciuta che dall'altra parte del telefono aveva appena smesso di ridere ma ancora non stava parlando.
"Scusami, ci sono. Non mi aspettavo una risposta di questo genere ma non ci sei neanche andato troppo lontano..." la donna fece una pausa per smettere definitivamente di ridere e tornare al tenore serio che doveva aver sin da subito quella telefonata, in fondo era il suo lavoro.
"Come scusa? Me stai a pià per culo?" domandò in romano Mario mentre picchiettava l'indice dalla mano destra sulla tempia come a voler indicare alla cognata che era al telefono con una pazza.
"Non ti sto prendendo in giro." disse la ragazza dall'altro capo del telefono cercando di non lasciarsi trascinare dal ragazzo in quello strano dialogo, non le era mai capitato. Spiegò velocemente quanto aveva da dire ed attese una risposta che non tardò ad arrivare e stavolta era meno spavalda di qualche istante prima.
"Sì certo, ho capito. Venerdì alle 08:30 chiedo di te, Margot. Studi Elios palazzina 4. Ho capito. Va bene. Grazie." disse quelle poche parole con il tono più serio che riuscì a trovare quindi concluse la chiamata e con aria inebetita si voltò verso la cognata.
"Ho un provino per Uomini e Donne ci crederesti?" la domanda retorica venne accolta dalla cognata che rise di una risata cristallina.
"Quindi Cip e Ciop e Dafne ti hanno convinto a scrivere la mail? Bravi, e bravo il mio cognatino preferito" sorrise lei "non dirlo a nessuno che sei il mio preferito, hai troppi fratelli per affrontarli tutti"
"Già, mi hanno convinto ma non credevo che..." non finì la frase, non ce n'era bisogno. Scrisse ai suoi coinquilini e Dafne che dovevano vedersi quella sera quindi lanciò il telefono nella borsa da mare e corse dalla nipote.
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Ti guardavo
FanfictionEra iniziato come una FF per ripercorrere il trono di Mario e Claudio. Poi il disastro, non so come andrà avanti.
