"Voglio quella spada!"

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Un ragazzo si alzò dal prato erboso su cui era sdraiato.
Era un bel ragazzo dai capelli rossi e gli occhi marroni. Molto giovane e con vestiti campagnoli tranne per il buffo cappello a punta che portava sulla testa e il mantello nero lungo completo di cappuccio.
Il ragazzo scese dalla collina e attraversò un campo completamente vuoto e senza un filo d'erba. Forse una volta c'era un villaggio lì.
Il ragazzo comunque superò quel posto disabitato e si diresse verso un piccolo villaggio popolato perlopiù da mercanti magici.
Sì, quel ragazzo era un mago.
Arrivato in quel villaggio si diresse verso una taverna e ordinò un Whisky Incendiario.
Se lui era vestito insolito, le persone di quel posto potevano fargli un baffo.
Quello "diverso" sembrava lui.
Il ragazzo chiese al proprietario: <<Mi scusi, lei saprebbe dirmi per caso dove si trova un tizio chiamato Lingua di Serpente?>>
Lo disse sussurrando ma a quel nome tutti smisero di fare quello che stavano facendo e si misero in ascolto.
Perfino quello con la fisarmonica smise di suonare per ascoltare meglio.
Il ragazzo si sentì osservato, e in effetti tutti lo stavano fissando.
<<Non che si chiami così ma da piccolo veniva chiamato in questo modo, quindi... non saprei magari viene chiamato così anche adesso... non so. Allora lo conosce?>>
Ma l'uomo continuava a guardarsi attorno cercando con lo sguardo qualcuno che gli suggerisse una risposta.
<<È una mia impressione o lei ha paura di me?>>, chiese il ragazzo con aria tonta.
L'uomo, ferito nell'orgoglio, gli urlò arrabbiato: <<Non di te idiota! Di lui.>>
<<Chi?>>
<<Di Lingua di Serpente, cretino!>>, gli urlò un tizio dietro seduto ad un tavolo e mezzo ubriaco.
<<Ah, allora lo conoscete. Sapreste dirmi dove trovarlo?>>
Il barista lo guardò meravigliato e subito dopo arrabbiato: <<Io non ti dico un bel niente! E comunque... Lui non vuole essere disturbato. Non perde tempo a parlare con gente del tuo livello!>>
<<Stiamo parlando della stessa persona, vero?>>, chiese stupidamente il ragazzo cercando di stuzzicare l'uomo.
<<Ma sei completamente scemo ragazzo? Fuori di qui! Sei bandito dalla mia taverna!>>
Il ragazzo lo guardò sorridendo e rispose: <<Io ho un nome. Mi chiamo Godric Grifondoro. Ricordatevelo! Perché sarò un grande mago e così potrete vantarvi con i vostri amici di aver conosciuto per primi il grande Godric Grifondoro!>>
Appena finito di parlare tutti scoppiarono in una fragorosa risata, tutti tranne un ragazzo seduto in un angolo buio a sorseggiare della semplice acqua.
Quattro di quelli che risero, compreso il proprietario, presero Godric e lo buttarono fuori dalla taverna.
Godric si rialzò dal terreno e notò davanti a lui un fabbro che stava forgiando una spada. Non era un mago ma un folletto.
Godric aspettò che finisse il lavoro.
La spada alla fine venne bellissima e tagliente. Ovviamente era anche magica. La cosa più bella era il fatto che l'elsa fosse tempestata di rubini rossi. Il colore preferito di Godric.
<<Voglio quella spada!>>, esclamò Godric al folletto che lo guardò male.
<<Non se ne parla!>>
<<Andiamo folletto! Arriviamo a un compromesso ti va?>>
<<Non scendo a compromessi con un mago!>>, rispose disgustato.
Poi però sembrò riflettere e dopo disse: <<Però... se mi desse la sua bacchetta... io a quel mago darei la mia spada.>>
<<Non se ne parla!>>, disse Godric furioso al solo pensiero che gliel'avesse chiesto, <<I folletti non devono possedere armi magiche e poi... è la bacchetta che rende un mago un VERO mago!>>
<<Allora la tua non vale granché!>>
<<Che vuoi dire?>>, chiese Godric arrabbiato.
<<Forse sarai anche un VERO mago, ma non sei di certo il MIGLIORE!>>
<<Co-Cosa? Che ne sai tu?! Non mi hai mai visto lottare!>>
<<Ma non ho visto nemmeno mai lui perdere!>>, disse indicando un ragazzo giovane appoggiato al muro esterno della taverna che stava seguendo la scena da molto.
Aveva i capelli neri e lisci, che gli arrivavano alle spalle.
Indossava un vestito elegante color smeraldo con sopra un mantello verde scuro con una pelliccia attorno alle spalle bianca. Una catena d'oro teneva unito il mantello, e due smeraldi tenevano attaccata la catena alle due parti del mantello.
Aveva un sorriso beffardo stampato in faccia e giocherellava con una mela rossa. Quando il folletto lo indicò, il ragazzo ampliò di più il sorriso e fece galleggiare la mela a mezz'aria dividendola poi in sei spicchi perfetti.
I suoi occhi verdi smeraldo scrutarono Godric dall'alto in basso.
Poi si avvicinò a loro, con gli spicchi della mela che lo seguivano dietro.
<<Buongiorno.>>, disse rivolto a Godric, aveva una voce calma e profonda, <<Ho sentito che mi stavate cercando.>>
<<Tu sei Lingua di Serpente?>>, chiese brusco Godric.
<<Sì, sono io. Mi avete trovato alla fine. Se posso permettermi, da quanto mi cercate? E perché, soprattutto.>>, aveva un comportamento regale, con le mani unite dietro la schiena, <<Non mi sembra di conoscervi, voi forse mi conoscete?>>
<<Più o meno. Ti conoscevo da bambino. Mi battevi sempre all'epoca.>>
<<Ne ho battuto tanti all'epoca!>>, disse ridendo subito dopo, una risata malvagia ma breve, <<Ovviamente ne batto tanti anche adesso, solo che... è difficile trovarne uno abbastanza coraggioso.>>
Gli occhi di Godric si illuminarono.
<<Tu cerchi uno sfidante coraggioso giusto?>>
Il ragazzo fece cenno con la testa di sì.
<<E tu saresti il migliore giusto?>>
<<Ovviamente.>>, rispose con un sorriso orgoglioso.
<<E va bene, allora sono pronto! Sfidiamoci!>>
<<Oh no, non si fa così. Io non combatto con gente inutile senza che mi venga dato qualcosa in cambio.>>
<<Non ho niente da darti!>>
<<Ma il folletto sì.>>, disse indicando la spada, <<Le spade non mi fanno impazzire ma questa è davvero bella. Chi la vince la ottiene. Ci stai?>>
<<Ma... è del folletto!>>
<<Hai qualcosa da ridire tu?>>, chiese il ragazzo in malo modo al folletto.
<<Assolutamente niente signore!>>, rispose il folletto inchinandosi e porgendogli la spada.
<<Aspetta!>>, esclamò Godric, <<Ma se il folletto già te la da così normalmente che senso ha lottare per essa?>>
<<Niente. Da solo senso a questa sfida per me. Se non ha senso per te non mi importa.>>
<<Dove l'hai messo il "voi"?>>, chiese Godric sorridendo come a prenderlo in giro.
<<Dovresti darlo tu a me, sciocco di un perdente!>>
<<Non ho ancora perso sbruffone! E comunque... è giusto presentarsi. Io sono Godric Grifondoro e tu?>>
Il ragazzo rise piano.
<<Come non lo sai? Tutto questo tempo per cercarmi e non sai neanche il mio nome?>>, rise ancora, ma più forte, <<Io sono il grande Salazar Serpeverde!>>

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